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TAXUS BACCATA - Progetto 1

Il bonsai preso in esame dai nostri Fantastici Quattro è, per questo primo progetto, un araki di tasso. Dalla sua raccolta le uniche operazioni svolte su questo esemplare sono state la capitozzatura per ridurne l'eccessiva iniziale altezza ed il rinvaso finalizzato alla graduale riduzione del pane radicale ed allo sviluppo di nuove radici.

Nebari



Per quanto riguarda la prima pianta da trasformare in bonsai credo sia di aiuto specificare che il lavoro da fare sarà lungo. In poche parole si tratta di decidere il fronte possibile, in questo caso quello dove si vede una grossa radice a sinistra che sporge, e togliere completamente i monconi di rami dritti in basso a sinistra ed a metà a destra. In queste zone andranno lasciati uno o due rami per formare i successivi palchi. per quanto riguarda l'apice anche questo dovrà essere selezionato cercando di spaziare bene i vari rami. Nel tasso è bene iniziare da subito a dare un movimento ed una direzione ai rami selezionati. Per aumentare velocemente il diametro dei rami si può lasciar crescere liberamente l'apice di ogni ramo. Per quanto riguarda la grossa e antiestetica radice si può iniziare ad incidere la parte superiore e con il tempo allargare il taglio per dividerla in due parti e diminuire l'impatto visivo. Durante i rinvasi di coltivazione si può mettere della plastica o una piastrella sotto le radici come si fa con gli aceri per far sviluppare una base più larga. Con le opportune concimazioni penso che in tre anni si potrà avere un discreto albero da lavorare.
Il tasso è un'essenza molto vigorosa, questo materiale ha moltissima vegetazione giovane. Da quello che si può dedurre dalle foto, si tratta di un materiale da vivaio, fatto ingrossare in campo e poi capitozzato. Avendo una vegetazione molto fitta si fa molta fatica a vedere la struttura del tronco. Con un po’ di fantasia immagino un tronco più o meno come quello che ho evidenziato in rosso nel primo disegno.
 

Disegno 1 Disegno 2

Nella creazione di un tasso bonsai è molto importante la lavorazione della legna secca. La legna secca rientra nella tipicità dell’essenza del tasso, ogni essenza, in natura e bonsai, ha una sua tipicità. Il ginepro chinensis, shinpaku, ha un secco molto tipico, contorto, a spirali e piatto. Guardando un dettaglio di legna secca, un occhio esperto, sa riconoscere subito a che essenza appartiene. I tassi in natura e di conseguenza in bonsai, non hanno quasi mai un comportamento contorto, la loro crescita è spesso dritta, nei parchi si sviluppa quasi a scopa rovesciata. Per la facilità con cui forma i polloni, spesso lo si trova in stile a ceppaia, quasi sempre con tronchi dritti. Il legno del tasso è molto duro, ma con il tempo tende a svuotarsi all’interno, tipico del tasso è perciò il sabamichi (tronco cavo).
 
Quando si analizza un materiale, la prima cosa che si cerca è il nebari. Il piede di questo tasso è abbastanza difettoso perché si sviluppa solo da un lato. Un nebari che si sviluppa solo da un lato non si presta alla formazione di un bonsai negli stili Chokkan (eretto formale) e Moyogi (eretto informale). Potrebbe andare bene per uno stile inclinato (shaka) o semi cascata (Han Kengai).

Disegno 2 - Si inclina il tronco leggermente verso sinistra per migliorare il nebari che formava uno scalino.


  Disegno 4   Dopo il nebari si analizza il tronco.  
Anche in questo caso ci troviamo con un tronco non molto conico, quindi dovremo cercare di dare conicità al tronco intervenendo sulla legna secca, ovvero creando delle parti secche, jin e shari dove il tronco è cilindrico. 

Disegno 3 - In arancione ho evidenziato quale sarà il movimento del fusto. L’apice verrà ricostruito con un ramo giovane. Le parti che non servono per la costruzione del tronco si lavorano a jin e shari, in questo modo cerchiamo di dare conicità ed un po’ di movimento al tronco.

