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Bonsai Suiseki Magazine

Ci farà compagnia, in queste prossime pagine, Ezio Piovanelli. Persona discreta e riservata, di lui non si hanno notizie, se non quelle relative ai concorsi e premi vinti, oltre al suo impegno per la diffusione di questa meravigliosa arte. Nelle prossime pagine cercheremo di conoscerlo meglio. Ora lascio la parola ad Ezio. Buona lettura.

Voglio cominciare questa intervista ringraziandoti per averci “aperto la porta di casa”. Detto ciò ti chiedo di parlarci un po’ di te. Chi è Ezio tra le pareti di casa?

Ezio tra le mura di casa è sicuramente un uomo felice. Tutto ciò che gli è attorno gli rappresenta le sue passioni (che sono il Suiseki e il Bonsai). Sì, per chi non lo sapesse, anche il Bonsai fa parte delle mie passioni. Così trascorro buona parte del mio tempo tra pulire, fare Dai alle mie pietre e annaffiare, potare e concimare i miei Bonsai.

I tuoi primi approcci con il Suiseki risalgono agli anni ’90, sbaglio o possiamo affermare che tu sia stato uno dei principali attori del suo sviluppo in Italia?

Nei primi anni ’90, il mio lavoro occupava gran parte del mio tempo. Malgrado questo, nei ritagli di tempo, mi dedicavo alla ricerca e all’informazione di tutto quanto riguardava il Suiseki. Le mie esperienze le ho riportate ai soci del mio club e pochi altri appassionati. Questo è quanto ho potuto fare in quegli anni.

Fondamentale per la tua crescita personale sembra sia stato l’incontro con Franco Saburri, oltre che sul piano umano, tu quanto pensi abbia inciso la frequentazione con Franco nel tuo percorso artistico?

Conosco Franco nel 1998, anno in cui la mia conoscenza del Suiseki e la mia collezione erano a livelli ottimali. L’incontro mi portò a partecipare a manifestazioni nazionali e internazionali. Importante era la nostra frequentazione, ci portava a dibattere quali erano le problematiche del Suiseki. Ci trovavamo concordi su due punti fondamentali; la diffusione del Suiseki, per mezzo di associazioni e di club che ne prendessero in considerazione l’importanza. L’altro punto è l’esposizione, che ci vedeva quasi sempre in conflitto, ma che poi risultava sempre costruttiva.

Ritornando al sodalizio con Franco, quanto ritieni sia stato importante nella divulgazione di un’arte che, ancora adesso, ai più risulta poco comprensibile?

Personalmente tanto. Se oggi ho la possibilità di trasmettere quest’arte lo devo a quei dibattiti. Sono sicuramente gli anni più proficui, dove la mia conoscenza ha fatto veramente un salto di qualità.

Collegandomi all’ultima parte della domanda precedente, io ho l’impressione che nel nostro Paese il Suiseki, tra quelle di importazione nipponica in particolare, sia un’arte considerata, a torto, minore. Se è così, quali a tuo avviso i motivi?

La non conoscenza. Abbiamo l’abitudine di osservare l’esteriorità delle cose, mentre si dovrebbe approfondire di più quest’arte. Il Suiseki è fatto di meditazione, poesia e di valori culturali. È questa la differenza tra Oriente e Occidente: due culture ampiamente differenti.

Voglio ancora insistere sulla scarsa considerazione della quale quest’arte gode in Italia, quali secondo te potrebbero essere le iniziative, o più prosaicamente, le cose da fare, perché il Suiseki abbia finalmente la dignità che merita?

Bella domanda. I giapponesi hanno la cultura del Tokonoma. Arti come il Suiseki o il Bonsai, la scrittura e l’Ikebana, hanno la loro maggiore espressione artistica nell’interpretare la Keido. Il Suisekista dovrebbe, a mio parere, orientarsi su questa, come un pittore lo fa dipingendo la tela.

Piccola frecciatina... Pensi che tutte le federazioni interessate si stiano muovendo in maniera adeguata per raggiungere gli obiettivi prima detti?

