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Morbose fantasie

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La sensualità della Morte "Morbose fantasie" di Jun'Ichiro Tanizaki

Recensione di Annalisa Somma

Pochi scrittori, di qualunque epoca e latitudine, sono riusciti, al pari di Jun'Ichiro Tanizaki, ad esplorare il complesso rapporto tra eros e thanathos, mettendo in luce il caleidoscopio dei contradditori impulsi fisici e psicologici che conducono l'uomo a misurarsi pericolosamente col fascino dell'ignoto.
Ben lontano dalla grossolanità di buona parte della letteratura erotica, le opere dell'autore giapponese sono contrassegnate da una spiccata eleganza, presente perfino nei momenti più scabrosi, e da un'attenzione costante ai moti della psiche, che svela poco a poco le sue zone d'ombra e le sue perversioni.
Il breve romanzo Morbose fantasie non fa eccezione nella produzione di Tanizaki, ma anzi ne riconferma i tratti salienti. Qui un eccentrico personaggio, il ricco Sonomura, scopre per una serie di casi fortuiti l'insana passione di una misteriosa donna che uccide e poi fotografa i suoi amanti con l'aiuto di un complice. Takahashi, ultimo baluardo razionale della morigeratezza, tenta in tutti i modi di distogliere l'amico Sonomura dall'intento di smascherare l'assassina, ma in fin dei conti non puù - e dopotutto non vuole - sottrarsi al fascino perverso della storia.
Ciò è quanto accade anche al lettore, che ben presto è avvolto dalle spire voluttuose del racconto: pagina dopo pagina, si scoprono così i recessi dell'animo dei protagonisti e le zone d'ombra della propria personalità.

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