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Bonsai Suiseki Magazine

 

Qualcuno potrebbe pensare ad un’arte marziale, ovviamente non è sbagliato, ma forse è più corretto parlare di un percorso di vita, di una via. Come si deduce dalla traduzione dei due ideogrammi “Ken” spada e “Do” via, che compongono la parola Kendo, quindi possiamo affermare che il Kendo è la via della spada. Si tratta quindi di una vera e propria filosofia di vita a cui si fa riferimento nella dottrina ZEN.

Lo Zen è una delle tante ramificazione della cultura Buddhista, quella che in occidente è definita religione,   il Buddhismo è nato in India con l’illuminato Buddha che “fonda” questa “cultura”. In Giappone il Buddhismo è entrato tramite la Cina nel periodo Nara, e ormai da molti secoli pervade la vita del paese.

Il significato di Zen è molto difficile da spiegare nonostante la semplicità della parola stessa; la traduzione letterale della parola Zen (Zazen) è solamente quello di star seduti, ciò che si fa all’inizio ed alla fine di ogni pratica di Kendo: Seiza (sedersi in ginocchio stando appoggiati sui talloni), Mokuso (meditare), cerchiamo di meditare, una cosa molto semplice come gesto in sé ma nella realtà molto complessa.

La formazione dello  Zen consiste quindi semplicemente nello star seduti in Seiza con postura corretta, con la schiena stesa, gli occhi socchiusi, controllare la respirazione e calmare il cuore il più possibile. Si tratta quindi di una continua ricerca interna che non ha niente a che vedere con il mondo esterno.

Cercare di afferrare non il fatto che siamo vivi ma il fatto che “ci lasciamo vivere”, “ci è permesso vivere”. Quando nello Zen si parla del rapporto fra vita e morte:, l’andare profondamente dentro di se per capire che ci è concesso vivere, non che siamo vivi e basta. Possiamo concludere che tutte le persone che fanno Kendo fanno Shugyo, una ricerca di questo tipo. Questo concetto forte necessita di una comprensione profonda , in pratica l’essenza del significato è come se non fosse la nostra vita ma come una vita che ci è stata donata. Quindi noi siamo tenutari, depositari di questa vita e ne va assolutamente tenuto conto. Però, come cercherò di spiegare meglio più avanti, non dobbiamo pensare a difendere questa nostra vita come se fosse una proprietà ma come se fosse una cosa cara ed importante che ci è stata affidata.

Quindi bisogna proteggerla come parte di tutta la natura di tutto l’universo. Da qui si capisce quanto il rapporto tra Kendo e Zen è molto stretto.  In origine nel periodo che va da XII° al XIX° secolo il Kenjutsu, questo era il nome originale da cui deriva il Kendo moderno non era nient’altro che l’arte della guerra adottata dai Samurai, vere e proprie macchine da guerra al servizio dei Daymo, i padroni delle regioni dell’antico Giappone e descritta nel libro Hagakure, uno dei principali testi del Bushido scritto intorno al 1700 da  Yamamoto Tsunetomo (noto anche con il nome di Yamamoto Jocho) e stampato solo nel 1906, un vero e proprio codice d’onore, un libro pieno zeppo di aforismi e paradossi tipici della dottrina Zen. Nel 1999 da questo libro è stato tratto un film dal titolo Dog ghost – il codice dei samurai. Verso la fine del 1800 in concomitanza con la pace che si ottenne in tutto il regno del Giappone il kenjutsu prende definitivamente il nome di Kendo cosi come lo conosciamo oggi, trasformandosi da arte della guerra in via della spada. Senza più guerre le arti militari furono studiate come metodo di auto-sviluppo, con crescente enfasi posta su estetica e valore spirituale piuttosto che come mezzo per mutilare o uccidere. Anche in questo caso abbiamo delle linee guida che, anche se non sono cosi ferree come quelle che si possono trovare nel libro Hagakure, sono comunque fondamentali e si possono riassumere in questo modo:

Benevolenza
Giustizia
Etichetta
Saggezza
Sincerità

Un praticante di Kendo deve sempre tenere presente questi aspetti, trascurarli o non praticarli significa non praticare il Kendo in modo serio. Se al contrario ci si allena in modo duro e costante si arriva a disciplinare il corpo e la mente, fisico e spirito. Bisogna credere in se stessi, lavorare al massimo, con attenzione, al meglio che si possa senza pensare a niente. Lo scopo ultimo oltre che perfezionare la tecnica è lo sviluppo di  una mente fluida e sensibile in grado di affrontare qualsiasi problema della vita, senza nessuna paura o esitazione qualunque sia la situazione o il momento in cui ci si trova. Tutti i maestri sono concordi nell’ affermare che bisogna saper utilizzare benissimo la spalla per non usarla mai per placare dispute, contrasti o conflitti, ma usarla per la riflessione e la calma prima dell’ira. “Non è colpire una persona ma è colpire il cuore di una persona”.  Kendo significa formare un cuore corretto (correggere il proprio cuore).

