Haiku

Caterina Sale Haiku

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Sono Caterina Sale, volevo condividere i miei haiku con i lettori di Bonsai Suiseki Magazine

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Gracchiano i corvi-
cumuli di letame
sull'erba verde

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Fiocchi di neve
sul kimono di seta-
fiori di ghiaccio

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Petali bianchi -
un mandorlo innevato
scosso dal vento

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In pieno inverno -
avanza nella nebbia
la donna sola

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Muore una rosa -
nel bocciolo rimane
il suo profumo

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Corvi in raduno-
lo spaventapasseri
balla da solo

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Fredda stagione-
sulla tomba del cane
c'é l'erba verde

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Severa Disingrini

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Sono Severa Disingrini, scrivo haiku da circa 4 anni, la natura nella sua semplicità è la mia fonte di ispirazione...

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Nebbia e silenzio -
solo tonfo di remi
sul grande fiume

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Dopo la pioggia -
l’inchino di un iris
così elegante

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S’eclissa la luna -
s’alza dal pruno il canto
d’un usignolo

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L’ultima neve -
ancora immacolata
la valle in ombra

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Lo stesso ramo -
con le bacche i germogli
del biancospino

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Riprende fitta
la neve all’imbrunire -
si spezza un ramo

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Leggero il peso -
il vecchio albero spoglio
sorregge il cielo

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Seguono il vento
rami di tamerice -
senza un lamento

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Spettinandoli -
scioglie il nastro ai capelli
vento d’estate

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Rami fioriti -
dal vecchio muro
evade primavera

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Kyoko Bengala 

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Ringraziamo Kyoko per aver condiviso

con tutti gli amici di Bonsai Suiseki Magazine una selezione dei suoi haiku, oltre che per la sua preziosa collaborazione con il Magazine

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Cade la notte
il profumo del pruno
desta i rimpianti

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E' gia' autunno
Ci avevano avvisato
le foglie gialle

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Incerta Neve
Disorienti l'inverno
quando mi guardi

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Al crepuscolo
Brillano i gelsomini
come lampade

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E rimani li
a fissare la Neve
In cuore il gelo

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Un pescatore
La luna di montagna
riempie il fiume

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In questa serata di luna piena,
circondata da migliaia di stelle,
il pensiero s'alza verso l'azzurro
alto del cielo ed il suo ricordo
e' vivo in me,piu' vivo che mai.

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Anche i ricordi
con il vento arrivano
fiocchi di neve

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Mille bagliori
La neve nella mente
fotografavo

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Sponda d'un fiume
Nell'acqua si rinfresca
striscia di nebbia

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Rosea e' l'alba
Sospesa come un grillo
l'ultima neve

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Io sola qui
dentro il letto la luna
Iris di Neve

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S'alza la nebbia
E in quel fumo d'acqua
i pruni in fiore

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Sul nostro letto
di petali d'Iris blu
Luna di maggio

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Pianto d’autunno
Si libra libellula
sul crisantemo
(x Valeria)

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Sera d'autunno
È tornata a casa
solo la luna
(x Valeria)

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Dopo gli Iris
Di nuovo é autunno
dentro il fiume

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Tra i salici
Si schiudono i fiori
rossi dei peschi

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Filo di sole
Anche il gelsomino
per te e' fiorito

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Ero con Neve
Nei giorni che la vita
se ne andava

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Libellula oro
Attraversa in silenzio
la sala da tè

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Fischia il vento
Una nota d'autunno
dentro il flauto

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Fiore di Bambu'
Come un bianco loto
sboccia sul fiume

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Notte di Neve
Le mie stelle in cielo
ha cancellato


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Cielo e fiume
Sull'uno e sull'altro
brillano stelle


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Marina Bellini Haiku

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Piccola nota bibliografica, mi chiamo Marina Bellini, ho iniziato a scrivere haiku nel 2013, inizialmente pubblicando su gruppi social dedicati.

Mi piace prendere spunto dalla natura e dalle cose che mi circondano. Da qualche tempo sto scrivendo anche in inglese; alcuni dei miei haiku sono stati pubblicati su giornali online giapponesi, dove esiste sempre una pagina dedicata all’argomento sia in inglese che in giapponese.

