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I Fantastici Quattro

E' arrivata la nostra rubrica di progettazione, i fantastici 4! Nata per caso e proposta per gioco ora è una realtà!
Immagino che tutti voi abbiate presente il funzionamento "classico" della rubrica di progetto; un esperto studia la pianta inviata dai lettori e ricrea 2 o3 progetti possibili, evidenziando peculiarità e caratteristiche della pianta.

L'idea, per cambiare e distinguerci un pò, sarebbe di invertire "i numeri"; anziché avere un progettista che faccia 2 o 3 progetti per pianta, abbiamo scovato 4 progettisti che facciano un progetto ciascuno, i nostri Fantastici 4! Approfitto per ringraziarli pubblicamente per aver accettato la collaborazione che è ovviamente gratuita e sarà un ulteriore impegno per loro già molto impegnati. Sono quattro grandi personaggi che sicuramente già conoscete e che conoscerete ancora di più seguendo la rubrica: Lorenzo Agnoletti, Nicola Crivelli, Roberto Raspanti, Francesco Santini.

Da neofita qual sono ovviamente remo al mio mulino; l'idea non è di dare a qualcuno un progetto per la propria pianta, ma di permettere a tutti, anche ai neofiti, di capire come si osservano e studiano le piante per trovare le soluzioni migliori e di mettere in risalto le eventuali diverse visioni di ogni artista, partendo dal presupposto che non esiste un solo modo di "fare bonsai"! Un confronto non da poco, che aiuterebbe molti a crescere, compresi gli artisti stessi. Non sarà una competizione, ma un confronto costruttivo tra artisti diversi per formazione, opinioni, posizioni personali e filosofie.

Ora tocca a voi lettori darci una mano; ci servono le vostre piante! Spediteci le foto, formato jpeg (dimensione minima 1200 x 800 pixel), una per ogni lato e una dall'alto, se poi sono di più ancora meglio! Dateci qualche indicazione sulla pianta, se ne siete a conoscenza, da quanto tempo è in vaso, l'origine (se raccolta, margotta, talea o semina), le dimensioni e l'essenza.

Non possiamo garantire a tutti la pubblicazione; le foto inviate verranno visionate e selezione. Se ritenute idonee e sufficienti verranno utilizzate e pubblicate senza ulteriori comunicazioni così avrete la sorpresa di vederle direttamente sul magazine.

Potete inviare le foto e le informazioni all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Grazie a tutti quelli che invieranno le loro foto e grazie ai nostri... fantastici 4!!!

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JUNIPERUS - Progetto 2

Per questo secondo progetto i nostri Fantastici Quattro metteranno "le penne" su un ginepro a squame, non meglio definito! Da qualche anno in vaso, è stato lasciando un pò libero e ora è ora pronto per una bella reimpostazione, con un bel progetto per il divenire! Buona lettura a tutti!

Dettaglio

Dettaglio

La foto da prendere in considerazione è la n° 1; pur avendo un andamento del tronco leggermente monotono nella parte alta, presenta una buona base e le parti secche sono ben evidenti. L´albero ha una buona potenzialità per essere lavorato con la forma che somiglia ad un bunjin.

Il primo ramo dal basso dovrà essere leggermente alzato e distanziato del tronco, la ramificazione secondaria si dividerà in ciuffi ben distinti come se si trattasse di un bonsai a se stante. Il secondo ramo verrà eliminato lasciando una piccola parte secca. Il terzo ramo posteriore sarà quello di profondità ed andrà leggermente ridotto in lunghezza. Si lascerà anche il quarto ramo frontale e con la ramificazione secondaria si taglierà visivamente la parte alta del tronco. Per quanto riguarda l'apice si deve piegare verso il fronte per eliminare il brutto effetto "occhiello" dell´ultima parte. La ramificazione secondaria dell'apice dovrà essere piegata verso il basso per ridurre l´altezza dell´albero e allungata dalla parte del ramo principale.

