Suiseki
- Daniela Schifano
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Spirito Immortale

Era giugno del 2011, e la mostra annuale del Bonsai Club Castelli Romani venne ‘sigillata’ con la classica foto di gruppo.
Fu un'edizione della mostra di Frascati molto ben riuscita, per la presenza di Nicola "Kitora" Crivelli e di Luciana Queirolo, che diedero un apporto didattico importante. Sembrano parole di maniera, ma sentire e toccare con mano gli insegnamenti di due esperti di bonsai e suiseki che riuscirono ad integrare teoria e pratica fu una esperienza significativa, per la crescita del Club.
E a dimostrazione di quella particolare sintonia di cui fummo fortunati protagonisti, voglio raccontare una storia che parla sì di una pietra, ma anche di affiatamento, di collaborazione, di un cameratismo che spero si colga nei volti di quel gruppo di amici che si trovò a vivere per tre giorni immerso nella stessa passione e che ha trovato il modo di racchiudere quello ‘spirito’ in una pietra, diventata il “suiseki “ del club.

Quasi a ribadire la gradevolezza della esperienza, Luciana infatti ci volle regalare una pietra, dalle potenzialità non ancora del tutto espresse: stava a noi abbandonarla, o fare insieme il percorso che l’avrebbe fatta diventare un buon suiseki : una appropriata pulizia delle zone ancora sporche di terra, l’acquisizione di una buona patina, la costruzione di un daiza, la pianificazione di una esposizione. Il tempo a nostra disposizione non era poi molto...
Un'occasione infatti da non perdere era il Congresso dell’AIAS che si sarebbe svolta a Firenze, in settembre: il Bonsai Club Castelli Romani, socio AIAS, avrebbe avuto una sua pietra a rappresentarlo! La fase della pulizia fu relativamente semplice, ed occupò qualche incontro del club.
Fu volontariamente deciso di non pulire in modo esagerato la parte inferiore, lasciando la terra di degrado dello zoccolo, sia perché era molto dura, sia per evitare di alterare troppo una linea perimetrale che già presentava qualche problema costruttivo per il daiza. Già... il daiza... chi lo avrebbe potuto realizzare?
Sicuramente un amico, sicuramente un professionista del legno ed un appassionato del suiseki: Felice Colombari, socio AIAS e mio caro amico, accettò volentieri la sfida, e la pietra partì per Monza.

Come detto, la pietra presentava qualche difficoltà, non tanto sul fondo, sufficientemente piatto, quanto per la presenza di numerose rientranze, anche profonde, e per alcuni dislivelli proprio sul fronte.
Nella sequenza successiva, dall’archivio fotografico di Felice alcune fasi della lavorazione del daiza, che venne realizzato in mogano.
Dopo il primo scavo, effettuato con l’ausilio di un attrezzo professionale, che ha fresato restando leggermente all’interno del perimetro disegnato a matita, l’incavo viene poi perfezionato con un attento lavoro di rifinitura manuale, portandolo fino al margine reale. La pietra è incassata, si studia il posizionamento dei piedini, che dovrebbero essere intagliati nei punti di forza della pietra, dove essa va a sporgere.
A volte, però, è necessario fare alcune valutazioni, quando ad esempio seguendo questa impostazione di base ci si rende conto che i piedini sono troppi e troppo vicini tra di loro. Bisogna quindi semplificare e fare delle scelte.
Stabilite la posizione dei piedini, si procede all’abbassamento del muro, fino ad arrivare al risultato finale. Il legno segue ed accompagna i dislivelli della pietra, salendo e scendendo con precisione, come un vestito, come un guanto.



