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Il rinvaso di un Bonsai

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La tecnica del rinvaso, correttamente applicata, ha un valore fondamentale nell’arte bonsai

sia dal lato della coltivazione, sia da quello della realizzazione del bonsai

Le finalità del rinvaso

1. Disposizione del ceppo radicale

II bonsai vive nello spazio delimitato di un piccolo vaso: in uno spazio di tempo da uno a tre anni le sue radici si sviluppano al punto di riempire il volume a disposizione. Quando questo accade gli elementi nutrizionali non riescono più ad essere assimilati e la pianta entra nella fase di deperimento, la terra del vaso diviene così consistente e compatta da impedire l’infiltrazione dell’acqua.
I bonsai giovani (una volta ogni due/tre anni) e quelli maturi (una volta ogni quattro/cinque anni) si rimuovono dal vaso per ordinare e spuntare l’apparato radicale e cambiare il terreno esaurito con un nuovo substrato.

2. Controllo della situazione delle radici

II rinvaso permette di valutare attentamente lo stato dell’apparato radicale. Se le radici sono sane e vigorose possiedono abbondanti radichette, ben ramificate, con una struttura capillare evidente. Durante il trapianto si possono scoprire eventuali attacchi di parassiti allo stato iniziale, ed è quindi possibile intervenire subito con gli opportuni presidi.
Nel corso dell’operazione si eliminano le radici non più attive o con segni di marcescenza, quelle fittonanti, e quelle troppo vecchie e poco efficienti, per facilitare la crescita di nuove radici capillari e quindi rinnovare l’apparato radicale, riuscendo ad avere di conseguenza una chioma sana e vigorosa. Se il trapianto è stato eseguito correttamente, l’albero può essere trapiantato ancora nello stesso vaso.

3. Cambio del vaso

Quando l’albero attraversa differenti livelli di formazione è il momento di cambiare il vaso, passando da un iniziale vaso da coltivazione a un primo contenitore bonsai sino ad arrivare al vaso armonicamente più adatto per la pianta matura.

4. Cambiamento della posizione nel vaso

Con il rinvaso è possibile cambiare la collocazione del bonsai nel vaso. Osservando accuratamente si può valutare una posizione nella quale il carattere del bonsai sarà meglio apprezzato.

I momenti del trapianto

La frequenza del rinvaso può variare in base alla specie, alle dimensioni del vaso, al tipo di terriccio utilizzato ed al vigore dell’albero. Indicativamente, le conifere in formazione si rinvasano ogni tre anni, mentre i bonsai ad un buon livello di realizzazione ogni quattro, cinque anni.
Per le caducifoglie il rinvaso si opera ogni due anni sugli alberi giovani e ogni tre quattro anni, sugli esemplari più maturi.
Considerando le stagioni come riferimenti, i periodi ideali sono inizio e primavera inoltrata e l’autunno, intorno alla settimana dell’equinozio.
Per i principianti con minore pratica è sempre consigliabile la primavera o la primavera inoltrata (secondo le specie).
Una certa diversità si riscontra anche tra le specie giovani in formazione e quelle mature e formate e fra le varie specie.
Per esempio il momento ideale del rinvaso del Kaki, si colloca fra agosto e settembre. Mentre l’acero palmato già strutturato si rinvaso preferibilmente all’inizio di giugno.

Come si rinvasa

Quando arriva il momento di rinvasare è bene annaffiare moderatamente per i due giorni precedenti l’operazione, in modo da lasciar asciugare la terra all’interno del vaso.
In questo modo si eviterà la rottura delle radici capillari per il peso della terra bagnata durante le operazioni di districamento del pane radicale.

vediamo nelle immagini successive la completa sequenza di un rinvaso spiegata passo a passo.

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Operazioni di preparazione, da effettuare prima di procedere con il rinvaso, per evitare che le radici rimangano esposte troppo tempo all’aria, con il rischio della disidratazione.
Ritagliare dei quadratini di retina di protezione contro gli insetti, corrispondenti al numero dei fori del vaso, sui quali saranno posizionati e fissate con cavallotti di filo d’alluminio a forma di “8”. Fissarli al vaso in modo che aderiscano bene.

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Attraverso i fori verranno fatti passare uno o più fili metallici (linee gialle) con lo scopo di ancorare la pianta al vaso. I fili, fatti passare fuori del vaso sotto la base, entreranno attraverso due fori e si fisseranno a grosse radici o, in mancanza, alla base del tronco.
In caso contrario la pianta tenderà a muoversi nel vaso traumatizzando le radichette o in caso estremo tenderà ad inclinarsi.