Le lavorazioni successive la prima impostazione riguarderanno l'affinamento della vegetazione che dovrà essere compatta, ma con ampi spazi vuoti per essere coerente con l´aspetto del tronco, il vaso definitivo sarà con superficie grezza e basso, senza piedini. 

ginepro 01 bon sai 001 p

Shinpaku snello

Questo ginepro è un materiale molto interessante con diversi anni di coltivazione, perciò bisognerà tener conto del lavoro svolto fin ora dal suo proprietario.

Il primo progetto (Progetto Shakan 1) cerca di mantenere tutta la ramificazione esistente. Questa pianta ha già una struttura valida e con la giusta coltivazione in pochi anni si potrebbe arrivare a sviluppare questo progetto. Ho aumentato lo shari in basso, creando due vene linfatiche ben separate. Bisognerebbe creare delle masse ben distinte e spaziate tra di loro.  Il primo ramo è forse un po’ basso, il suo peso visivo potrebbe compromettere l’equilibrio della pianta. Nello stile Shakan, inclinato, si cerca di mettere la vegetazione sul lato opposto della direzione, per dare più stabilità alla pianta.
 

prog2 p prog3 p
Progetto Shakan 1 Progetto Shakan 2 Progetto Shakan 3


Eliminando il primo ramo la pianta diventa più equilibrata e leggera. Si può trasformare il primo ramo in un interessante jin che diventerà il punto focale della pianta. (Progetto Shakan 2)

Con un tronco di questo spessore la chioma risulta essere comunque un po’ eccessiva, proviamo ad alleggerirla.

La chioma è stata alleggerita anche se ora da un effetto “fungo” che a me non piace molto. Bisogna cercare di abbassare e allungare il ramo di destra. (Progetto Shakan 3)


primo buj Il ginepro non è l’essenza ideale per farne un bunjin classico; l’essenza ideale per fare un bunjin classico è il pino.
Il pino rosso (akamatsu) è l’essenza più usata in Giappone per fare dei bunjn, il pino silvestre in Europa è una buona alternativa.

Un bunjin classico dovrebbe avere un tronco più sottile di questo ginepro, e non dovrebbe avere legna secca.

Ciò nonostante esistono anche bunjin di shinpaku molto interessanti.

La vegetazione deve essere alleggerita molto, i jin devono diventare molto piccoli.
Mantenendo lo stesso fronte, che dalle foto sembra essere il migliore, ho cercato di ridurre l’inclinazione verso sinistra cercando di portare l’apice più centrale.

Nello Shinpaku, (juniperus chinensis), una cosa importantissima è la legna secca. Anche se in un bunjin classico non ci dovrebbe essere legna secca, in un bunjin di shinpaku è indispensabile che ci sia.
Progetto Bunjin 1
 
   
secondo prog p
Ho pensato perciò di aumentare la drammaticità eliminando una vena linfatica. Bisognerà lavorare la parte morta in maniera che assomigli il più possibile alla legna secca naturale dei ginepri che si trovano in natura.
Si dovrà assottigliare la parte centrale dello shari, rendendolo piatto e sottile come una lamina. Si potrà facilmente continuare lo shari fino all’apice.

Nello stile bunjin, la vegetazione deve rimanere un po’ disordinata, meglio evitare i palchi troppo definiti e regolari.
I vuoti e i pieni sono molto importanti nello stile a bunjin, in questo progetto la direzione verrà accentuata dallo spazio vuoto a sinistra e non dal primo ramo.

Il tipico vaso usato per i bunjin è di forma tonda e bassa e irregolare, in giapponese si chiamano Nanban, ed erano in origine dei coperchi di ceramica che servivano a coprire i recipienti per l’acqua.

Di questi possibili progetti quelli che mi piacciono di più sono il secondo e l’ultimo. Il primo progetto è più conservativo, l’ultimo è più essenziale.

A voi la scelta . 