Aggiustamenti

Il Daiza

Aggiustamenti
Il Tavolino da esposizione
Nel frattempo, iniziava lo studio del tavolino da esposizione: anche in questo caso la scelta era semplice, chiesi la collaborazione di Sergio Biagi, che ancora oggi realizza i miei tavolini. Il progetto di un tavolo inizia sempre dalle stesse fasi: la proposta, da parte di Sergio, di alcuni modelli che si adattano alla pietra, la scelta da parte mia della tipologia che preferisco, il disegno tecnico dopo averne stabilito le misure, al fine di proporzionare ogni elemento costruttivo, piano di appoggio, gambe, elementi decorativi. Ed anche in questo caso il tempo era poco. Comunque, già a fine giugno la pietra tornò a Roma, con il suo daiza, e rispetto alle foto eseguite durante la lavorazione, si è assottigliato ed abbassato, al fine di alleggerirlo, ed i piedini sporgono meno.
Era possibile procedere con il tavolo... a parer mio, la pietra richiedeva un supporto più alto del solito, rispetto allo standard che in genere utilizzo per i suiseki. Ho potuto quindi valutare tipologie che in genere scartavo, e questa volta sono partita da un tavolo pubblicato in una rivista UBI (N. 54 di Giugno 2011, articolo di Massimo Bandera sui vasi per bonsai) che mi aveva colpito per le gambe che partono leggermente dall’interno del piano di appoggio e poi si vanno allargando, terminando con una lavorazione che viene chiamata ‘a zampa di gatto’. In generale, il tavolo sembra innalzare il soggetto esposto come su un vassoio, da offrire agli osservatori.



Questo il punto di partenza e con Sergio, poi, sono stati modificati alcuni particolari, al fine di alleggerire e personalizzare il tavolo. E’ stato tolto il fregio centrale ed è stato modificato il doppio piano, fino ad arrivare al disegno del progetto. Questa tipologia in genere non è mai alta meno di 25 cm, ma per questa pietra sarebbe risultato esagerato. Feci alcune prove, comunque, fino ad arrivare ad un'altezza di 20 cm, che fece sì che Sergio, giudicandolo troppo basso, battezzasse questo tavolo ‘Il Tarpone’... e così è rimasto ! Il piano è lungo 45 cm, e largo 33: ricordo che la pietra è lunga 23 e larga 23, alta 13 cm.
Così fummo pronti per presentare il suiseki ‘Spirito immortale’ alla mostra AIAS di Firenze, settembre 2011. L’esposizione venne pianificata in base agli insegnamenti della Scuola d’Arte Bonsai, di cui i soci del club seguono i corsi, quindi senza kakejiku e con la sola pianta di accompagnamento, scelta da Giuseppe Cordone, vice presidente del BCCR.
Nessun premio ma... tanta soddisfazione! E la vita espositiva di questa pietra non era ancora conclusa, perché nel Giugno del 2012, in occasione della Mostra ‘Città di Frascati’, ci fu di nuovo l’occasione di portarla in mostra, sempre con gli stessi criteri espositivi.
A Frascati, Giuseppe Cordone completò l'esposizione arricchendola con un suo bonsai di ginepro. Eravamo ansiosi di sentire il giudizio di Luciana Queirolo, nostra ospite come giudice anche quell’anno: "Amavo particolarmente questa pietra, quindi sono emozionata nel vederla finalmente come suiseki, con il suo daiza, inserita in una esposizione che la valorizza. Tutto mi parla di vento fresco : il tavolo alto, il ginepro che andrebbe forse ancora pinzato ma sembra comunque anche lui muoversi nella brezza. Bravi!". ll suiseki fu ritenuto meritevole della Targa ‘Bonsai & Suiseki Magazine’, che adesso ne racconta la storia.
Ecco, il progetto era completato: un gruppo di amici uniti da una passione, un atto di generosità, un incontrarsi di anno in anno per fare insieme un percorso condiviso. Questo è insito nel nome poetico dato alla pietra, uno spirito immortale che superi il tempo e lo spazio.
E siamo finalmente ad oggi il Bonsai Club Castelli Romani ha scelto di riproporre questa pietra al Congresso AIAS 2013, che si è tenuto a Pescia in Settembre. La realizzazione di un Catalogo del Congresso, infatti, ci ha fatto riflettere... sarebbe stata una splendida conclusione, vivere ancora una volta nelle pagine di un libro!




- Luciana Queirolo
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Suiseki, Forma & Colore

Il valore Estetico di una pietra da noi scelta e designata a divenire Suiseki
è strettamente legato all’analisi/considerazione di cinque elementi tra loro strettamente correlati:
la sua Forma (KATACHI), la Durezza (SHITSU, qualità del materiale), il suo Colore (IRO), la sua Superficie (HADA‐AI), e, da ultimo ma non meno importante, la sua Patina che, intesa come “Età ottenuta dalla Cura o Coltivazione”(JIDAI), decreta il raggiungimento dell’obbiettivo che ci siamo preposto: “fare di una pietra, un Suiseki”, appunto.

