Giardini Giapponesi

Come creare raffinati giardini giapponesi

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Il giardino giapponese non è solo un luogo di riposo e di svago, ma è un ambiente quasi magico

che consente all’essere umano di raggiungere con la meditazione il contatto con le divinità e di pervenire alla purificazione e alla pace interiore

Questi giardini presentano caratteri del tutto eccezionali rispetto alla tipologia del giardino occidentale. Esso nasce agli inizi del V secolo d.C., importato dalla Cina e codificato in Giappone, si caratterizza per avere un'impronta di tipo paesaggistico, composto principalmente da piante, pietre e acqua, l’autore v’invita a scoprire come realizzare un giardino in stile nipponico, come svilupparlo al meglio e come mantenerlo con inclusi gli aspetti storico-filosofici. In questo manuale potrete trovare nozioni e consigli indispensabili in forma chiara ed essenziale sulle procedure per realizzare e mantenere senza difficoltà il vostro giardino in stile giapponese.

L’autore: Gian Luigi Enny è sempre stato fin da ragazzo un appassionato di botanica che coltiva tuttora insieme alla fotografia e all’amore per la montagna. A metà degli anni settanta scopre su una rivista straniera i “bonsai” e ne rimane colpito per la loro bellezza, fa subito delle ricerche ma con esito negativo: in Italia non erano ancora in commercio!

Finalmente dopo tre anni approda per caso in un vivaio dove si tenevano alcuni bonsai. Insieme ad altri appassionati fonda il primo club di bonsaisti. Nello stesso periodo partecipa ad incontri con maestri giapponesi , inevitabilmente con l’arte del bonsai scopre il fascino dei giardini nipponici che lo spingono a studi più approfonditi. Nel 1991 viene pubblicato dalla casa editrice il Castello il suo libro “ I nostri bonsai”, un manuale pratico per coltivare a bonsai essenze botaniche del clima italiano.

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In tutti questi anni ha acquisito la tecnica e l’esperienza realizzando parecchi giardini giapponesi, molti pubblicati in questo volume. Su richiesta collabora con riviste specializzate. Dal 1991 a oggi è presidente del Suiseki Bonsai Club di Melegnano dove insegna tecnica d’arte bonsai e tiene insegnamenti di come realizzare giardini giapponesi.

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Riflessioni d'Ottobre

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Chi cura un giardino nipponico in stile karesansui il più delle volte si trova davanti ad una semplicità minimalista

fatta esclusivamente di pietra e ghiaia e, il compito del curatore è di tracciare solchi con il rastrello o di raccogliere le foglie semplicemente perché questo è nell’ordine delle cose che vanno fatte, accettando a sua volta di far parte del vuoto entrando nello spirito della pietra

Concetti un po’ strampalati e ottusi che da centinaia d’anni gli orientali si dedicano, praticando quello che noi chiamiamo filosofia zen, riuscendo nella meditazione a portare il loro io alla scoperta della pace interiore, raggiungendo uno stadio che per la maggior parte di noi orientali troviamo impossibile ed a volte incomprensibile raggiungere.

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Apposito rastrello per la ghiaia

Personalmente credo che per raggiungere momenti di questa profonda ascesi si debba vivere per forza di cose in luoghi intimi e silenziosi, dove il culto e la fede possono impadronirsi di noi portandoci a raggiungere quel momento culminante chiamato “zen”.

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In meditazione di fronte a un giardino

Mi convinco sempre di più che nella nostra longitudine lontano da un modo di vivere e da una cultura diversa, senza la specifica preparazione di una guida spirituale, si cozza irreversibilmente in un mondo a noi sconosciuto.
Nonostante i miei inutili sforzi di comprendere i diversi punti interrogativi di questo modo di meditare, mi viene da pensare che, anch’io nel mio piccolo mondo racchiuso del mio giardino passo momenti di massima ricerca e di concentrazione, standomene seduto a osservare i vari elementi, dai vegetali ai minerali, o ai piccoli animaletti come farfalle, lucertole o una fila di formichine che vi dimorano e, inevitabilmente a volte “medito” cioè cerco di raggiungere una maggiore padronanza delle mia attività mentale.

