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Dopo una settimana trascorsa a rilassarci ed a ritemprarci in una delle tante onsen giapponesi, per questa settimana abbiamo deciso di dedicarla all’attività fisica. Ci affidiamo all’esercizio del tiro dell’arco, ma non parliamo del Kyudo, ma di una sua derivazione, lo Yabusame... come sempre lo facciamo affidando il ns. racconto alle immagini catturate dal film maker durante il festival dedicato a questa disciplina. Yabusame (流鏑馬) tiro con l'arco eseguito da un cavaliere. È un'arte marziale giapponese derivante dal kyudo (il tiro con l'arco tradizionale).

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La particolarità è che le frecce utilizzate non hanno punta ma terminano con rigonfiamento ovoidale che evita gli eventuali danni di un tiro errato. La disciplina richiede una notevole abilità sia nel cavalcare che nel tirare poiché, per maneggiare l'arco, il cavaliere ha entrambe le mani occupate e non può tenere le briglie, quindi deve tenersi in sella con la sola forza delle gambe. Si consideri che il tiro viene eseguito con il cavallo lanciato al galoppo in una corsia lunga circa 250 metri. Inoltre i bersagli da colpire sono due, posti a circa 50 metri uno dall'altro. Eseguito il primo tiro, l'arciere deve incoccare una seconda freccia e, nel giro di pochi secondi, ripetere il tiro al secondo bersaglio. Sul percorso stazionano giudici che segnalano l'esito del tiro.

Questa disciplina ha origine nel periodo Kamakura (1192–1334), e nasce come una sorta di intrattenimento offerto agli dei. Come il kyudo è profondamente intrisa dei concetti della filosofia zen e come tutte le arti marziali è non solo un esercizio di bravura ma anche un cammino iniziatico di elevazione spirituale. Possono praticare lo Yabusame anche le donne che indossano, al pari degli uomini, sontuosi costumi di foggia duecentesca. Anche i finimenti dei cavalli e tutto l'equipaggiamento riproducono con estrema minuzia quello dei tempi originari, raffigurato in innumerevoli opere pittoriche.

Sellate i cavalli, riempite le faretre e scoccate le Vs. frecce...

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