"Prima di tutto, è importante tener per vero, che il Suiseki é una forma d'arte puramente Giapponese sviluppata durante molte centinaia di anni da persone dal gusto raffinato e nella Comprensione profonda della natura" - Martin Pauli
La forma, che è l’aspetto esteriore della pietra e quindi ne determina l’interpretazione, è a sua volta condizionata dal materiale di cui la pietra è composta.
Più il materiale è di buona consistenza, più diventa difficile che si assoggetti alle vicissitudini ed al tempo, consentendo una modellazione dalla forma interessante; per la corretta valutazione di un suiseki diventa pertanto importante una buona conoscenza in petrografia.
Armonia ed Equilibrio, racchiusi in un Suiseki di durezza notevole e di forma notevole, fanno di una pietra un pezzo unico di valore.
Nell’Arte dell'Osservazione delle Pietre, è importante che la pietra abbia la capacità di evocare una scena naturale attraverso la sua forma ed il suo posizionamento, supportata dalla variabilità del materiale, del colore e della struttura di superficie.

1. Setagawa‐Ishi (67x32xh.19 cm)

2. Forma & Colore: Clorite ‐ Giappone

3. Sajigawa‐Ishi (30x20xh.14cm)

4. Setagawa‐Ishi (47x18xh.11cm) ‐ Pietra da Accarezzare: Il colore, in quanto tale, non è predominante rispetto alla forma, ma concorre in egual misura.
Associato alla forma, però, contraddistingue stili o tendenze, come vedremo.
.

5. Foto tratta da: "L'essenza delle Rocce" di Kauemon Ishii (pubblicazione 1966): Kyoto Tanba usukiishi (Usuki‐ishi: pietra mortaio.) "Come usuki‐ishi, viene considerata di buona qualità. Le linee taglienti si mescolano con quelli dolci, in modo da formare una serie complicata di montagne. Al fine di migliorarne la forma, alcuni ritocchi manuali son stati aggiunti."

6. ...Colori che armonizzano con le forme dalle linee orizzontali , che stimolano maggiormente alla meditazione, alla calma, richiamando il vuoto e riuscendo, passivamente, ad assorbire le emozioni.
La pietra giapponese od in stile giapponese (quando cioè il termine suiseki risulta etimologicamente corretto) ha fatto presa sul mondo Occidentale ed in un secondo tempo e con più forza, in Europa, indirizzandoci verso colori decisamente più scuri, sobri e misteriosi: dal nero al grigio, marroni, rossi, verdoni‐blu e porpora ma in tonalità spente.

7. Una Doha americana. Ricordo un detto, abbastanza noto, il quale recita: "Un bonsai può anche essere progettato dall'uomo, mentre "il punto di interesse" del suiseki deve essere scoperto."

8. Anche un insieme di più colori riceve molto apprezzamento quando rispecchia i colori di scenari naturali

9. Kamuitokan‐Ishi (28x17xh.7cm) Ecco che il colore diventa elemento in grado di sollecitare l’emotività legata alla capacità di suggestione


10,11. alla Mehinten 2009... Ecco che il suiseki non esclude toni più chiari, al contrario, enormemente apprezza le evocanti, calde o tenere sfumature delle stagioni

12. Mitsuminegawa‐Ishi: un colore chiaro e sfumato, abbinato a forme soavi, aiuta ad immaginare colline o montagne in lontananza.

13. Liguria: Colori chiari, che non escludano la presenza i fattori quali Durezza & Struttura (Shitsu), Kataki (Forma & Equilibrio) e, naturalmente,della Suggestione, come potere evocativo di luoghi e sentimenti.

14. Tenkai: Maguro‐ishi Jet‐black stone. "Il colore scuro non solo favorisce la concentrazione dello sguardo, ma soprattutto ricorda l’abisso del nulla, lo sfondo indeterminato da cui la pietra, come qualsiasi altro essere, deriva."

15. La storica “Kurokamiyma”. Secondo il mio sentire, una pietra totalmente nera non può dare il senso della lontananza, anche quando la forma la dovesse suggerire.