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Ginepro in giardino

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Incomincio a elucubrare sulla conformazione rocciosa creatasi milioni di anni fa, quando all’inizio tutto la nostra terra era un magma liquido e incandescente, a temperature di oltre i 3000° mentre si mescolava sospinta da un’enorme pressione di migliaia e migliaia di tonnellate composta in prevalenza da minerali fusi, assumendo con il tempo e con le varie spinte magmatiche forme di monti e di avvallamenti. Continuo a immaginare questo enorme pentolone che con il passare degli anni tutto si raffredda lentamente assumendo diverse forme, questo complesso roccioso che viene martellato nei secoli da continue piogge e forte venti e come se non bastasse, disgregato da violenti terremoti e calamità naturali di ogni genere, portati poi dalle correnti dell’acqua a centinaia di chilometri, fino a quando una persona decide di raccogliere alcune di queste pietra per porle nel proprio giardino.

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Magma primordiale

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Complesso roccioso in un giardino karesansui

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Pino con radici immerse nella roccia

Ora io me ne sto qui a osservare queste pietre con tutti i loro anni, ricoperte dalla patina del tempo e cerco di immaginare quante cose hanno visto e se potessero parlare quante cose avrebbe da raccontarmi? Come se non bastasse continuo con la fantasia a immaginare un albero, alla sua forma, al suo modo di crescere, e soprattutto al suo complesso capillare di radici che, penetrando nel terreno vanno alla ricerca di nutrimento, composto prevalentemente dallo stesso minerale descritto poco fa.
Minerale che, in parte ridotto in microscopiche particelle, composte in maggioranza da azoto, fosforo, potassio e altri micro elementi sono diventati alimento indispensabile alla crescita di tutte le piante, e che, assorbiti dai capillari della pianta vengono trasportati, tramite la linfa ascendente fino alle foglie che, una volta esposte al sole, subiscono il processo di fotosintesi tramite il quale, in poche parole, la pianta riesce a trasformare grazie alla luce e al calore del sole il minerale inorganico in zuccheri, sostanza organica indispensabile per tutti gli essere viventi.

Un fenomeno che a pensarci bene ha quasi del miracoloso, non solo ma se pensiamo poi che gli animali che si nutrono dei vegetali a loro volta nutriranno altri mammiferi compreso l’uomo, possiamo quindi dire: che, tutti gli esseri viventi si nutrono alla fine di minerali elaborati, cioè di "pietra", praticamente dall’inizio di quest’articolo il cerchio si chiude. Sembra una storia un po’ romanzata ma che richiede una profonda meditazione, pensate solo all’incapacità dell’uomo che, nonostante la conoscenza e la sua tecnologia, non è ancora arrivato a tutto ciò.

Vi immaginate se l’essere umano riuscisse a trasformare come le piante i vari minerali in alimento organico? in questo modo praticamente verrebbe risolto la fame nel mondo, essendo il nostro pianeta composto in prevalenza da roccia e acqua.
Per concludere, forse non raggiungerò mai la concentrazione raggiunta durante la meditazione da un monaco buddista, ma questi concetti li ho capiti molto bene, standomene seduto di fronte al mio giardino secco un mattino di fine estate, mentre un tiepido sole mi accarezzava delicatamente.

Gian Luigi Enny

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Al tiepido sole di fine estate

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Arte e simbologia nel Giardino Giapponese

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Nella cultura nipponica il giardino non è solo un luogo di riposo e di svago,

ma un ambiente spirituale che consente all’uomo di entrare in contatto con le divinità e di raggiungere la purificazione. Ogni elemento pietra, acqua e vegetali, ha uno specifico ruolo, una simbologia e di conseguenza anche una precisa posizione...

