Giardini Giapponesi

Giardini Giapponesi

L'Elemento minerale nel giardino Nipponico

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Esistono numerose testimonianze riguardanti l’antichità della tradizione architettonica

dei giardini giapponesi riconosciuti come un fatto artistico ben definito e come tale legato a norme tecniche e principi espressivi che sono andati mutando nel corso della storia.

Molti giardini giapponesi contengono nell’elemento strutturale roccioso solido e persistente, il fondamento della loro composizione. In generale, il giapponese, poco incline alla regolarità e alla simmetria, preferisce delle pietre che abbiano aspetto, forma e colore naturali quindi non levigate artificialmente, ma lavorate solo dai segni del tempo, dall’erosione dell’acqua e del vento e nel limite del possibile coperte da muschio e licheni che ne aumenti la patina dell’età e il valore decorativo. Per questo si devono scartare le pietre troppo regolari, quadrate o sferiche, o quelle dai colori intensi. 

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Nel giardino ciascuna pietra ha sempre una funzione ben precisa, con un poco di fantasia immaginativa può servire a riprodurre una tartaruga, un airone o una nave, secondo i miti cari alla tradizione, può venire impiegata per costruire paesaggi in miniatura in cui si rappresentano monti, una cascata una spiaggia, un corso d’acqua.
Raramente le pietre vengono usate in modo isolato, ma di solito compaiono in gruppi dove il singolo componente non può essere omesso o rimosso senza distruggere l’armonia dell’intera creazione.

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Anche se apparentemente non sembra,ogni pietra ricopre una funzione ben precisa

Il complesso roccioso deve garantire una sensazione di stabilità ottenuta conficcando saldamente e profondamente ogni pietra nel terreno, nel rispetto del suo baricentro e dal lato da mostrare, grazie alle linee naturali mai uguali e combinate in prospettive diverse. Seguendo questi parametri compositivi si imbriglia la forza minerale guidandola lungo una direzione prescelta e si spinge ciascuna pietra ad esprimere pienamente la propria tensione e potenza.
Quasi tutti i giardini più antichi erano costituiti da un grande lago navigabile. Il "giardino-isola" era, infatti, una autentica espressione del tipico paesaggio costiero orientale.

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Nei secoli seguenti il lago, senza perdere la sua importanza compositiva fondamentale, rimpicciolisce progressivamente fino a raggiungere talvolta, anche le dimensioni di uno stagno molto ridotto.
Con l’avvento della filosofia Zen il lago scompare nella sua realtà fisica, ma rimane simboleggiato dalla sabbia il cui curato disegno allude al movimento dell’acqua.
Le isole rimangono come elemento compositivo sopratutto con l’avvento delle tecniche Zen di costruzione del giardino secco, dove l’acqua viene sostituita dalla sabbia e gli atolli sono realizzate con pietre di varie dimensioni, singole o in gruppo.

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Il curato disegno allude al movimento dell’acqua

La riprova della non necessità, a volte, dell’elemento acqua, si trova nelle realizzazioni del giardino Zen dove l’impostazione e la particolare forma delle pietre usate sono sufficienti a suggerire l’immagine e il carattere di un torrente.

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Un'altro elemento minerale, sono le vaschette di pietra che vennero introdotte nella tradizione del giardino durante le cerimonie del tè diventando così elementi irrinunciabili e caratteristici del suo arredo. Ne esistono di varie forme e di grandezze diverse, chiamate in giapponese Tsukubai, erano usate prima di accedere alla stanza del tè, oltre che dalla vaschetta vera e propria, il complesso veniva composto anche da un raggruppamento di rocce avente la funzione di appoggiare la lanterna e il mestolo di bambù per potersi inginocchiare e purificarsi le mani e la bocca prima della cerimonia.

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Pietre che rappresentano torrenti

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Tsukuba, usati anticamente per purificarsi le mani e la bocca prima della cerimonia del te

L’uso della pavimentazione in pietra risale al XVI secolo ovvero alla nascita del giardino del tè ed alla necessità di permettere un comodo passaggio a quanti venivano invitati per la cerimonia, evitando di rovinare le delicate superfici a muschio del giardino e di bagnarsi i piedi. Le pavimentazioni devono essere al tempo stesso funzionali e decorative. L’uso della pietra non deve comunque mai dare l’impressione di monotonia, regolarità e simmetria pur garantendo sempre l’aspetto funzionale.

Suggestiva è l’abitudine di bagnare all’arrivo degli ospiti, le superfici dei percorsi in pietra sia per tenerle perfettamente pulite sia per trasmettere una patina di sottile freschezza al giardino.

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Pavimentazione in pietra

Anche l’uso della lanterna in pietra nel giardino giapponese risale sempre nello stesso periodo dei giardini del tè nei quali ogni elemento anche artificiale doveva concorrere a rispettare l’eleganza e la fedeltà alla natura. La presenza della lanterna, fino ad allora elemento della dedizione religiosa dei templi, fu in primo luogo motivata da esigenze funzionali (esempio far luce al passaggio) e, in seguito, quasi esclusivamente da motivi di composizione e decorazione del giardino.

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Lampada in pietra

La sabbia fu introdotta nel giardino giapponese esclusivamente per motivi funzionali, specialmente nelle pavimentazioni dei sentieri onde evitare di infangarsi i piedi. Ad esempio nelle creazioni dei kerasansui o giardini di pietra, l’aspetto estetico si sovrappone a quello solo funzionale. Infatti nella filosofia Zen il "mare" di sabbia, ideale trasposizione dell’eternità, è l’elemento principale del giardino secco che , come simbolo della vita meditativa, si contrappone a quello roccioso, simbolo della vita terrena e materiale.

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Onde che si infrangono sulle rocce

Nella storia del giardino giapponese questa armonia compositiva a volte si è ottenuta anche senza l’apporto fisico dell’elemento vegetale che, come nei giardini Zen, è stato sovente soltanto evocato nella sua essenza dalla presenza di muschi o licheni sulle rocce adagiate nella sabbia, affidando al solo elemento minerale il compito di suscitare immagini e sensazioni emotive.

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