Disegno 4 - Si selezionano i rami utili al disegno. Si selezionano le vene (se non già definite naturalmente). I tratti cilindrici verranno lavorati a legna secca, i monconi e il tronco principale verranno svuotati della parte centrale. Bisogna lavorare il secco in modo che sembri naturale e non artificioso. 
Disegno 3   Disegno 4    
       
Disegno 5   Disegno 6   Nello stile inclinato è importante che ci sia un ramo forte nella parte opposta alla direzione della pianta.

Il sashi-eda, il ramo principale che enfatizza la direzione, sarà il secondo ramo di sinistra. 
L’apice torna verso il centro per poi direzionarsi a sinistra.
Questo tasso avrà una direzione molto marcata, è importante che il flusso di energia che parte dal nebari verso l’apice, fluisca vero sinistra.
Nel limite del possibile bisognerebbe evitare una triangolarità della chioma. Nel bonsai sono molto importanti i vuoti e i pieni, come nella musica e nell’arte in generale.

Con essenze come il tasso, in pochi anni si possono ottenere degli ottimi risultati.

Vedrei bene una pianta di questo genere in un vaso rettangolare di questo tipo.
Disegno 5   Disegno 6  

Il piacere della progettazione

Senza dubbio è uno degli argomenti più stimolanti nella realizzazione di un bonsai : ipotizzare un progetto grafico che ci permetta di ottenere un albero il più evocativo possibile, partendo dal materiale che abbiamo a disposizione.

Prima di iniziare questa, spero , proficua collaborazione,  terrei ad esprimere una piccola considerazione personale  riguardo al mio modo di vedere ed intendere il bonsai…

Il bonsai per me è pura forma, a prescindere dal tipo di essenza  che mi trovo a lavorare. Talvolta può essere riduttivo, in termini di creatività e di espressione artistica, precludere  alcuni tipi di interpretazione solo perché poco conformi alle peculiarità del tipo di essenza.  Personalmente tendo a seguire quello che la forma suggerisce o lascia intuire.

Analisi obbiettiva/oggettiva del materiale

Taxus Baccata, probabilmente proveniente da raccolta in natura. Il soggetto appare in buone condizioni di salute, per quanto concerne il vigore e la qualità della vegetazione.

Osservando le foto che ritraggono il tronco, si evincono circa  quattro punti dai quali nascono  i rami. I rami stessi appaiono “giovani”  (emessi dopo potatura). Sembrano essere assenti vecchi rami aventi diametri significativi. Sulla lunghezza del tronco si “leggono” almeno due cambi di sezione significativi. Legna secca poco presente o almeno da creare tramite le consuete operazioni di jinning.

Se si esclude la base e parte del tachiagari  l’essenza non esprime molti altri punti focali che catturino lo sguardo dell’osservatore.

Alberi ed immaginario

Dopo aver osservato ed analizzato oggettivamente la pianta, la nostra mente inizia ad ipotizzare forme, soluzioni atte a trasformare il nostro araki in un bonsai con delle buone potenzialità. E’ buona norma, oltre che una ottimale forma di esercizio, provare a mettere su carta una o più soluzioni grafiche del nostro “albero immaginato”.

Ipotesi di progetto

Liberando la creatività e restando fedeli alle caratteristiche mostrate dall’albero ( il bonsai disegnato va poi realizzato!)  sono diverse le soluzioni che ne scaturiscono… Ne ho estrapolate due , molto diverse da loro..

Progetto 1Progetto A
 

Progetto A : da realizzarsi mantenendo quasi la totalità dell’araki: altezza del tronco originale, mantenendo tutti i punti di inserzione dei rami. Il risultato è quello di un vecchio albero, alto ed imponente, modellato dagli anni e dal continuo e leggero soffio del vento.


Progetto B:  Prevede un drastico cambio delle proporzioni. Pianta molto più bassa, chioma compatta, direzionalità e senso dinamico molto pronunciati.