Le scritte avvisano i visitatori che questo è un luogo di culto

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Il culto dei giardini

ha radici profonde in tutta l’Asia orientale e, in particolare, in Giappone. Secondo il credo scintoista tutti i componenti dell’ambiente naturale (alberi, rocce, animali, persone, fiumi, montagne) possiedono un’anima immortale e offrono spesso dimora a divinità o spiriti.
Il giardino giapponese, quindi, non è solo un luogo di riposo, di svago o di gradevoli bellezze, ma un ambiente magico che consente all’uomo di entrare in contatto con le divinità e di raggiungere la purificazione e la pace interiore. Come il giardino inglese, anche quello giapponese è un giardino naturale ma i giapponesi, diversamente dagli anglosassoni, hanno una concezione del giardino più filosofica e religiosa che ornamentale.
In un giardino giapponese la disposizione delle piante, delle rocce, dei camminamenti e delle strutture non è mai casuale, tutto è accuratamente studiato e progettato e il fine è quello di ottenere un ambiente dove ogni elemento è simbolico, riuscendo in questo utilizzando piccoli superfici di terreno, mentre per il giardino all’inglese tutto ciò diventa più problematico. Gli elementi basilari di ogni giardino giapponese sono: acqua, roccia e piante.
L'acqua significa vita, senza l'acqua una persona non può vivere.
L'acqua deve scorrere da est ad ovest, come il sorgere ed il tramontare del sole,anche in questo caso l’acqua può essere simbolica.
Per tale scopo vengono usate vasche in pietra riempite di acqua pulita.

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Vasca di pietra contenente acqua che simboleggia la vita

Il giardino deve essere verde tutto l'anno, sono ammesse alcune fioriture in primavera (es,azalea, rododendro, camelia...).
Le rocce insieme alla lampada e alla vasca formano un punto di pace nel giardino, la loro posizione é importante, la roccia deve dare l'impressione che sia lì da sempre, leggermente interrate e non semplicemente appoggiate.

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Azalee rododendri e camelie sono ben accette

Le rocce

Molti giardini giapponesi contengono nell’elemento strutturale roccioso, solido e persistente, il fondamento della loro composizione. In generale, il giapponese poco incline alla regolarità e alla simmetria, preferisce delle pietre che abbiano aspetto forma e colore naturali quindi non levigate artificialmente ma lavorate solo dai segni del tempo, dall’erosione dell’acqua e del vento in parte coperte di muschio e licheni che ne aumenti il wabi, cioè la patina dell’età considerata dai maestri giardinieri un valore aggiunto.
Per questo si devono scartare le pietre troppo regolari, quadrate o sferiche, o dai colori intensi. Il complesso roccioso deve garantire una sensazione di stabilità, imbrigliando la forza minerale, guidandola lungo una direzione prescelta dove si spinge ciascuna pietra ad esprimere pienamente la propria tensione e potenza.

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La forza e la potenza delle rocce imprimono vigore al giardino stesso

L’uso della pavimentazione in pietra risale al XV secolo ovvero alla nascita del giardino del tè ed alla necessità di permettere un comodo passaggio a quanti venivano invitati alle cerimonie scintoiste, questo impediva di rovinare la delicata superfici del giardino e ad evitare inoltre di bagnarsi i piedi.
Le pavimentazioni devono essere al tempo stesso funzionali e decorative, l’uso della pietra non deve comunque mai dare l’impressione di monotonia, regolarità e simmetria pur garantendo sempre l’aspetto funzionale.
Suggestiva è l’abitudine di bagnare, all’arrivo degli ospiti, le superfici dei percorsi in pietra sia per tenerle perfettamente pulite sia per trasmettere una patina di sottile freschezza al giardino.