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Si tagliano i fili d’alluminio che legavano la pianta al vaso

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Se le radici sono fitte è difficile staccare il bonsai dal vaso. In questo caso bisogna staccarle delicatamente dalle pareti interne del vaso spingendo un falcetto intorno al ceppo.

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L’albero levato dal vaso va collocato su un piano o preferibilmente su un tavolino girevole, per districare tranquillamente le radici.

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Afferrando il bonsai dalla parte inferiore del tronco con una mano, in posizione inclinata, si rimuove con riguardo il terreno facendo attenzione a non rompere le radici più sottili.

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Di norma, in rapporto all’ intera massa di radici, si rimuove circa il 50-60% della vecchio terriccio, ma il rapporto differisce molto in base alla specie, all’età e alle condizione di realizzazione del bonsai. Se l’operazione si prolunga è opportuno mantenere umido il pane radicale con uno spruzzatore.

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Dopo aver districato le radici si tagliano quelle vigorosi e fittonanti lasciandone a sufficienza per assicurarsi l’efficienza dell’apparato radicale.

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Collocare sul fondo del vaso uno strato di inerti di buone dimensioni, per costituire lo strato di drenaggio (pomice, ghiaia, ecc.). Aggiungere, volendo, dei pezzetti di carbone di legna che, grazie al potere tampone molto elevato ristabiliscono eventuali variazioni di
pH all’interno del vaso.

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Al di sopra dello strato di drenaggio è collocato il substrato di coltivazione, in funzione alla grandezza del ceppo ed alla profondità del vaso.

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La corretta disposizione del bonsai nel vaso è molto importante, come il movimento del tronco fino all’apice e la distribuzione dei rami principali. Un’ altra questione rilevante è la posizione nel vaso. Non si posizioni il bonsai su una delle due linee mediane del vaso:
la pianta va in genere posta all’interno di uno dei rettangoli posteriori, formati dalle mezzerie, e angolata più a destra o a sinistra a in base ai suoi volumi.

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Una volta stabilita la giusta collocazione in vaso è necessario bloccare stabilmente il bonsai, facendo attenzione a non muoverlo nella fase del fissaggio. In questo caso, sono stati inseriti dei bastoncini di bambù nel pane radicale ai quali è stato fissato il filo di ancoraggio di alluminio.

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Quando l’albero è ben ancorato si può a poco a poco riempire il vaso di terra, facendo attenzione a far entrare í grani tra l’apparato radicale, in modo che non rimanga dell’aria tra le radici.

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Per fare entrare i grani di terra tra le radici occorre utilizzare dei bastoncini di bambù, da far ruotare gentilmente tra le radici. 

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Pressando lievemente le dita sulla terra ci si accerta che la terra sia ben assestata tra le radici e che non siano rimaste zone d’aria dentro il vaso.
Poi, con l’aiuto di una palettina, si livella la superficie del substrato: per un effetto naturale occorre tenere lievemente più elevata la la base del tronco in confronto al bordo del vaso. Per conservare in questa fase una maggiore umidità si può disporre sulla superficie dello sfagno sminuzzato in prossimità della base del tronco.

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Terminata l’operazione occorre annaffiare abbondantemente finché l’acqua non fuoriesca limpida dai fori di drenaggio. Questo serve ad eliminare completamente la polvere.

CURE POST RINVASO

Dopo il rinvaso è fondamentale che i bonsai rimangano ben riparati dal vento per lo meno per due settimane. In questo periodo è opportuno sistemare le piante all’ombra e in seguito a mezzombra. Dopo la prima annaffiatura, i bonsai vanno innaffiati come abitudine, quando il substrato si presenta asciutto, ciò nonostante per aiutare la ripresa è utile nebulizzare la chioma almeno una volta al giorno. Gli alberi rinvasati non vanno concimati fino a che le radici non riprendono pienamente la propria efficienza. Dopo quasi un mese, se i nuovi getti si sviluppano bene, di solito si possono riprendere le fertilizzazioni. In alternativa, se nelle proprie miscele è presente anche terreno universale o comunque sostanza organica, è possibile, nel breve periodo, ritardare l’apporto di concimi in quanto la pianta sfrutterà quanto messo a disposizione dal nuovo substrato.

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