Progetto Bunjin 2  


Bunjin: l’abbandono del superfluo

Approcciarsi ad un albero e valutare la sua strutturazione nello stile bunjin non è semplice.

Gli schemi e le misure non servono,  tutto è a vista e niente può essere nascosto , il troppo deve lasciare spazio al poco, e talvolta anche il troppo poco è sempre troppo.

Queste sono le prime considerazioni che mi sono venute osservando le foto della pianta oggetto della rubrica.

Analisi obbiettiva/oggettiva

Questo ginepro (dalle foto non riesco a ipotizzare la varietà e la provenienza, ma tutto ciò non è molto importante) è stato educato da anni ed è stato oggetto di diversi step di lavoro.

Sono stati fessurati e separati dei rami per creare una struttura avvolgente intorno all’esile tronco.

La pianta sembra aver reagito bene ai trattamenti, calli cicatriziali ben evidenti sono a testimoniarlo

Nello stato attuale non ci sono ottimali proporzioni tra il verde e il tronco, il tipo di chioma pensato in fase di progettazione risulta ora troppo voluminoso.

Se si osservano le inserzioni dei primi rami si può notare come l’occhio venga disturbato dall’angolo di piega attribuito ai rami stessi… questo fattore inciderà e non poco sulla scelta del fronte!

Il tronco non mostra eccessiva personalità, curve lunghe e aperte, non manifesta spigoli o angoli che catturino l’occhio , tranne che nella parte apicale, dove sono state ottenute con la modellatura.

Il nebari risulta anonimo , non mostrando particolare plasticità, ma d’altro canto non è questo un requisito fondamentale del bunjin.

Una parte del tronco è stata invecchiata con un lungo shari, ma forse è  un po’ anonimo  ee, almeno dalla foto sembra enfatizzae un tratto molto poco movimentato e cilindrico

Immaginare il bunjin

Si rischia sempre di fare brutte figure!

Il bunjin rappresenta la parte più intima e complice del connubio Albero- bonsaista.

Come occidentale che si approccia al bonsai , mi ritengo ancora troppo principiante per dedicarmi con profitto al bunjin … lo vedo come un punto di arrivo ancora molto lontano!

Un maestro molto autorevole in giappone, considerato uno dei massimi bonsaisti che studiavano il bunjin,

Sosteneva che in tutti gli alberi c’è un albero bunjin , e tutta questa filosofia coniugata al bonsai può far perdere la ragione ad un occidentale non avvezzo agli studi dello zen.

E’ indubbiamente affascinante approcciarsi a lavorare un albero con la testa piena di questi pensieri:  il bunjin , ovvero l’universalità del bonsai, l’elogio dell’imperfetto, l’abbandono del superfluo, il vuoto che diventa forma come se fosse un pieno….

Adesso si, che siamo pronti per provare a fare un progetto!

La bidimensionalità delle foto permette di intuire forme e dimensioni, ma talvolta possono trarre in inganno quando si parla di volumi e profondità…

La scelta del fronte da me preferito per realizzare e progettare il ginepro è quella della foto  3:

Il tronco si proietta verso l’osservatore, la prima parte del tronco è impreziosita da alcuni jin molto ridotti, intorno ai quali si muovono i fasci linfatici, l’asse della chioma risulta leggermente decentrato dalla base , ma senza eccedere, tutti i rami principali escono dal tronco in maniera ottimale

Il progetto ha inizio

Individuato  il fronte migliore per osservare il tronco , inizia la fase di studio sulla ramificazione, per poter iniziare a ipotizzare il disegno da attribuire alla chioma.

Quanti bonsai ci sono dentro un albero?

La soggettività del gusto, la personalità di chi opera, le diverse soluzioni stilistiche applicabili allo stesso albero, nonché le capacità tecniche  ed intuitive di chi opera, sicuramente svilupperanno diverse e significative differenze  sullo  “shaping” dell’albero.

