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Bonsai di Ginepro

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La ragazza dei sette veli

La storia inizia in una fredda domenica mattina di Febbraio dell’anno scorso in quel di Prato nella nostra sede durante un Laboratorio della Bonsai Creativo School.

Fra le mani l’informe cespuglio di ginepro alla ricerca della forma nascosta. Quello che fin dall’inizio ha attirato l’occhio su questa pianta è stato il movimento del tronco, la presenza di uno shari naturale alla base che enfatizza la radice che esce
dal terreno e non meno importante il tipo di vegetazione che assomiglia in maniera incredibile a quella dell’itoigawa. La provenienza invece è italiana e si tratta di piante coltivate in piena terra per poi essere messe in vaso.

PRIMA OPERAZIONE : PULIZIA DELLA VEGETAZIONE

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Forbici alla mano, si iniziano ad eliminare i rami che sicuramente non potremo utilizzare successivamente, eliminiamo anche molta vegetazione alle ascelle dei rami, quella più debole o addirittura secca. 
Si passa alla corteccia eliminando le scaglie più grosse con un piccolo coltello facendole saltare per poi spazzolare l’intero tronco con spazzole d’ottone e plastica.
Oltre a rendere la corteccia di un bel colore marrone/rossiccio questa operazione aiuta ad individuare meglio la posizione e l’andamento dei fasci linfatici.
Piano piano la forma del tronco e dei rami principali diventano più leggibili permettendo una analisi della pianta più dettagliata.
La base presenta due curve molto pronunciata, una radice ormai secca esposta fuori dal terreno che ha provocato lo shari naturale visibile nella foto.
Salendo verso l’apice, dopo le prime due curve, troviamo un tratto diritto e cilindrico che interrompe il movimento della pianta ed al quale, in qualche modo, dovremo ovviare. 
La vegetazione è abbondante e permette molte possibilità nel progettare il futuro bonsai.
Dopo aver girato e rigirato la pianta più volte, inclinata in tutte le angolazioni la decisione è presa:

“Dovrà sembrare una ragazza che fa la danza del ventre, con sette veli che svolazzano nell’aria”.

Sotto la guida del nostro Maestro il progetto prende corpo: il ginepro ha una sua natura prettamente femminile che ricorda i movimenti sinuosi di una danzatrice del ventre, i futuri palchi dovranno “vestire” il tronco del ginepro, ma allo stesso tempo lasciar intravedere le curve ed i punti più interessanti dando, nell’insieme, una sensazione di leggerezza e la percezione del vento che passa attraverso e muove la vegetazione dei palchi. Il progetto è nato e addirittura autografato dal mitico Francesco Santini.

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Si eliminano ancora dei rami, si disegnano gli shari e si abbozzano i futuri jin con l'obiettivo di creare due vene ben distinte, ben gonfie e separate che salgono lungo il tronco, mantenendo così la sensazione di flessuosità del tronco, ma allo stesso tempo di vigoria e salute della pianta.
Per eseguire questa operazione sono stati utilizzati dei coltelli affilati, per incidere la legna viva senza effettuare lacerazioni e garantire una migliore cicatrizzazione, e sgorbie per ripulire la parte di legno secco scoperta.
Dopo la lavorazione degli shari è stata la volta del filo. I rami più grossi sono stati prima protetti con del nastro di gomma ricavato da camere d’aria per bicicletta, dopodiché è stata filata tutta la ramificazione fino ai rami più sottili.

Il tempo scorre, gli ultimi centimetri di filo arrivano a lambire i ciuffi verdi della vegetazione e finalmente si passa alla modellatura.
Seguendo il progetto iniziale siamo andati a riposizionare la ramificazione, aprendola a ventaglio, cercando di ricreare la struttura dei palchi che ci avrebbe consentito una più agevole impostazione dell'intera pianta.

Muovendo gli interi palchi ed accorciando la vegetazione, sostituendo gli apici dei singoli rami, abbiamo ricreato la struttura della pianta. Ad uno ad uno i “veli” vengono spiegati e posizionati in modo che la brezza possa passare fra un velo e l’altro muovendoli come leggere onde del mare. Come ultima operazione sono stati eliminati alcuni rami in eccesso.

AGOSTO

Sono passati sei mesi dalla prima impostazione di questo ginepro e devo dire che si è comportato veramente bene crescendo rigoglioso moltiplicando la vegetazione mantenendo la sua conformazione a squame, segnale inequivocabile che ha superato lo stress delle precedenti lavorazioni in modo positivo.
Per tutto questo periodo la pianta è stata in posizione soleggiata, senza alcuna somministrazione di concime, ma solo acidi umici e tanta acqua.
La decisione di eseguire una seconda impostazione della Ragazza dai Sette Veli nel mese di agosto è stata dettata dalla volontà e dalla necessità di eseguire il rinvaso della pianta nella prossima stagione – marzo/aprile – per cui è stato deciso di anticipare la questa seconda impostazione per dare il tempo alla pianta di superare lo stress e recuperare energie prima di sottoporla al rinvaso.
Dopotutto in questa fase non andremo a eseguire pieghe drastiche od altre lavorazioni particolarmente invadenti sul ginepro, ma ci limiteremo ad eliminare il filo vecchio che ha iniziato ad incidere i rami per sostituirlo con quello nuovo e riposizionare la ramificazione.
Prima di questa operazione, naturalmente, ho eseguito una nuova pulizia della vegetazione, in particolare accorciando e sostituendo gli apici per permettere l’infoltimento della vegetazione. 
Dopo due settimane di riposo in una posizione ombreggiata ma luminosa, la nostra Ragazza è stata rimessa nella sua posizione soleggiata e coccolata con acidi umici, nebulizzazione della chioma e tanta acqua.
A tutti noi volevo solo dire un'ultima cosa: a volte non servono piante "stratosferiche" e varietà "griffate" per passare una giornata gradevole, imparare tante cose e godersi una "creatura" che tutti giorni potrà allietare i nostri sensi. 

Questo, in particolare, per chi come noi ha appena iniziato e molte volte si trova in imbarazzo davanti a certe essenze che hanno prezzi proibitivi e per la paura di sbagliare ci blocca le mani e soprattutto il cervello.

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La Ragazza dei Sette Veli è stata acquistata in un vivaio locale ed è costata poco più di una pizza ed una birra.
Con questo non voglio fare del moralismo, ma credo che a volte sia utile stare con i piedi per terra.
Sicuramente non la vedrete mai ad una mostra UBI, ma io spero di continuarla a godermela ancora per tanti anni...

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