16. Kamogawa‐Ishi (32x21xh.14cm)

17. Sengen‐Ishi (39x21xh.12cm)
L'antropologo Edmund Carpenter (1922‐2011) scrisse che: "In Occidente, l'uomo percepisce gli oggetti, ma non gli spazi tra una cosa e l’altra. In Giappone, gli spazi vengono percepiti, e venerati come il MA, o intervento dell’ intervallo."

18. Kamuikotan‐Ishi (31x12xh9cm) "Chiaro su nero o su verde scuro, nel suiseki contribuisce a creare il senso di MA e del Notan (buio‐luce), dove gli spazi, positivi e negativi, creati sia per forma che per colore ( inclusioni di minerali), crea nell’osservatore una tensione visiva complessa."

19. Palombino risonante.

21. Kandinskij: "Il colore squillante ferisce a lungo l'occhio, come un acuto squillo di tromba ferisce l'orecchio. L'occhio diventa irrequieto, non riesce a fissarlo, e cerca profondità o riposo nel blu o nel verde.”

20. Vassily Kandinskij. Kandinskij, sempre in base alla teoria secondo la quale il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell'interiorità, descrive i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali.

22. "Alcuni colori hanno un aspetto ruvido, pungente..."

23. "...mentre altri sembrano così lisci e vellutati, che si ha voglia di accarezzarli (il blu oltremare scuro, il verde‐cromo, la lacca di garanza)". Kurama‐Ishi (43x18xh.12cm) (n.d.r.: ed è vero! A nulla può la ruvidezza della texture, di fronte ad una forma & colore sì mansueti)

24. Abegawa‐Ishi (19x11xh.14cm)

25. Coho‐Zan: Kandinskij scrive: "Anche la differenza tra toni caldi e freddi si fonda su queste sensazioni."

26. Setagawa‐Ishi (58x17xh.13cm) "Il grigio ed il verde, ugualmente statici, indicano quiete... ma nel verde è presente, seppur paralizzata, l'energia del giallo che lo fa variare verso tonalità più chiare o più fredde, facendogli recuperare vibrazione."

27. "Il marrone si ottiene mischiando il nero con il rosso; ma, essendo l'energia del rosso fortemente sorvegliata, ne consegue che esso risulti ottuso, duro, poco dinamico" (n.d.r.: in questo caso, risollevato da macchie di verde).

28. Taihu‐stone ‐ Kandinskij continua: "Il bianco è dato dalla somma di tutti i colori dell'iride, ma è un mondo in cui tutti questi colori sono scomparsi: di fatto, è un muro di silenzio assoluto. Interiormente, lo sentiamo come un non‐suono, anche se è un silenzio di nascita, ricco di potenzialità: è la pausa tra una battuta e l'altra di un'esecuzione musicale, che prelude ad altri suoni."

29. Kamogawa‐Ishi (22,5x10xh.13cm) "Il nero è mancanza di luce, è un non‐colore, è spento come un rogo arso completamente.È un silenzio di morte; è la pausa finale di un'esecuzione musicale"

30. Kifune‐Goshiki‐Ishi (30x15xh.12cm): "Tuttavia, a differenza del bianco (in cui il colore che vi sia contenuto rimane flebile) il nero fa risaltare qualsiasi colore."
Per Kandinsky, il colore è un mezzo per stimolare direttamente l'anima: egli amava dire che l'armonia dei colori è fondata su di un solo principio: l'efficace contatto con l'anima. Ma la rispondenza delle teorie di Kandinsky all’estetica del Suiseki non si ferma al colore: egli sottolinea anche l’imprescindibile legame tra colore e forma e voi potrete testare quanto da lui enunciato, riandando agli esempi fino ad ora mostrati, in gran parte provenienti da pubblicazioni della Nippon Suiseki Association e del nostro sensei Arishi‐ge Matzuura.
"La composizione pittorica è formata dal colore, che nonostante nella nostra mente sia senza limiti, nella realtà assume anche una forma. Colore e forma non possono esistere separatamente nella composizione.
E se un colore viene associato alla sua forma privilegiata, gli effetti e le emozioni che scaturiscono dai colori e dalla forma, vengono potenziati.

31, 32. L'effetto di risonanza è sottolineato da una determinata forma oppure attenuato da un'altra: i colori "acuti" hanno maggiore risonanza cromatica se contenuti in forme appuntite, mentre i colori "profondi" prediligono quelle "tondeggianti.”

