Suiseki

Suiseki

Suiseki, Forma & Colore

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Il valore Estetico di una pietra da noi scelta e designata a divenire Suiseki 

è strettamente legato all’analisi/considerazione di cinque elementi tra loro strettamente correlati:

la sua Forma (KATACHI), la Durezza (SHITSU, qualità del materiale), il suo Colore (IRO), la sua Superficie (HADA‐AI), e, da ultimo ma non meno importante, la sua Patina che, intesa come “Età ottenuta dalla Cura o Coltivazione”(JIDAI), decreta il raggiungimento dell’obbiettivo che ci siamo preposto: “fare di una pietra, un Suiseki”, appunto.

"Prima di tutto, è importante tener per vero, che il Suiseki é una forma d'arte puramente Giapponese sviluppata durante molte centinaia di anni da persone dal gusto raffinato e nella Comprensione profonda della natura" - Martin Pauli

La forma, che è l’aspetto esteriore della pietra e quindi ne determina l’interpretazione, è a sua volta condizionata dal materiale di cui la pietra è composta.
Più il materiale è di buona consistenza, più diventa difficile che si assoggetti alle vicissitudini ed al tempo, consentendo una modellazione dalla forma interessante; per la corretta valutazione di un suiseki diventa pertanto importante una buona conoscenza in petrografia.
Armonia ed Equilibrio, racchiusi in un Suiseki di durezza notevole e di forma notevole, fanno di una pietra un pezzo unico di valore.
Nell’Arte dell'Osservazione delle Pietre, è importante che la pietra abbia la capacità di evocare una scena naturale attraverso la sua forma ed il suo posizionamento, supportata dalla variabilità del materiale, del colore e della struttura di superficie.

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1. Setagawa‐Ishi (67x32xh.19 cm)

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2. Forma & Colore: Clorite ‐ Giappone

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3. Sajigawa‐Ishi (30x20xh.14cm)

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4. Setagawa‐Ishi (47x18xh.11cm) ‐ Pietra da Accarezzare: Il colore, in quanto tale, non è predominante rispetto alla forma, ma concorre in egual misura.


Associato alla forma, però, contraddistingue stili o tendenze, come vedremo.
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5. Foto tratta da: "L'essenza delle Rocce" di Kauemon Ishii (pubblicazione 1966): Kyoto Tanba usukiishi (Usuki‐ishi: pietra mortaio.) "Come usuki‐ishi, viene considerata di buona qualità. Le linee taglienti si mescolano con quelli dolci, in modo da formare una serie complicata di montagne. Al fine di migliorarne la forma, alcuni ritocchi manuali son stati aggiunti."

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6. ...Colori che armonizzano con le forme dalle linee orizzontali , che stimolano maggiormente alla meditazione, alla calma, richiamando il vuoto e riuscendo, passivamente, ad assorbire le emozioni.


La pietra giapponese od in stile giapponese (quando cioè il termine suiseki risulta etimologicamente corretto) ha fatto presa sul mondo Occidentale ed in un secondo tempo e con più forza, in Europa, indirizzandoci verso colori decisamente più scuri, sobri e misteriosi: dal nero al grigio, marroni, rossi, verdoni‐blu e porpora ma in tonalità spente.

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7. Una Doha americana. Ricordo un detto, abbastanza noto, il quale recita: "Un bonsai può anche essere progettato dall'uomo, mentre "il punto di interesse" del suiseki deve essere scoperto."

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8. Anche un insieme di più colori riceve molto apprezzamento quando rispecchia i colori di scenari naturali

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9. Kamuitokan‐Ishi (28x17xh.7cm) Ecco che il colore diventa elemento in grado di sollecitare l’emotività legata alla capacità di suggestione

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10,11. alla Mehinten 2009... Ecco che il suiseki non esclude toni più chiari, al contrario, enormemente apprezza le evocanti, calde o tenere sfumature delle stagioni

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12. Mitsuminegawa‐Ishi: un colore chiaro e sfumato, abbinato a forme soavi, aiuta ad immaginare colline o montagne in lontananza.

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13. Liguria: Colori chiari, che non escludano la presenza i fattori quali Durezza & Struttura (Shitsu), Kataki (Forma & Equilibrio) e, naturalmente,della Suggestione, come potere evocativo di luoghi e sentimenti.

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14. Tenkai: Maguro‐ishi Jet‐black stone. "Il colore scuro non solo favorisce la concentrazione dello sguardo, ma soprattutto ricorda l’abisso del nulla, lo sfondo indeterminato da cui la pietra, come qualsiasi altro essere, deriva."

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15. La storica “Kurokamiyma”. Secondo il mio sentire, una pietra totalmente nera non può dare il senso della lontananza, anche quando la forma la dovesse suggerire.

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16. Kamogawa‐Ishi (32x21xh.14cm)

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17. Sengen‐Ishi (39x21xh.12cm)

L'antropologo Edmund Carpenter (1922‐2011) scrisse che: "In Occidente, l'uomo percepisce gli oggetti, ma non gli spazi tra una cosa e l’altra. In Giappone, gli spazi vengono percepiti, e venerati come il MA, o intervento dell’ intervallo."