Ne consegue che se io parto dal presupposto di un cuore corretto, anche la mia spada, che rappresenta la mia anima, sarà corretta. Non bisogna scordarsi che portare a casa un buon allenamento vuol dire portare a casa un po’ di gioia e di serenità. Alcuni dei benefici descritti sopra li possiamo riassumere come segue:

Apprendere le buone maniere – REI
Sviluppare il potere spirituale, saper fronteggiare chiunque e qualunque cosa lealmente e senza esitazioni – CHOKU
Acquisire naturalmente la presenza di spirito che consente di non subire turbamenti da qualsiasi avvenimento – SEI
Sviluppare sufficientemente capacità di azione tempestiva e risoluto giudizio quando le circostanze lo richiedono – SOKU

Chiunque può conseguire queste qualità a seguito di allenamenti costanti. Non è possibile imparare il Kendo guardando gli altri, è impossibile capire certi concetti con l’intelletto, è il corpo che deve assimilarli, bisogna credere in se stessi, lavorare al massimo, con attenzione, al meglio che si può senza pensare a niente.

GYO-JITE-GAKU-SURU – Apprendi attraverso la pratica: il progresso nel Kennon non avviene nell’immediato, come si pensa nella cultura moderna, tutto e subito.  Ci vuole molta pratica e molta dedizione. Un praticante che vuole ottenere subito dei risultati cadrà inevitabilmente nello scoraggiamento.

Adesso possiamo affermare di aver capito la definizione della parola Kendo, quindi, il Kendo è una via in cui si purifica il cuore ed il corpo, si cerca una corretta etichetta e si persegue una via di armonia e di pace universale. Il messaggio forte che spero di riuscire a trasmettere è che il Kendo è una via di formazione interiore in cui si lavora su noi stessi: Il tramite può essere quello di colpire un’altra persona ma lo scopo, che non va mai perso di vista, non è mai la sopraffazione dell’altro ma il lavoro interiore su se stessi. L’avversario è solo un tramite e non si deve mai scordare mai l’obiettivo del Kendo. Bisogna tralasciare il concetto di vittoria/sconfitta e di concentrarsi invece attraverso la via, sul dare tutto noi stessi come già descritto. Vi è quindi l’importanza di buttare tutta la propria vita, la propria esperienza, in un colpo solo tralasciando vittoria/sconfitta.

Per trovare un’illuminazione dentro di noi, bisogna conoscersi: facciamo Kendo per questo motivo, per conoscerci, non per colpire solamente l’altro. Per conoscere se stessi ad un livello molto profondo bisogna necessariamente passare attraverso un livello chiamato “Mushin”, questa è la parte più profonda ed è una tappa obbligata per il raggiungimento dell’illuminazione, la parola Mushin è la descrizione di non-mente o mente vuota. E’ un livello che si raggiunge quando abbiamo ottenuto l’unione con l’altro, con l’annullamento dell’ego. Quando penso “io voglio colpire, io faccio questa tecnica”, vale anche per qualsiasi decisione che prendo durante la vita di tutti i giorni, è sempre un ego prepotente che si esprime.

Se invece mi unisco all’altro, qualcosa uscirà spontaneamente, non importa in fondo da che parte (io o lui).

Prendiamo ad esempio il rapporto professore-alunno, genitore-figlio ecc. Questo uscire spontaneamente è possibile solo se c’è Mushin da parte di uno o di entrambi se si è compiuto il lungo lavoro di abbandono dell’ego. Sia Kendo che Zen portano alla ricerca di Mushin.

A parole sembra un lavoro facile ma cancellare l’ego non è proprio cosa semplice! Anche per questo motivo guardare e non praticare non serve a niente, possiamo vedere centinaia di combattimenti di Kendo dal vivo o in Internet e non imparare niente o addirittura riceve dei messaggi non corretti e viceversa fare un combattimento e capire 100, 1000, 10.000 concetti!!!!

“Le farfalle si posano su un fiore senza pensiero.
I fiori, senza pensiero accolgono le farfalle.
Quando il fiore si apre le farfalle entrano nel fiore.
Le farfalle entrano nel fiore quando il fiore si apre.”

L’autore di questa poesia che ho voluto trascrivere è Ryokan, un monaco Zen vissuto nel periodo Edo. Esprime la naturalezza delle cose, il non forzare la natura. La farfalla non pensa, è in uno stato di Mushin e stessa cosa per il fiore. Nonostante questo qualcosa succede. Sono concetti difficili, ma sono sicuro che almeno una volta nella vostra vita, praticando la vostra via, avrete vissuto un momento di Mushin.

.... continua

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