Sempre rifacendosi all’Arte tradizionale oppure attuale del Suiseki Giapponese, risulta interessante sì la preferenza per i colori tranquilli ed oscuri, ma lo è altrettanto la considerazione del Bianco come Punto
Focale incluso nel contesto di una pietra, sia esso costituito da Calcite, Quarzo, Barite, Celestina etc...
Così, appaiono altrettanto interessanti i differenti (eppure a volte intersecantesi) rapporti tra Suiseki e Shangshi, la pietra cinese moderna. Essa si discosta dal classico Ghongshi o roccia dell’Erudito o Pietra dello Spirito, Scholars’ Rocks e va oltre alle quattro caratteristiche cinesi dello Shou, Zhou, Lou, e Tou (sottile ed elegante, texture,canali collegati tra loro, fori ed aperture) tipiche delle pietre verticali di Taihu, includendo i criteri giapponesi di “forma, colore, materiale e spirito” (in cinese: Xing, Zhi, Se, Shen)....
Ma per ora vi lascio qui; riprenderemo il discorso, se vi va. Alla prossima!
Luciana
© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Filippo Lanfranchi
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Il Pozzo dei Desideri

La mia nascita come suisekista è recentissima,
diciamo che sono ancora un suisekista in fasce, infatti mi sono avvicinato a quest’arte da meno di un anno. Inizialmente vedevo i suiseki come un possibile accompagnamento ai miei bonsai per arricchire maggiormente il tokonoma, poi ho iniziato a vederli non più come oggetti secondari e mi sono appassionato e avvicinato sempre di più a quest’arte giapponese che fonde assieme cultura e forza espressiva.
La cosa che mi affascina di più è cercare di ricreare attraverso l’esposizione un’immagine il più possibile naturale, ovvero qualcosa che non sia così lontano da una possibile scena nella quale ci possiamo imbattere facendo una passeggiata immersi nella natura.
Io e la mia pietra “il Pozzo dei desideri” ci siamo incontrati circa nove mesi fa, era una mattina fredda e mentre cercavo di svegliarmi con l’aiuto di un caffè l’ho vista, era posata non in riva ad un lago o ad un fiume, ma su un tavolo con il suo bel daiza, ed è stato amore a prima vista. Ho contattato colui che l’aveva raccolta, nonché mio mentore nell’arte del suiseki e dopo qualche giorno la pietra è diventata mia.

A me piace la sua forma che mi ispira sensazioni di calma e tranquillità, inoltre il suo colore così scuro e intenso e la superficie compatta mi hanno convinto che questo suiseki poteva essere apprezzato anche in una mostra. Nel 2012 mi sono iscritto all’AIAS, perché ritengo che far parte di una Associazione Nazionale possa contribuire alla mia crescita come suisekista, ed ho partecipato al Congresso a Firenze. Ho deciso che questa pietra potesse essere all’altezza della mostra e l’ho portata. Sono stato felice di questa esperienza ed ho ricevuto dei buoni apprezzamenti.
Ho deciso allora di portare la pietra alla Mostra Bonsai e Suiseki d’Autunno organizzata dal mio club l’Associazione Culturale Roma Bonsai presso la Città dei Ragazzi a Roma.

Quest’anno una sala della mostra è stata riservata ai suiseki e ne sono stati presentati molti ad un buon livello. Inaspettatamente sabato sera mentre cenavo mi è arrivata una telefonata che mi informava che la mia pietra aveva vinto il premio “Bonsai e Suiseki Magazine” come miglior suiseki.
E’ stata una soddisfazione molto grande per me, ricevere un premio prestigioso che mi incita a proseguire su questa strada.
Anche se il mio pregio non è stato assolutamente quello della scoperta nel vero senso della parola, ho avuto sicuramente il merito di averla notata, mostrata e cercato di accompagnarla nel modo giusto o perlomeno secondo il mio gusto.
La pietra lago detta mizutamari‐ishi mi ha sempre affascinato, mi hanno sempre colpito quelle pietre poste su un suiban con dentro un po’ di acqua che fanno immediatamente pensare alle sorgenti di montagna fresche, refrigeranti e forse è questo l’obiettivo di chi la espone specialmente se lo fa in un periodo caldo.
Visto che la pietra è stata esposta in autunno l’ho lasciata nel suo daiza ed ho completato l’esposizione utilizzando un tempai un po’ particolare che non seguiva le regole dell’esposizione classica ma che aveva soltanto l’obiettivo di richiamare un’immagine vista in un documentario qualche sera prima, che ricorda appunto gli uccelli acquatici che vivono vicino ai laghetti.
Insomma questa antica arte giapponese mi affascina e mi trasmette molta gioia e sono convinto di continuare a “coltivare” questa passione.
- Gian Luigi Enny
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Valutazione di un luogo di raccolta

