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Bonsai Suiseki Magazine

Bene, siamo pronti per praticare un allenamento di Kendo, ma in cosa consiste una pratica tipica in un Dojo di Kendo?  Innanzi tutto dobbiamo fare una descrizione delle parti che compongono l’indumento di un kendoka, comprese le protezioni, dal momento che i colpi vengono portati  veramente, non c’è nessuna simulazione nell’eseguire le tecniche, di conseguenza per non farci male abbiamo bisogno di un’armatura.


Ma veniamo ai dettagli.

Il vestito vero e proprio è formato da due parti, un’ Hakama o gonna pantalone a pieghe di colore blu o bianco, in genere il bianco è usato dalle donne e dai bambini, ma non è una regola, la maggior parte delle donne usa un’Hakama di colore blu mentre sia la nazionale maschile che quella femminile Koreana adotta quella di colore bianco.

A completare la vestizione abbiamo poi il Gi (leggi GHI) o giacca, anche questa può essere di colore blu o bianco, è preferibile scegliere un colore ed adottarlo per tutto il completo.

Passando poi all’armatura o BOGU, troviamo diversi pezzi, ognuno ha uno scopo ben specifico in base alle parti del corpo da proteggere. Qui troviamo il Men è un caschetto integrale che va a proteggere la testa, la gola e le spalle, ed è formato da tessuto con delle cuciture parallele molto fitte e da una grata in acciaio o in carbonio a protezione del viso e allo stesso tempo permette la visuale, ovviamente quelli in carbonio sono i più costosi.
I kote che sono dei guanti a protezione delle mani, dei polsi e di una parte dell’avambraccio, circa metà della lunghezza che va dal polso a poco prima dell’inizio del gomito, sono composti da una parte di tessuto cucito come il men e da una parte di pelle nella parte dell’impugnatura per evitare che lo shinai scivoli dalle mani durante i combattimenti.

Il Do per la protezione dei fianchi, è composto da stecche in fibra rivestite o per quelli più costosi da stecche di bambù, esistono dei Do rivestiti con pelle di squalo, per questi ultimi modelli il costo è elevatissimo.

Abbiamo poi il Tare che è una sorta di patalina da indossare in una posizione più bassa rispetto al do, è usata per proteggere il ventre. E’ composta da tre strisce verticali  unite insieme solo nella parte superiore, in quella centrale è riportato in alto il nome del dojo di appartenenza o in alternativa  il nome della nazione. Scendendo verso il basso troviamo una bandierina della propria nazione o quella Giapponese e più sotto il proprio cognome, questo è importante averlo scritto per riconoscere immediatamente il kendoka che magari ha un malore ed è difficile riconoscerlo se indossa l’intera armatura, ricordo che il men per la protezione della testa è un casco integrale con una grata davanti al viso.

Sulle due strisce laterali del Tare sono riportate delle linee in cotone ricamato possono essere da una in su’ più c’è ne sono più il Tare costa, servono solo a scopo ornamentale. L’ultima componente che completa il Bogu è il Tenugui, un semplice fazzoletto di cotone a forma rettangolare con stampato dei caratteri Giapponesi che riportano o il nome del dojo e la città in cui c’è la sede o frasi Zen o possiamo trovare anche dei riferimenti al cuore puro, al coraggio, al valore, alla lealtà, ma si fa’ anche riferimento alla fortuna o alla buona sorte, questo si indossa legandolo attorno alla testa tipo foulard e sotto al Men e si usa per trattenere il sudore ed evitare che le gocce scendano sul viso o vadano a finire negli occhi.

Per quello che riguarda le armi in dotazione abbiamo uno Shinai, o spada di bambù, divisa in quattro stecche rilegate tra loro in modo ben preciso,  con impugnatura in pelle per evitare che la spada scivoli dalle mani durante i combattimenti.  Un Bokken, o Bokuto, in legno di forma uguale alla Katana è usato per la pratica delle forme o Kata.

Wakizashi o spada corta, uguale sia nella forma che nel materiale al Bokken ma di misura molto più corta rispetto al Bokken o alla Katana, anche questa è usata per i Kata ma dai Kendoka più esperti.

Bene, a questo punto siamo pronti per praticare un allenamento di Kendo. Ma in cosa consiste una pratica tipica in un dojo di Kendo? Analizziamola nei dettagli.

La durata di una singola sessione è di circa due ore per due volte alla settimana, negli stage o nelle pratiche tenute dai Maestri Giapponesi la durata è molto più lunga, può arrivare anche a 6-7 ore.

In genere è suddivisa in due sessioni ma possono essere anche tre, una da metà mattina in genere dalle 10:00 alla 13:00 e una al pomeriggio dalle 14:30 alle 15:30/18:00 a volte si anticipa tutto con un’ulteriore pratica mattutina detta Asagheiko della durata di un’ora che va dalle 6:00 alle 7:00 o dalle 7:00 alle 8:00 a discrezione di chi conduce la pratica o da chi dirige lo stage.

Ma torniamo alla nostra palestra virtuale, all’orario stabilito ci si ritrova nel Dojo già cambiati, si inizia con un riscaldamento della durata di circa 15 minuti o in alternativa si studiano i Kata per circa 30 minuti, segue il saluto tra di noi, al maestro ed eventualmente se esiste al  Shomeni,  fondatore del dojo oppure una persona molto anziana che ha speso la propria vita alla causa del dojo, poi si passa allo studio delle basi o Kihon, vale anche per i gradi alti.

Lo studio delle basi è un’opportunità per tutti per migliorarsi studiando i movimenti dei piedi, Ashi Sabaki che sono di quattro tipi:

Okuri Ashi: Un piede segue l’altro, quindi il piede destro si muove per primo seguito dal sinistro ma rimanendo sempre e comunque davanti al sinistro per circa la metà della sua lunghezza, in pratica si sovrappone solo per metà piede, immaginiamo un sipario diviso in due parti che si sovrappone di una certa misura per non far passare la luce. Nell’andare indietro il piede sinistro si muove per primo e il destro segue, anche in questo caso si arriva sempre con una posizione di sormonto.

Ayumi Ashi: Un piede sorpassa l’altro quindi in questo caso è come una camminata tradizionale

Tsugi Ashi: Un piede scaccia l’altro, in questo movimento è il piede sinistro che si muove per primo ma anche qui non deve mai sorpassare il piede destro come per Okuri Ashi.

Hiraki Ashi: I due piedi seguono la rotazione delle anche, quindi si usa per i movimenti  in rotazione o nei movimenti in diagonale come quando si effettua un colpo a Do.

Spero di aver spiegato bene i vari movimenti, se non altro abbiamo imparato  che piedi in Giapponese si dice Ashi.

.... continua

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