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Pavimentazione in pietra

Le Piante

L’elemento vegetale pur essendo rivestito di un forte significato simbolico non è mai prevalente rispetto agli altri elementi costitutivi del giardino, ma insieme a questi, si integra per raggiungere la pienezza e l’armonia nella composizione.
Gli alberi e gli arbusti costituiscono sempre un insieme armonico dove una specie non prevale mai sull’altra anche se ad ognuna di esse sono state riservate cure particolari che ne hanno strutturato e scolpito la forma definitiva. Il concetto di controllo della natura da parte dell’uomo è fondamentale in un giardino giapponese dove l’intervento artificiale sulla forma e sulla crescita di ogni pianta non è visto come effetto della padronanza del giardiniere sulla natura, ma piuttosto come una sua cooperazione al raggiungimento della perfezione della forma insita in ogni elemento naturale.
La mano dell’uomo modifica la forma dell’albero già quando esso è piccolo per continuare poi sempre per tutta la durata della sua vita nel giardino, attraverso precise tecniche tramandate nei secoli, essenzialmente raggruppabili in interventi di potatura e legatura un po’ come avviene nell’educazione dei bonsai

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Gli alberi e gli arbusti costituiscono sempre un insieme armonico dove una specie non prevale mai sull’altra

Pertanto, ogni elemento disposto in un giardino di stile orientale rappresenta un significato simbolico, alcuni li ho accennati nei precedenti paragrafi, ma in quest’ultimo vorrei elencarli tutti assieme per permettervi di contemplare la filosofia Zen in tutta la sua essenza.

L'acqua simboleggia la vita.
Le pietre e le rocce rappresentano le montagne o isole e a volte possono assumere forme di animali marini.
I granelli di sabbia rastrellata rappresentano le onde del mare, mentre tutto il complesso vegetale assume come simbologia l'eden, la dimora degli dei.

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Ciò che caratterizza il giardino Giapponese

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Non esiste una definizione semplice di ciò che costituisce un giardino giapponese,

come non esiste un unico stile. Agli occhi occidentali, tre degli elementi più sorprendenti sono, le lanterne di pietra, la vasca per l’acqua o tsukubai e la ghiaia rastrellata con al loro interno rocce, ma questi componenti non sono sufficienti per fare un giardino in stile giapponese.

La composizione è importante in ogni giardino, ma ciò che distingue un giardino giapponese è il bel risultato ottenuto attraverso una miscela di piante sapientemente potate, sabbia, acqua e roccia. L'obiettivo non è semplicemente quello di ottenere un effetto estetico, ma trae la sua ispirazione dalle due religioni principali in Giappone: Shintoismo e Buddismo.

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Il bel risultato è ottenuto attraverso una miscela di vari elementi

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Utilizzo degli elementi nel giardino per rappresentare la visione buddista del paradiso

Ispirazione spirituale

Sin dall’antichità, i giapponesi hanno considerato i luoghi circondati da rocce come dimore degli dei, così pure come montagne, boschi e corsi d’acqua sono tradizionalmente considerati terra sacra. E’ in queste antiche credenze Shinto che l'origine creativa del giardinaggio giapponese si sviluppò.

Quando il buddismo per mezzo dei cinesi entrò in Giappone circa la metà del 6°secolo, portò nuove convenzioni intellettuali trovando la strada giusta nel design del giardino. Il primo di queste fu l'utilizzo dei giardini per rappresentare la visione buddista del paradiso. Poi, dopo il 14° secolo, la dottrina buddista zen dette luogo a uno dei concetti più importanti del giardinaggio giapponese, l'espressione simbolica di un universo intero in uno spazio limitato, in pratica un universo in miniatura. Vari dispositivi ingegnosi sono stati utilizzati per realizzare tali effetti, la ghiaia rastrellata a rappresentare un fiume o il mare, pietre con forme idonee a rappresentare isole o montagne e a volte animali e alberi in miniatura per rappresentare un'intera foresta.

I giardini nipponici acquistarono una delicatezza quasi pittorica nelle loro composizioni che dura ancora oggi, divenendo materia di osservazione e studio,innescando un concetto molto diverso dal giardinaggio occidentale, il quale cerca spesso di deliziare con una profusione di forme astratte e colori sgargianti.

