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Da semplice “Tronco" a “Bonsai”, l’evoluzione di un tasso Asturiano raccontata da Mauro Stemberger

La pianta che descrivo in questo articolo è un taxus baccata raccolto in Spagna nel 2002.

Il materiale presentava già al momento della raccolta alcune caratteristiche che lo rendevano un araki promettente a livello bonsaistico.
Vediamo quali sono: ottime vene già tubolarizzate e parti secche scolpite dalle avversità atmosferiche con grande naturalezza. L’unico difetto estetico che doveva essere corretto era rappresentato da un grosso taglio, effettuato al momento della raccolta, per eliminare la grossa prosecuzione oramai secca del tronco principale. La grossa parte tagliata presentava un diametro di circa 20 cm e nessuna particolarità che potesse suggerire linee forti da seguire al momento dell'intervento.

Intervento che verrà eseguito con attrezzi elettrici per la sgrossatura e manuali per la rifinitura, con l'obiettivo di modellare una forma in armonia con il resto della pianta. Per l'ispirazione ci si basò sulla parte di legna secca della parte destra della pianta, completamente naturale, che con le sue particolarità di guglie e picchi caratterizzavano l’esemplare.

Iniziò pertanto l’intervento di scultura : dapprima con un trapano per svuotare la parte interna e poi con frese ad alta potenza , vista la durezza del legno del tasso si iniziarono a definire zone più o meno movimentate che ricordassero delle fiamme ed armonizzassero il loro disegno con il secco naturale esistente.
Come evidenziato nelle foto si delimitarono delle zone con un pennarello rosso, zone nelle quali intervenire per asportare il materiale in eccesso ricavando così la forma desiderata. Questi segni aiutano molto perchè definiscono delle linee guida semplici da seguire durante l'intervento con la fresa elettrica.
Subito dopo la fase “elettrica” si bagnò per bene il legno per renderlo più lavorabile e si iniziò ad intervenire in punti mirati con l’uso di sgorbie taiwanesi (da 3, 6 e 8 millimetri a seconda dell’effetto desiderato). Le sgorbie permettono di strappare lembi di legno e rifinire tutte quelle zone dove siamo intervenuti precedentemente eliminando i segni dovuti agli attrezzi elettrici, indispensabili per la fase di sgrossatura.

A questo punto è giunto il momento di passare il fuoco su tutte le parti secche che sono state lavorate, in modo che tutti i residui delle lavorazioni verranno eliminati e nel legno si formeranno delle micro-screpolature che lo renderanno molto più naturale. Il fuoco agisce bruciando la parte di legno più morbida e mette in risalto tutte le venature sottostanti sottolineando tutti quei livelli che abbiamo creato con l’uso delle si-diao.

Ora l’ultimo tocco. Invece di spazzolare via la parte di legno bruciata utilizzando la solita spazzola in rame, per far emergere le particolarità donate al legno dall’uso del fuoco si vanno a proteggere tutte le parti vive della pianta con stracci e panni bagnati e si sabbiano alla pressione di sei atmosfere le parti secche.

Questa tecnica seppur documentata di rado nelle lavorazioni dei maestri giapponesi viene usata di frequente per eliminare in modo approfondito tutti i segni dovuti all’interventi meccanici dell’uomo sul legno. E’ importante sottolineare che in Giappone non sono soliti utilizzare il fuoco al termine delle lavorazioni sul secco perciò sono costretti ad intervenire in modo più massiccio con la sabbiatura.
Ecco come risultano le parti secche del tasso alla fine della sabbiatura e l’applicazione del liquido jin.

Grazie a fuoco e sabbiatura sono spariti i segni degli interventi di “ lavorazione” e sono emerse venature e particolarità che ritroviamo di frequente in parti di legno secco esposte agli agenti atmosferici (sole/acqua) per anni. Ora la pianta è armonica in tutte le parti di legno morto e pronta per i successivi interventi sulla chioma.

Marzo 2009 un ulteriore lavoro di rifinitura della vegetazione lasciata crescere con sola pizzicatura durante la stagione vegetativa precedente.

I rami vengono minuziosamente ripuliti e legati al fine di posizionarli nella posizione corretta e dare luce ed aria alle nuove gemme arretrate che crescendo daranno spessore agli stessi palchi fogliari conferendo così all’esemplare in un paio d’anni la maturità richiesta per essere esposto ad una mostra.

Mauro Stemberger

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