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18. Kamuikotan‐Ishi (31x12xh9cm) "Chiaro su nero o su verde scuro, nel suiseki contribuisce a creare il senso di MA e del Notan (buio‐luce), dove gli spazi, positivi e negativi, creati sia per forma che per colore ( inclusioni di minerali), crea nell’osservatore una tensione visiva complessa."

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19. Palombino risonante.

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21. Kandinskij: "Il colore squillante ferisce a lungo l'occhio, come un acuto squillo di tromba ferisce l'orecchio. L'occhio diventa irrequieto, non riesce a fissarlo, e cerca profondità o riposo nel blu o nel verde.”

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20. Vassily Kandinskij. Kandinskij, sempre in base alla teoria secondo la quale il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell'interiorità, descrive i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali.

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22. "Alcuni colori hanno un aspetto ruvido, pungente..."

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23. "...mentre altri sembrano così lisci e vellutati, che si ha voglia di accarezzarli (il blu oltremare scuro, il verde‐cromo, la lacca di garanza)". Kurama‐Ishi (43x18xh.12cm) (n.d.r.: ed è vero! A nulla può la ruvidezza della texture, di fronte ad una forma & colore sì mansueti)

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24. Abegawa‐Ishi (19x11xh.14cm)

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25. Coho‐Zan: Kandinskij scrive: "Anche la differenza tra toni caldi e freddi si fonda su queste sensazioni."

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26. Setagawa‐Ishi (58x17xh.13cm) "Il grigio ed il verde, ugualmente statici, indicano quiete... ma nel verde è presente, seppur paralizzata, l'energia del giallo che lo fa variare verso tonalità più chiare o più fredde, facendogli recuperare vibrazione."

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27. "Il marrone si ottiene mischiando il nero con il rosso; ma, essendo l'energia del rosso fortemente sorvegliata, ne consegue che esso risulti ottuso, duro, poco dinamico" (n.d.r.: in questo caso, risollevato da macchie di verde).

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28. Taihu‐stone ‐ Kandinskij continua: "Il bianco è dato dalla somma di tutti i colori dell'iride, ma è un mondo in cui tutti questi colori sono scomparsi: di fatto, è un muro di silenzio assoluto. Interiormente, lo sentiamo come un non‐suono, anche se è un silenzio di nascita, ricco di potenzialità: è la pausa tra una battuta e l'altra di un'esecuzione musicale, che prelude ad altri suoni."

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29. Kamogawa‐Ishi (22,5x10xh.13cm) "Il nero è mancanza di luce, è un non‐colore, è spento come un rogo arso completamente.È un silenzio di morte; è la pausa finale di un'esecuzione musicale"

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30. Kifune‐Goshiki‐Ishi (30x15xh.12cm): "Tuttavia, a differenza del bianco (in cui il colore che vi sia contenuto rimane flebile) il nero fa risaltare qualsiasi colore."

Per Kandinsky, il colore è un mezzo per stimolare direttamente l'anima: egli amava dire che l'armonia dei colori è fondata su di un solo principio: l'efficace contatto con l'anima. Ma la rispondenza delle teorie di Kandinsky all’estetica del Suiseki non si ferma al colore: egli sottolinea anche l’imprescindibile legame tra colore e forma e voi potrete testare quanto da lui enunciato, riandando agli esempi fino ad ora mostrati, in gran parte provenienti da pubblicazioni della Nippon Suiseki Association e del nostro sensei Arishi‐ge Matzuura.
"La composizione pittorica è formata dal colore, che nonostante nella nostra mente sia senza limiti, nella realtà assume anche una forma. Colore e forma non possono esistere separatamente nella composizione. E se un colore viene associato alla sua forma privilegiata, gli effetti e le emozioni che scaturiscono dai colori e dalla forma, vengono potenziati.

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31, 32. L'effetto di risonanza è sottolineato da una determinata forma oppure attenuato da un'altra: i colori "acuti" hanno maggiore risonanza cromatica se contenuti in forme appuntite, mentre i colori "profondi" prediligono quelle "tondeggianti.”

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Sempre rifacendosi all’Arte tradizionale oppure attuale del Suiseki Giapponese, risulta interessante sì la preferenza per i colori tranquilli ed oscuri, ma lo è altrettanto la considerazione del Bianco come Punto Focale incluso nel contesto di una pietra, sia esso costituito da Calcite, Quarzo, Barite, Celestina etc...

Così, appaiono altrettanto interessanti i differenti (eppure a volte intersecantesi) rapporti tra Suiseki e Shangshi, la pietra cinese moderna. Essa si discosta dal classico Ghongshi o roccia dell’Erudito o Pietra dello Spirito, Scholars’ Rocks e va oltre alle quattro caratteristiche cinesi dello Shou, Zhou, Lou, e Tou (sottile ed elegante, texture,canali collegati tra loro, fori ed aperture) tipiche delle pietre verticali di Taihu, includendo i criteri giapponesi di “forma, colore, materiale e spirito” (in cinese: Xing, Zhi, Se, Shen)....

Ma per ora vi lascio qui; riprenderemo il discorso, se vi va. Alla prossima!

Luciana

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