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Bonsai and suiseki magazine

Le nozioni che vengono trasmesse nel campo della concimazione sono sempre inerenti alla somministrazione dei tre Macro-Elementi (Azoto, Fosforo e Potassio): nella fattispecie, gli elementi della nutrizione si suddividono nella seguente maniera: Elementi principali: Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K); Elementi secondari: Zolfo (S), Calcio (Ca), Magnesio (Mg)

Inoltre, ai fini di una più completa somministrazione, fondamentali sono i MICRO-ELEMEINTI:

Ferro (Fe), Manganese (Mn), Zinco (Zn), Boro (B), Molibdeno (Mo), Cobalto (Co), Rame (Cu).

Dobbiamo considerare che una pianta sana contiene nella sostanza secca dei suoi tessuti l’1,5% di Azoto, 250 parti per milione di Ferro, 0,1 parti per milione di Molibdeno ecc. Con queste infinitesime presenze è facile dimenticare e/o trascurare la somministrazione dei micro-elementi, in quanto si tende a sottovalutarli, ma l’importante ruolo che essi rivestono nella fisiologia vegetale ci deve convincere a considerarli con maggior serietà, in particolare se ciriferiamo alle restrittive condizioni delle pratiche bonsaistiche.

Spesso si tende a somministrare solamente quei nutrienti che sono responsabili di azioni di crescita visibili, spettacolari e tangibili, quali:

AZOTO: responsabile dello sviluppo ed accrescimento di tutti gli organi vegetativi.
FOSFORO e POTASSIO: responsabili della fioritura, della fruttificazione, dell’irrobustimento radicale e della lignificazione.

L’importanza dei micro-elementi è spesso trascurata, perché la loro utilità è esplicata in processi fisiologici invisibili ad occhio nudo, ma di fondamentale importanza per lo svolgimento della vita quotidiana della pianta: basti pensare che il MANGANESE rientra nei processi di fotosintesi e di sintesi proteica, il FERRO nella fotosintesi, nella riduzione dei nitrati e nella fissazione dell’azoto, il BORO nella crescita, nella traslocazione degli zuccheri, il RAME nella fotosintesi, nella sintesi della lignina ecc. Trascurare la loro somministrazione significherebbe limitare processi vitali, che, se non espletati, porrebbero la pianta in forte disagio, fino a condizioni a volte letali.

Nella loro applicazione, però, è necessario da parte nostra prendere in esame le condizioni pedo-climatiche, che influenzano la loro disponibilità nei confronti della pianta:

pH – Substrati - Antagonismi/Sinergismi delle fasi di assorbimento – Clima.

Le piante assorbono tali nutrienti in quantità ridottissime nell’arco di un anno e la loro somministrazione avviene in due distinti metodi: per via RADICALE, più lento e considerato a lungo termine (preventivo), e per via FOGLIARE, più veloce e considerato ad effetto immediato (curativo).

In entrambi i metodi, tali prodotti, per non incorrere in problemi di antagonismo, dilavamento ecc., devono essere somministrati in una forma chimico-fisica detta “CHELATA”. La chelazione rende molto più facile l’assorbimento attivo del micro-elemento, che in questo caso viene a trovarsi protetto dalla molecola chelante che lo ingloba, risultando essere più solubile.

Le applicazioni radicali vedranno l’utilizzo di prodotti con molecole del tipo EDDHSA o EDDHA.
Per somministrazioni fogliari (bonsaisticamente più idonee nella fase di formazione), gli agenti chelanti più diffusi sono EDTA, DTPA, ma la migliore è l’LSA, molto più idonea nei confronti dei tessuti fogliari.
I periodi di maggior consumo di micro-elementi sono identificati nella primavera ed alla fine dell’estate/inizio autunno. Avere l’accortezza di inserire nel programma di concimazione annuale due/quattro applicazioni nei periodi menzionati, significa ottenere un aumento di produzione, intesa come migliore sviluppo vegetativo.

Sarebbe auspicabile una somministrazione indipendente con prodotti specifici a base di soli micro-elementi, ma, per non sbagliare, basta anche l’utilizzo di concimi solidi organici, già integrati con tali nutrienti.

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