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Antiche stampe giapponesi

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Quando la pace ritornò in Giappone nel tardo 16°secolo dopo molti anni di lotte interne, samurai e shogun famosi svilupparono il loro amore per l’arte attraverso la progettazione di giardini, costruendoli con rocce avente forme sorprendenti e utilizzando piante dalle sagome ricercate. Tali idee in seguito vennero ostentate dal grande maestro della cerimonia del tè, Sen no Rikyu, che ne cercò l'ispirazione per il suo giardino del tè (roji Niwa). Questo era simboleggiata attraverso elementi come pietre miliari, lanterne e vasche rigorosamente in pietra e alberi dalle fattezze sorprendenti.
Anche se ancora oggi,il design più sobrio sembra essere considerato da molti come il "vero spirito" dei giardini giapponesi, recenti esempi di stile più esuberante sono facili da trovare oggi in Giappone, in particolare nella cintura di insediamenti moderni attorno alle grandi città.

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Nuove concezioni di giardini in stile giapponese

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Shakkei

Utilizzo del panorama circostante come sfondo naturale. In seguito si diede vita a quella che oggi è considerato come uno degli elementi più importanti di un giardino giapponese :il shakkei o paesaggio preso a prestito.
Il concetto di natura, riprodotta in miniatura è stata interpretata nel corso dei secoli e inserita dai niwashi (maestri giardinieri) come concetto base nei progetti dei giardini nipponici, ed è per noi oramai naturale che la stessa natura debba essere usata dove è possibile,oppure usata inserendo nel progetto lontane colline, o paesaggi sullo sfondo e altre caratteristiche topografiche che vengono "prese a prestito" e integrati nella prospettiva del giardino. In questo modo il giardino e il panorama circostante sembrano diventare tutt'uno, grazie alla combinazione delle due cose abilmente progettate dal maestro giardiniere.

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“Shakkei” Paesaggio preso a prestito

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Consigli per la realizzazione di un piccolo giardino in stile orientale

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Diciamo subito che l’interesse per i giardini in stile orientale sopratutto giapponese si è sviluppato parecchio in questi ultimi anni,

molto spesso è dovuto alla volontà di portare un’atmosfera esotica nei nostri ambienti dovuto quasi sempre a un recente viaggio nel paese del sol levante, però non sempre è così...

Piuttosto per alcune persone è un tentativo di riappropriarsi di ritmi lenti e umani, di allontanare lo stress, sfruttando il senso di tranquillità, pace, immobilità e calma creata dal giardino giapponese, in cui la mente può abbandonarsi alla contemplazione e alla meditazione. Quindi se si desidera realizzare un giardino di questo tipo bisogna capire che nasce da una visione della natura molto diversa da quella dei popoli occidentali. L'essere umano tendenzialmente è portato a dominare tutto ciò che lo circonda, mentre nella dottrina e nella filosofia orientale esiste una trasmissione di sensazioni tra uomo ed elementi naturali, che consente loro di sviluppare un equilibrato rapporto d’armonia in cui l’uomo vive all'interno di ciò e, ne rispetta e cura le manifestazioni di vita.

Scopo di questa articolo è quello di dare la gioia e la soddisfazione a chiunque possieda un pezzo di terra, anche se di piccole dimensioni di progettare il proprio giardino orientale, naturalmente sarebbe opportuno nel limite del possibile seguire i consigli di un esperto. Un bel giardino non nasce per caso, è l'insieme armonico di tanti elementi descritti negli articoli precedenti, dalle siepi al prato, macchie di alberi e arbusti, rocce, lanterne, ghiaia, cancelli, recinzioni, pavimentazione di accesso, in alcuni casi anche muri e scale, non trascurando piccoli particolari come minuscole felci, muschi e licheni che si svilupperanno nell’arco degli anni dando all’intero complesso quel non so che di vissuto e sopra tutto rilassante. Creare un giardino vuol dire mettere insieme tutto ciò in modo gradevole esteticamente e in armonia con il luogo e con lo stile della casa, ma inanzi tutto dovrà essere quello spazio dove immergersi quando dentro di noi ci sarà bisogno di liberare la mente dallo stress accumulato dopo una lunga e faticosa giornata.

