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L'arte del Bonsai

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Leggendo il libro "L'arte del bonsai" di Antonio Ricchiari

Riflessioni di Giovanni Genotti. Molti libri che trattano il bonsai sono una sequenza di fotografie che mostrano l’aspetto dell’albero in lavorazione scattate da diversi punti di vista, con parti o l’essenza stessa, completamente trasformate per giungere poi ad un bonsai estetico.

Essi esprimono e dimostrano la dominanza dell’uomo sulla natura, senza partecipazione. Il risultato delle dimostrazioni non corrisponde alla albericità propria delle essenze lavorate. Lo scopo di tali trattati è insegnare l’estetica che non è quella dell’albericità dell’albero ma sicuramente più facile da affrontare non essendo in discussione la personale espressione dell’essenza nel suo equilibrio di vita. Nel libro di Antonio Ricchiari invece traspare in ogni pagina il rispetto dell’albero, rispetto basato anche sulle conoscenze profonde delle origini e della spiritualità del bonsai che la cultura orientale gli ha dato e che quella occidentale ha interpretato. Antonio Ricchiari è l’unico che, come me, sostiene la naturalezza del bonsai legato all’armonia a cui tende la natura. Armonia che il bonsaista cerca di interpretare nel bonsai. Per poterla realizzare e trasmettere nell’educare il bonsai, Antonio indica come indispensabili le moderne conoscenze di coltivazione ed interventi tecnici basati su un buon approfondimento culturale. Tali argomenti nel libro si descrivono con prosa scorrevole e si presentano capolavori. Attraverso la lettura e l’osservazione traspare l’animo dell’uomo che diventa un tutt’uno con la natura intesa come equilibrio dell’espressione della vita che si trasforma e si realizza via via con il trascorrere del tempo. La scelta di fotografie delle più diverse piante educate a bonsai ci ricordano come ogni vegetale possiede le proprie bellezze e gli interventi tecnici descritti denunciano l’attenzione al naturale sviluppo dell’essenza. Gli argomenti si susseguono con ordine piacevolmente presentati e mai superficiali. Accanto agli indirizzi di centri commerciali, sempre rintracciabili nelle pubblicità, sarebbe stato utile conoscere quelli dei clubs di amatori. Inoltre il libro sarebbe stato maggiormente apprezzato se accanto alla presentazione dei bonsai dei centri commerciali fossero stati presenti collezioni di amatori (vi sono solo due visioni parziali del giardino di Genotti), collezioni che si trovano presso i soci di numerosi clubs e riflettono il bonsai attuale e reale dell’amatore; pertanto anche la collezione personale dell’autore sarebbe stata molto molto apprezzata non avendola mai riscontrata nei suoi numerosi scritti.

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