Personalmente dal fronte da me scelto, ho messo su carta almeno quattro soluzioni, facilmente ottenibili selezionando e alternando i rami presenti …

Ve ne presento due.

Buon bonsai!

223 p 224 p

Il ginepro oggetto di studio ha già una forma ben delineata. La lavorazione precedente ha definito un andamento alto e slanciato della pianta che le conferisce un carattere decisamente leggero e femminile.

L’analisi del tronco evidenzia un andamento abbastanza rigido con lievi cambi di direzione e una scarsa conicità. Un miglioramento di questa situazione potrebbe derivare dalla creazione di shari lungo il tronco che potrebbero aumentarne il movimento.
Da una successiva analisi, appaiono come difetti evidenti le angolazioni dei rami più bassi. A mio parere, quando si parla di conifere l’angolo dei rami deve essere molto più chiuso evitando quel movimento “ad arco” presente su questo ginepro. La presenza degli shari e la legna secca presente su questi rami non rendono sicuro il cambio di angolazione. Questa considerazione è di fondamentale importanza sulla scelta e sull’uso di questi rami.

Ho scelto il fronte in base al movimento del tronco e alla posizione dei rami. Inoltre dal lato scelto la proiezione della chioma è correttamente verso l’osservatore. Per la lavorazione di questo ginepro non suggerirei quindi stravolgimenti particolari ma bensì alcuni miglioramenti della situazione esistente. 
Quello che suggerisco è un percorso composto da tre progetti che raccontano una ipotetica evoluzione della forma di questo albero.

Il progetto n°1 è, a mio modo di vedere, il successivo sviluppo del lavoro su questo ginepro. Il primo passo è l’eliminazione dei due rami bassi in modo da alleggerire il peso della chioma. L’unico neo derivante da questa potatura è che il tratto cilindrico a metà tronco risulterà ancora più evidente. Per ovviare a questo problema dovremo creare movimento con gli shari. Anche la creazione di due jin lunghi e appoggiati sul tronco potrebbero contribuire a migliorare il problema.
I rami restanti dovranno essere aperti verso l’esterno cercando di variarne l’angolo di attaccatura al tronco creando fin da subito uno spiccato movimento verso il basso. Nella costruzione della chioma risulta importante la gestione delle asimmetrie e degli spazi vuoti: spazi tra i rami ampi e sempre diversi tra di loro, altezze e profondità di questi spazi via via più piccoli man mano che si sale.

progetto1 p progetto2 p progetto3 p
Progetto 1 Progetto 2 Progetto 3


Con il progetto n°2 si fa un ulteriore passo avanti nella evoluzione della pianta. I rami vengono ulteriormente selezionati e la struttura dell’albero risulta più semplice e leggibile.


Questo processo di ricerca dell’essenziale si spinge al limite nel progetto n°3.

Nel percorso ideale suggerito dai tre progetti si assiste a un progressivo alleggerimento della chioma, ad un peso crescente degli spazi vuoti, ad una maggiore presenza di movimenti aspri sui rami, a una riduzione della vena viva e a un aumento della parte secca. Anche il vaso tende ad essenzializzarsi con il passaggio da un vaso di forma classica a un vaso che diventa quasi un vassoio.

E’ un processo di semplificazione e di invecchiamento, di selezione e di ricerca dell’essenziale.

È il percorso che una pianta del genere deve compiere per diventare un bunjin.

Lorenzo

Progetto Lorenzo

Nicola

Roberto

Francesco

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TAXUS BACCATA - Progetto 1Il bonsai preso in esame dai nostri Fantastici Quattro è, per questo primo progetto, un araki di tasso. Dalla sua raccolta le uniche operazioni svolte su questo esemplare sono state la capitozzatura per ridurne l'eccessiva iniziale altezza ed il rinvaso finalizzato alla graduale riduzione del pane radicale ed allo sviluppo di nuove radici.

Nebari

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