Io credo di sì. O meglio, me lo auguro. Penso che per il Suiseki non sia abbastanza confrontarsi con il Bonsai, si dovrebbe accedere con altre arti come l’Ikebana, con cui ho avuto il piacere di confrontarmi con positività. Oppure con hobby e passioni come la mineralogia o addirittura la scultura.

Dopo aver divagato un po’ veniamo all’Ezio Piovanelli artista del Suiseki. La mia prima domanda è: cosa ti ha fatto innamorare di quest’arte?

La mia passione per i minerali e i fossili mi ha sempre portato ad amare le pietre. Avvicinandomi al Bonsai scopro il Suiseki. Riportandomi alla risposta precedente, per questo dico che confrontarci con altre passioni aumenterà le opportunità di far conoscere il Suiseki.

La tua collezione vanta diverse decine di pezzi provenienti dai luoghi più disparati, tra tutti ce n’è uno che ami di più o per han tutte la stessa importanza?

Dire che tutte hanno la stessa importanza, non è corretto. Ci sono pietre legate a dei momenti, altre che risultano nei canoni del Suiseki, altre ancora che per motivi personali mi emozionano. Per ciò non mi sento di dire che una pietra valga più di un’altra. Tutte hanno quel qualcosa che me le fa apprezzare.

Quando ti fermi ad osservare le tue pietre quali sono le emozioni che ti suscitano? Cos’è che ti spinge a fermarti a contemplare una pietra?

Quando guardo le mie pietre, vedo che non ce n’è una uguale all’altra; vedo forme, disegni oppure colori. Mi chiedo: “Chi c’è dietro a tutte queste opere per poi regalarmele?”. Io penso che la natura faccia delle cose talmente belle, da poter donare a tutti, orientali e occidentali. Per questo chi ama il Suiseki ha un solo modo di apprezzarne la sua bellezza.

Volendo fare un parallelo con l’arte Bonsai, quali credi che siano i motivi della maggiore diffusione di questo rispetto al Suiseki? A tuo avviso, il fatto che il fare Bonsai permetta una maggiore interazione con la materia, può avere il suo peso?

Premesso che io faccio Bonsai, come detto all’inizio, penso che il poter agire sulla materia dia all’uomo quel senso di prevalenza. Il Suiseki è un’opera fatta dalla natura, dove l’uomo la può solo interpretare per poi condividerne la bellezza. Queste due condizioni possono fare la differenza? Non lo so.

Torniamo al tuo modo di vivere il Suiseki. Quanto pensi abbia influito l’aver approfondito quest’arte sul tuo modo di vivere la quotidianità? Credi a chi dice di aver profondamente cambiato il proprio modo di vivere dopo aver conosciuto la bellezza delle arti orientali?

Dire che mi ha cambiato il modo di vivere mi sembra esagerato, però, da quando l’ho conosciuta non c’è giorno che io non ci pensi e la voglia di saperne di più mi spinge alla ricerca e all’apprendimento di questa stupefacente arte.
Spesso penso all’importanza nella gerarchia delle arti, che il Suiseki assume in Giappone.

A tuo avviso, come mai in un paese come il nostro, che è fatto di arte non c’è la giusta considerazione? Pensi possa bastare come giustificazione la differenza culturale?

Penso di aver toccato questo argomento nelle risposte precedenti e penso anche che chi ha voglia di cimentarsi con arti diverse delle nostre alla fine può scoprire che sono molto simili.

Ci avviamo alla conclusione, qual è l’augurio che fai al movimento Suisekista italiano?

Mi auguro che la voglia di fare Suiseki si trasformi in gioia, piacere e entusiasmo come provo io per quest’arte. Per questo auguro a tutti gli appassionati le stesse emozioni.

La nostra chiacchierata è giunta al termine, nel ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato ti chiedo un saluto per i nostri lettori.

Buon Suiseki!! Ringrazio chi fin qui mi ha letto. Il mio modo di vivere il Suiseki è sicuramente personale, però voi vivetelo come volete, però, vivetelo

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