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Mederu

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Tradurre (dal latino tra‐ducere: condurre al di là) significa

trasporre in una lingua diversa una serie di parole che non sono soltanto “parole” ma contengono concetti spesso estranei alla lingua in cui si traduce. Questi concetti appaiono tanto più lontani quanto più lontana è la cultura della lingua dalla quale intendiamo tradurre.

"Lo scrittore che si sforza di sorvegliare le traduzioni dei suoi romanzi corre dietro alle innumerevoli parole come un pastore dietro a un gregge di pecore brade, triste figura ai propri occhi, ridicola agli occhi degli altri " Milan Kundera, L'arte del Romanzo, 1986

In questo caso parliamo della lingua giapponese, in cui il significato e il significante assumono un valore estetico totalmente estraneo a noi occidentali. I kanji, con i loro tratti “pittorici”, sembrano contenere un linguaggio segreto, qualcosa di inaccessibile anche quando riusciamo a coglierne il senso. In particolare, c’è una parola giapponese che sfugge a qualsiasi traduzione e comprensione: si tratta di mederu che vuol dire letteralmente “apprezzare le cose belle della natura”.

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Mederu, il cui suono sembra trasportarci già in una dimensione di calma e di contemplazione, racchiude tutta l’importanza che la natura riveste per i giapponesi. Viene subito in mente il rito annuale dell’hanami, durante il quale si contemplano i ciliegi in fiore; oppure l’autunnale momijigari i cui protagonisti sono i bellissimi aceri giapponesi.

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Come dimenticare, inoltre, l’incipit del “Makura no Soshi” (Note del Guanciale) di Sei Shōnagon: "L'aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne, sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallano snelle e leggere..." dove la natura, da sola, costituisce uno spettacolo d’insuperabile bellezza. Nessun traduttore, per quanto abile e fantasioso, riuscirà mai a trasporre in un’altra lingua questo concetto che è anche il segno dell’anima di un intero popolo.
Tuttavia, chi si è anche solo avvicinato alla sublime arte del bonsai, riesce a carpire il senso profondo di questo bellissimo verbo.
Piantare, coltivare, potare e veder crescere lentamente il proprio albero, significa sperimentare mederu e farne il motivo dominante del proprio lavoro certosino. L’estetica del bonsai, basata su asimmetrie e vuoti pieni di senso, è intrisa di mederu ed è, probabilmente, uno dei pochi canali che noi occidentali possiamo percorrere per comprendere questa misteriosa parola.
Ogni bonsaista, con la sua arte paziente, riesce a tradurre in un linguaggio non verbale questa incredibile parola e a rendere tangibile un concetto che, altrimenti, resterebbe per noi impenetrabile.

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