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Cantate rane
troppa solitudine
sotto le stelle

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Battito lieve -
al vento di farfalla
si muove un fiore

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pioggia d'Aprile -
del tulipano ormai
solo gli stami

menzione d’onore al premio Basho 2015 

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Prato ingiallito -
sonnecchiando il cavallo
scaccia le mosche

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Le prime gocce -
la lepre a bordo strada
annusa l'aria

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Ad una ad una
s'adagiano sul fiume
foglie d'autunno

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Le prime stelle -
sul ciglio della strada
la neve grigia

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Meriggio afoso -
sul gradino sbeccato
un gatto dorme

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Qualche pensiero sull'Haiku

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Colgo questa occasione che mi viene offerta per dire alcune cose sulla poesia giapponese, e in particolare sull'haiku

per segnalare che nelle edizioni "La Vita Felice", è da qualche mese in libreria un bel cofanetto dal titolo "Capolavori della poesia giapponese". Contiene quattro piccoli volumi pubblicati a suo tempo, singolarmente, sempre dallo stesso editore.

Sono le poesie di Daigu Ryokan, di Kobayashi Issa, di Saigyo e di Matsuo Basho. Le prime tre raccolte curate da Luigi Soletta, missionario del P.I.M.E. in Giappone per quarant'anni, buon conoscitore della lingua e della cultura giapponese. La quarta ad opera della signora Muramatsu Mariko. Si tratta di lavori davvero preziosi, indispensabili per farsi un'dea del mondo poetico giapponese. Lavori dei quali dobbiamo ringraziare sia i curatori sia questa piccola ma interessante casa editrice che li ha pubblicati. Mi sento proprio di raccomandarli a tutti coloro che sentono la voglia di approfondire un po questi argomenti. 

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Torno però all'haiku, a questa particolare forma poetica di origine giapponese, argomento sul quale ho promesso di spendere qualche parola. Da tempo l'haiku è abbastanza conosciuto e diffuso in Occidente e lo è ormai molto anche nel nostro paese. Trenta o quaranta anni fa non era così. Non voglio dilungarmi sulla storia dell'haiku in occidente ma mi sembra doveroso ricordare che tra i primi a parlarne, negli anni cinquanta, furono gli autori americani della Beat Generation, in particolare Kerouac, Gary Snider e Ginsberg. Tra le opere di allora, oltre alle poesie, scritte direttamente nella forma dell'haiku o comunque con una forte ispirazione a questa forma.
Dicevo che l'haiku, come genere poetico, negli ultimi anni ha trovato molti estimatori anche nel nostro paese. Ne sono testimoni i numerosi libri pubblicati sull'argomento e ne è testimone anche il fatto che in molti hanno cominciato a cimentarsi nella composizione dei classici tre brevi versi, la forma ormai canonica nella quale, fatte salve rare eccezioni, le diciassette sillabe della tradizione giapponese (5 - 7 - 5) sono da sempre tradotte nelle diverse lingue occidentali. E' anche il caso di ricordare il romanzo "I vagabondi del Dharma" di Jack Kerouac, un romanzo che, oltre a raccontare l'incontro dell'autore con Gary Snider, cultore di poesia cinese e giapponese, narra anche del suo progressivo innamoramento per lo zen e per questo modo di fare poesia. Varrà la pena, a questo punto, di fare almeno un esempio, riportando un haiku di un classico autore giapponese (Matsuo Basho) nella versione giapponese in diciassette sillabe e nella traduzione in italiano nei tre brevi versi:

Mikazuki ni chi wa oboronari, sobabatake

Sotto una falce di luna
pallida è la terra
e bianchi i fiori di grano saraceno.

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Per la sua brevità e per la sua apparente semplicità l'haiku sembra proprio prestarsi particolarmente allo scrivere in versi. Poche righe per descrivere una bella luna o una stagione che cambia, giocando sulla ricerca delle parole e sulla loro collocazione all'interno dello schema dei tre brevi versi. Forse l'haiku si porta ancora dietro una specie di "peccato originale" che in qualche modo ancor oggi lo condiziona. Affonda infatti le sue radici in un certo manierismo poetico giapponese che, intorno al XVII secolo, sviluppò alcune forme di componimenti a catena scritti a più mani.