Nella mia esperienza ho appreso che le pietre si possono trovare ovunque,
dai litorali marini, ai letti di torrenti in secca, oppure sui sentieri battuti di montagna, ma anche nei campi, valli e boschi, e volendo la lista è infinita.
Pensate che quando avevo ancora il mio cane Rocky durante le nostre uscite giornaliere qui in città, capitava spesso di imbattersi in vari lavori di scavo per la posa di nuove tubature o per l’ampliamento delle strade e proprio durante questi scavi sono riuscito a trovare alcuni pezzi singolari, a ogni buon conto, le migliori pietre si trovano in contesti e condizioni naturali ben più precisi che andremo ad analizzare.

Pietra raccolta in città durante la ristrutturazione di una strada
La Scelta
Nella scelta del luogo per la ricerca di pietre è importante conoscere alcuni particolari, per esempio se l'erosione del terreno è dovuta alle intense piogge, valutare anche zone sabbiose dove il vento è molto elevato, oppure luoghi in cui si trovano torrenti e orridi con acque in continuo movimento, ottime le onde dei laghi e dei mari che contribuisco no con il loro moto a modellare le pietre.
Lo sono anche i grandi fiumi che attraversano le nostre regioni portandosi appresso dai monti qualsiasi forma di detrito minerale, da non tralasciare ruscelli in secca, insomma non bisogna trascurare nulla, la nostra attenzione di raccoglitori di pietre come si sa è sempre attenta a qualsiasi occasione.


Giacopiane, famoso lago della Liguria dove si possono estrarre bellissimi suiseki
Consideriamo ora alcuni di questi luoghi in cui le pietre sono spesso trovate.
Volendo fare una specie di statistica personalmente metterei al primo posto come quantità di materiale e di ritrovamenti le montagne e le colline con le loro valli, in questi luoghi è facile trovare molte pietre di tutte le forme e tipologie minerarie.
Purtroppo il materiale raccolto in questi luoghi la maggior parte delle volte è semisommerso sotto il livello del terreno, quindi naturalmente bisognerà scavare con zappette e attrezzi per far leva sulle pietre da estrarre e, inevitabilmente gli esemplari recuperati la maggior parte delle volte saranno molto sporchi di fango con parecchie incrostazioni indesiderate, chiaramente una volta a casa per pulirle, olio di gomito amici!


Mani esperte mentre estraggono dal sottosuolo un futuro suiseki

Subito dopo metterei fiumi e torrenti, sulle loro rive il materiale che si può recuperare è tantissimo, con il vantaggio che questo è quasi sempre pulito, l’unico punto a sfavore rimane la difficoltà di trovare buone pietre con cime dalle forme montagnose, come sappiamo l’acqua e la sabbia che scorre con il tempo smussa le rocce.
Una volta arrivati nel punto in cui si desidera effettuare la ricerca delle pietre, prima di cominciare la raccolta si esplora parzialmente l’area per valutare più o meno la potenzialità del sito.
Si potrebbero quindi segnare i punti dove vengono individuate le probabili pietre da raccogliere con pezzetti di legno piantati nel terreno in modo ben visibile, oppure con un mucchietto di sassi.
Quando si rimuovono le pietre per valutarne la forma o per raccoglierle, è buona norma ricoprire il buco lasciato, in questo modo eventuali animaletti che hanno stabilito lì sotto la loro dimora, potranno continuare a beneficiare di quel riparo, questa è sopratutto un'intelligente pratica ecologica che mostra rispetto e gratitudine per i doni che la natura ci offre.