Quello che vi propongo con fotografie dei miei lavori è un idea di piccoli giardini in stile giapponese (tsuboniwa) adatti ai piccoli spazi, quasi sempre poco sfruttati, o situati in posti in cui non c’è molta luce ma principalmente al riparo dagli sguardi indiscreti, dove i muri e le siepi sono l'ideale per creare quell'atmosfera di pace interiore per staccare con l'esterno. Proprio le recinzioni di confine sono elementi architettonici importanti in quest’ambito, assumendo la valenza di quinte o scenografie che racchiudono la nostra quiete.

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Karesansui

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Piccoli giardini in stile giapponese(Tsuboniwa)

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Gli elementi indispensabili per la realizzazione di un piccolo giardino in stile orientale sono principalmente: I vegetali , accompagnati con pietre e ghiaia, simbolo di forza, di eternità e pace. Sono da preferire rocce con forma, colore e aspetto il più naturale possibile e di forma irregolare, levigate dal tempo e dagli agenti atmosferici, coperte, in parte dal muschio e licheni. Tutto questo mette in luce la passione dei giapponesi per tutto ciò che è vetusto, consumato dal tempo,che ricordi il Wabi-Sabi . Le pietre, sono raramente usate isolate, mai simmetriche, sempre conficcate in profondità nel terreno per assicurare stabilità, e di colore uniforme.

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La maggior parte delle specie vegetali è verde tutto l’anno, quindi grande spazio è riservato alle essenze sempreverdi, non alterate dai cambiamenti di stagione e associate ad un idea d’indistruttibilità. Da preferiti le essenze a crescita lenta. Le note di colore sono date dagli aceri giapponesi che, con le loro foglie coloreranno le varie stagioni e le fioriture primaverili di azalee e rododendri. Le piante che si utilizzano sono principalmente piante da mezz' ombra, l’orientamento dell’area dovrebbe quindi avere sole per una parte della giornata, ad esempio il mattino, ed ombra nelle ore più calde del giorno

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Tsuboniwa con pietre, piante sempreverdi e un coloratissimo acero

Tra i sempreverdi più adatti si potranno scegliere: il Pinus nigra e gli abeti nani, simboli d’eternità , il Pinus mugo o pino di montagna, le numerose varietà di Juniperus. Sempre adatte a un’atmosfera orientale ci sono anche: Buxus sempervirens, dalle piccole foglie verdi brillante e l’Ilex crenata, con piccole foglie ovali, lucide: il Taxus baccata,l' Euonymus japonicus e Ligustrum con foglie lucide variegate dal giallo dorato al crema, per dare una nota di colore in inverno. Alcune di queste piante, come i pini, i ginepri i Taxus insieme con il bosso e l’agrifoglio, possono essere allevati in forma di macro bonsai, che permette di avere piante con portamento a palchi.

Sono tutte piante che rispondono bene alle potature, dalla crescita lenta e resistenti ai freddi, molto adattabili, non richiedono particolari accorgimenti agronomici. Come ho già detto, altri arbusti sempreverdi consigliati possono essere - i Pieris japonica, i Rhododendron, le Azalee, questi con le loro fioriture, costituiscono l’unica nota fiorita del giardino giapponese insieme con la Camellia sasanqua, che fiorisce in autunno. Essenze meno consuete ma comunque adatte sono Nandina domestica, sempreverde dal portamento leggero, con bacche e foglie sfumate di rosso.

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Al nord è importante utilizzare vegetali resistenti al freddo

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Lampada giapponese

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