Come accade spesso per queste cose, all'interno delle corti nobiliari giapponesi dell'epoca, a turno, come in un gioco, ogni partecipante a questa sorta di componimento poetico collettivo proponeva i suoi versi secondo uno schema sillabico fisso. Prendeva spunto dai versi composti da chi lo aveva preceduto e ne veniva fuori una sorta di "catena poetica" che poteva durare all'infinito. 
Altra regola fissa del gioco, oltre al numero delle sillabe, era nel contenuto della composizione, sempre rigorosamente ispirato alla natura nelle varie stagioni dell'anno. Da un certo momento in avanti si fece strada l'idea che i brevi componimenti in diciassette sillabe che erano parte di queste lunghe composizioni chiamate "Rengaî", potessero vivere di vita propria, diventando essi stessi una poesia a sè stante. Era nato l'haiku.
E' in questo mondo poetico che, verso la seconda metà del XVII secolo, si affaccia sulla scena Matsuo Munefusa. In seguito si farà chiamare con il nome d'arte Basho per via di una pianta di banano (basho in lingua giapponese) che cresceva nel giardino della sua casa di Fukagawa ed alla quale era molto affezionato. Matsuo Basho, ritenuto ormai da tutti uno dei più grandi autori giapponesi, rappresenterà un punto di svolta nella poesia giapponese dell'epoca. Oltre ad essere considerato a tutti gli effetti il padre dell'haiku è anche, e giustamente, ritenuto colui che ha saputo rendergli spessore e dignità. Nella sua ricerca stilistica e letteraria cercò di liberare la poesia del suo tempo dalle stucchevoli preziosità che la appesantivano, per renderla ad una bellezza più sobria e pacata e per riportarla alla riscoperta della bellezza della quotidianità, come lui stesso amava dire.
Basho fu seguace dello Zen che lo ispirò nelle sue opere oltre che nello stile della sua vita, volutamente condotta in povertà e semplicità, alla ricerca dell'essenza delle cose. Di certo l'haiku poteva essere solo figlio del Giappone e della sua cultura. In uno dei suoi libri, Alan Watts, un filosofo americano legato alla Beat Generation, definì l'haiku "...un sasso lanciato nello stagno della mente di chi ascolta", volendone significare questa sua caratteristica di opera aperta che crea infinite vibrazioni nell'animo di chi lo accoglie.
Infatti, come tante altre espressioni artistiche della cultura giapponese, l'haiku tende a rappresentare una realtà ampia in pochi segni piuttosto che chiuderla, tentando di esaurirla in discorsi sempre più definiti. Allo stesso modo del sasso tirato nell'acqua che genera onde in cerchi sempre più ampi.

Antico stagno
Un tonfo d'una rana
Rumore d'acqua

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Naturalmente le corde del cuore possono vibrare con ampiezze diverse e a profondità diverse nella vita di ognuno, dipende da tante cose. Infatti, tanto per fare un altro esempio, è possibile passare sopra il famoso balzo della rana di Basho e trovare il tutto molto monotono: oppure è possibile vedere, su uno sfondo di silenzio immobile, il manifestarsi della vita. E' cogliere, in un balzo, il presente e l'eterno, il limite e l'infinito. O altro ancora, a ognuno secondo le proprie sensibilità.
Si possono trovare molte cose in un haiku. Ma è importante, e anche molto piacevole, lasciar andare ogni ansia interpretativa e sapersi semplicemente gustare líimmagine che ci viene suggerita. Basho stesso diceva che la sua poesia ha lo stesso valore di "una stufa d'estate o di un ventaglio in inverno", per dire che non c'è proprio nessuna finalità, nessun significato nascosto e nessuna verità ulteriore da trovare a tutti i costi. Questa idea di un valore aggiunto, di qualcosa che sta sotto, è spesso il vizio di una mente complicata che non riesce a cogliere con semplicità la bellezza delle cose.
Anche nella forma dell'haiku non c'è nessuna complicazione. In un suo saggio, il semiologo Roland Barthes scrive che la brevità dell'haiku non è formale: "non è un pensiero ricco ridotto ad una forma breve, ma un evento breve che trova tutto ad un tratto la sua forma esatta". Quasi in risposta ad Alan Watts, e nel solco della migliore tradizione zen, afferma inoltre che "la pietra della parola è stata gettata inutilmente, non ci sono onde nè colate di senso". Fantastico. Riporta alla mente la frase di un famoso maestro zen giapponese: "Ogni cosa canta la verità senza aggiungere nulla" (E. Doghen - Bendowa - Ed. Marietti).

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L'haiku nasce da un cuore profondo e non ostruito, un cuore che sa cogliere questa verità nella realtà semplice delle cose. E si presta per cantarla. Forse per questo lo sentiamo così vicino allo zen. Secondo la tradizione infatti, il Buddha, sul Picco dell'Avvoltoio, in assoluto silenzio mostrò semplicemente un fiore ai discepoli che si erano radunati per ascoltare le sue parole. Nessuno capì, tranne Makashapa che, per tutta risposta sorrise. A lui il Buddha affidò la continuità del suo insegnamento. Questa storia, semplice e poetica, racconta l'origine dello Zen.... forse racconta anche delle radici dell'haiku.

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