Grandi fiumi e torrenti di montagna
Rispetto dell'Ambiente

Altra cosa che io ritengo importante è il rispetto per il patrimonio demaniale e per quello privato, noi collezionisti di pietre dobbiamo ricordarci di usare la massima cortesia e rispetto, senza mai sconfinare in latifondi privati, tantomeno se recintati, è consigliabile onde evitare inutili e fastidiose discussioni chiedere sempre l’autorizzazione al proprietario del fondo prima di entrare, o all’ente che tutela la zona, una volta ottenuta, ricordiamoci di nuocere al terreno e alle colture il meno possibile evitando di lasciare buche sparse e resti di bivacco, solo così quelli che verranno dopo di noi potranno a loro volta ottenere il permesso per nuove raccolte.


- Gian Luigi Enny
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I Tesori del Po

E' una mattina di mezza estate, e i pioppi raccontano al Grande Fiume belle storie,
favole che sembrano vere, storie che sembrano favole. Così iniziava Giovannino Guareschi nel suo romanzo "Peppone e Don Camillo", ed è proprio questa piacevole sensazione che che io provo ogni volta che attraverso i pochi chilometri che mi separano per arrivare sulla sponda sinistra del fiume, tra Pavia e Piacenza.
Un tratto di sponda incorniciata da lunghe file di pioppi, tipici alberi di questo fiume che conosco molto bene per averlo frequentato fin da ragazzo, quando allora ci si poteva ancora balneare senza il rischio di pericolosi inquinanti. Un tratto di riva che, nella bella stagione, con il fiume calmo e tranquillo, scopre bassi fondali che mettono in mostra piccoli tesori, dove l'appassionato come me di suiseki ricerca scrutando con occhio attento tra i ciottolami che l'acqua bassa lascia scoperti portandomi alla memoria antichi ricordi.


Basso fondale cosparso dalle pietre trasportate dalla corrente
Ricordo benissimo che tra noi ragazzi si sceglievano sassi di forma regolare e che scagliavamo sul pelo dell'acqua per ottenere raffinati "rimbalzelli", secondo una tradizione oramai consolidata dai ragazzi più anziani di noi. Giocando a quel gioco con mio fratello, divenni io stesso accorto nel reperire le pietre più piatte e lisce, che sarebbero guizzate con molti salti sull'acqua. Così facendo mi accorgevo degli altri sassi, delle loro forme e dei loro colori, e notavo che altri ragazzi li cercavano e li raccoglievano, quasi fossero gemme preziose. Ciottoli colorati e levigati dal continuo scorrere dell'acqua. ben presto e ancora di più dopo, mi lascia convincere dall'intrinseca bellezza della materia, così suddivisa e frammentata in una miriade di varianti, colori e forme, in infiniti micromondi.
Fu così che scoprii gradualmente l'intrigante fascino e la poesia dei ciottoli, e col tempo imparai a leggere nelle tessiture di ognuno di quei sassi l'opera congiunta delle straordinarie forze che trasformano l'energia in materia e che, in un processo grandioso e dilazionato nel tempo, vengono trasformati in figure e forme che gli appassionati di suiseki conoscono molto bene.
Nonostante sappia poco della cultura orientale, credo invece di riuscire abbastanza a comprendere il significato dei giardini di pietra che i giapponesi "coltivano" all'interno della loro casa come opportunità di elevazione spirituale.

Ricercata forma di montagna, pietra trovata sulla riva del fiume Po nell’estate del 2003

Biseki

Infatti molte pietre che il Grande Fiume mi ha regalato, fanno bella mostra in molti giardini giapponesi che ho realizzato, e non mi stancherò mai di ringraziare questo "Grande Vecchio" con un briciolo di nostalgia per avermi fatto conoscere i suoi tesori e paer avermi fatto passare meravigliosi momenti in gioventù.
< - Suiseki rinvenuti sulle rive del Po ->


Molte di queste pietre raccolte sul Grande Fiume saranno usate per arredare giardini giapponesi

Pietre utilizzate per giardini zen
In questo articolo sono presentate pietre con e senza daiza, molte raccolte anni fa, altre più recenti, tutte pietre che il Po con il suo scorrere per arrivare al mare ha trascinato depositandole sulla riva come se volesse farmene dono.





La ricerca di pietre sul Po a volte da risultati sorprendenti, queste fanno parte della mia collezione di arenarie