Ad onor del vero non ho una netta preferenza tra le due soluzioni: ambedue rappresentano due valide alternative per poter interpretare un materiale di partenza povero, ma che se approcciato con il giusto sistema , può regalare delle belle soddisfazioni bonsaistiche.
Bonsai & Suiseki Magazine
Progetto B

Buon Bonsai

Roberto Raspanti

Analisi del materiale

Il tasso in questione è un materiale grezzo di notevoli dimensioni e in ottime condizioni di salute. Presenta un nebari molto piatto e allungato. Una caratteristica non certo perfetta che dovrà prevedere delle modifiche.

Il tronco appare dritto e senza movimenti particolari e con un portamento cilindrico. Solo nella parte alta sono presenti rami di discreta dimensione, anch’essi cilindrici, che possono rappresentare eventuali sostituzioni di apice.

La vegetazione ricca e abbondante è costituita da ramificazione veramente giovane e di diametro ridotto, non proporzionato alla dimensione del tronco.

Lavori preparatori

La prima cosa da fare è una pulizia e un’adeguata preparazione della pianta. Questa lavorazione consiste nel mettere in evidenza le caratteristiche della tasso che al momento sono nascoste come ritiri di linfa, eventuali jin o shari. Allo stesso tempo è consigliabile una pulizia della corteccia in modo da evidenziare il bel colore rosso tipico di questa essenza.

Il nebari potrebbe essere migliorato con la creazione di shari. A riguardo potrebbe essere utile studiare il percorso delle radici, la loro vigoria e l’eventuale loro eliminazione. Gli shari dovranno essere realizzati soprattutto sulla parte superiore del nebari (o delle radici) e in tutta la sua lunghezza in modo da rendere meno cilindrico il tutto. La legna secca potrà essere successivamente estesa anche lungo il tronco. Nella creazione degli shari  l’osservazione del fusto puo’ darci utili indicazioni sul dove realizzarli. Al tatto sarà possibile scoprire che il tronco non cresce uniformemente dritto e cilindrico ma presenta dei piccoli e impercettibili avvallamenti. Sarà in questi punti in cui andremo a incidere la corteccia. Altri shari potrebbero essere realizzati a partire dagli eventuali jin già presenti.

Cosi’ facendo diamo movimento a un tronco altrimenti dritto e cilindrico spezzandone la monotonia e andando a creare degli importanti punti focali.

Un altro passo prima della progettazione è lo sfoltimento della vegetazione. Si opera in modo oggettivo senza curarsi dell’eventuale progetto. Si eliminano i rami deboli e secchi, si lascia un solo ramo qualora in un punto ne nascessero più d’uno.

Dopo queste fasi è il momento della progettazione. Cosa possiamo realizzare con un materiale del genere?

Ad una prima valutazione, la soluzione più immediata potrebbe essere lo sfruttamento di quasi tutta l’altezza della pianta, cercando di distribuire la vegetazione in modo uniforme e radiale creando un bonsai in stile moyogi o inclinato. Questa soluzione per quanto corretta, dipenderebbe in modo sostanziale da tutto un’insieme di valutazioni riguardo alla posizione e grandezza degli shari, alla conicità e al movimento del tronco. In un certo senso sarebbe un’ottima soluzione solo se il lavoro sul tronco e sul nebari avesse risolto in modo sostanziale i difetti analizzati in precedenza (cilindricità, assenza di movimento, assenza di punti focali).

Il progetto

La soluzione che però vorrei proporre è invece una scelta molto drastica e mira all’eliminazione degli evidenti difetti presenti. È una soluzione che conferirebbe una nuova personalità al tronco e al risultato finale. Naturalmente è una proposta che si basa sulle foto e sulle poche informazioni a disposizione, e che vuole rappresentare solo un’alternativa a soluzione più immediate. La fattibilità del progetto deve in ogni caso essere valutata con l’osservazione reale e l’analisi della pianta.

Partiamo dal presupposto che il difetto principale della pianta è in un nebari lungo e sproporzionato e in un fusto cilindrico e senza punti di interesse particolare.

L’eliminazione di gran parte del tronco creerebbe una porzione di legno di generose dimensioni che lavorata potrebbe creare un vero punto focale. Inoltre ci sarebbero i presupposti per il ridimensionamento del nebari attraverso la riduzione del legno in eccesso.

Forse meglio delle parole può parlare il progetto stesso rimandando a dopo le spiegazioni per la sua realizzazione

Vediamo nei dettagli le motivazioni che mi hanno portato a una scelta del genere. Una prima considerazione è la possibilità di mettere a dimora questa pianta in un vaso adeguato. La presenza di lunghe radici legnose limita la grandezza nella scelta del vaso. Più radici vengono eliminate più sarà facile rinvasare la pianta in un piccolo recipiente. A questo scopo l’eliminazione di gran parte del legno e la successiva creazione della chioma con due/tre piccole vene comporta l’utilizzo di un pane radicale estremamente piccolo.
progetto

Una seconda motivazione è la scelta drastica di eliminare i punti deboli di questa pianta. Le parti troppo rigide e cilindriche (tronco e nebari) vengono completamente ridiscusse e rimodellate concependole come legna secca. Starà all’abilità del bonsaista creare conicità, profondità, ritmo e naturalezza dove prima non c’erano! Una bella sfida!

La drammaticità del legno secco non può che suggerire una modellatura della chioma in cui la natura ha dato la sua impronta. Personalmente non amo chiome centrate ed equilibrate su legni secchi particolarmente drammatici e contorti. Una natura così severa si riflette non solo sul disseccamento di grandi porzioni di legno ma anche su una struttura vegetativa molto squilibrata e ricca di linee di forza. In questo caso ho previsto una chioma fortemente verso sinistra. Se ci si immagina il vento che proviene dalla destra, non sarà difficile trovare coerenza e naturalezza in un tale progetto.

La costruzione della chioma prevederà la selezione e l’utilizzo dei rami più forti che possono assicurare la creazione di altrettante vene linfatiche sufficientemente grandi e vigorose.
Un discorso a parte richiede la programmazione delle lavorazioni: potare drasticamente la pianta tutto in una volta non è una soluzione adeguata. Preferisco operare con progressive operazioni di potatura a distanza di tre mesi l’una dall’altra. Una potatura così diluita permette alla pianta di reagire adeguatamente superando meglio lo stress che si verrebbe a causare da una potatura unica. Nel corso del primo anno andremo a potare progressivamente la pianta, favorendo sempre la vigoria della vegetazione utile. In questo stesso periodo dovremo assistere il tasso con una coltivazione adeguata e ricca di concime in modo da portare la salute al massimo. Allo stesso tempo potremo accennare la creazione dei primi shari e la potatura delle radici. Una piccola attenzione alla radice legnosa presente sulla destra. Non potarla drasticamente ma lasciarla lunga in modo da poterla utilizzare come legna secca fuori dal vaso. La “coda” di legno sulla destra è infatti una appendice legnosa da posizionare fuori dal vaso.

Una volta eliminata tutta la vegetazione inutile, si procede con la prima lavorazione del secco. Questa operazione dovrà essere effettuata prima del necessario rinvaso in modo da non danneggiare le radici durante la fase di scolpitura. L’utilizzo di frese e scalpelli fa infatti vibrare la pianta e quindi è meglio che questa lavorazione avvenga prima del trapianto. Solo circa un anno dopo il rinvaso potremo passare alla prima modellatura.
Dunque, a conti fatti, il filo di rame sarà utilizzato solo dopo due anni dall’inizio del lavoro. Ma in questo periodo avremo raggiunto anche un altro obiettivo: con la crescita vigorosa di questi due anni avremo ottenuto i diametri voluti della vegetazione. Diametri proporzionati alla grandezza del tronco.

La scelta di un progetto così drastico non è cosa facile. Al di là di quella che è la sua possibile realizzazione, valutabile solo con la pianta davanti, resta il fatto di aver proposto una soluzione che vada a eliminare tutte le componenti negative del tasso in questione. Naturalmente è una delle tante soluzioni possibili.

Lorenzo

Nicola

Roberto

Francesco

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