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Questa settimana attraverso le immagini del breve documentario facciamo un salto nella storia del Giappone. Arriviamo nel periodo feudale dove ha avuto luogo una battaglia come tante altre, ma questa ha avuto un ruolo importante nella storia bellica del paese passando da combattimenti all'arma bianca di cavalleria e fanteria, passando ad un modo di combattere meno personale e più industrializzato. Questa settimana parliamo della battaglia di Nagashino.

La battaglia di Nagashino (長篠の戦い Nagashino no Tatakai) è un combattimento avvenuto nel 1575 vicino all'omonimo castello nella pianura di Shidaragahara (設楽原, attualmente Shinshiro), nella provincia di Mikawa in Giappone. Il castello era posto sotto assedio da parte delle forze di Takeda Katsuyori (武田勝頼) sin dal 17 giugno dello stesso anno; Okudaira Nobumasa (奥平貞昌), un vassallo di Tokugawa, era al comando delle forze difensive. Le truppe del clan Takeda attaccarono poiché il castello rappresentava una minaccia per le linee di rifornimento.

Sia Tokugawa Ieyasu (徳川家康) che Oda Nobunaga (織田信長) mandarono truppe per rompere l'assedio, e le loro forze combinate riuscirono a sconfiggere Takeda Katsuyori. L'abilità nell'utilizzo di armi da fuoco da parte di Nobunaga per avere la meglio sulle tattiche di cavalleria di Takeda è spesso citata come un punto di svolta nella tecnica militare giapponese: molti la citano come la prima battaglia giapponese "moderna". La carica di cavalleria era stata introdotta solo una generazione prima dal padre di Katsuyori, Takeda Shingen (武田信玄); per altro, le armi da fuoco erano già state usate in battaglie precedenti. L'innovazione di Oda Nobunaga furono gli steccati di legno e le scariche di fuoco a rotazione che portarono ad una decisiva vittoria a Nagashino.

La Battaglia di Nagashino può essere considerata un punto di svolta nella storia del Giappone. Nonostante avessero già preso parte a diverse battaglie, i primi archibugieri erano considerati di scarsa importanza a causa dell'inaffidabilità delle armi da fuoco dell'epoca: gli archibugi avevano bisogno di molto tempo per essere ricaricati (se non si usava la strategia del "fuoco continuo" in cui una fila sparava, e ricaricava mentre la seconda fila sparava); quando bagnati, i fucili erano quasi inutili e comunque nel corso dello scontro tendevano a surriscaldarsi o rompersi a causa di polvere da sparo incastrata, provocando esplosioni di metallo e legno in faccia agli stessi fucilieri. Dopo la Battaglia di Nagashino gli archibugi divennero una dotazione militare standard nel contesto bellico giapponese; nonostante ancora abbastanza inaffidabili, gli archibugi si erano dimostrati molto utili. La sconfitta della famosa cavalleria dei Takeda significò anche una evoluzione nelle modalità di gestione delle battaglie, che si allontanò dai più "cavallereschi" combattimenti all'arma bianca di cavalleria e fanteria, spingendosi verso un modo di combattere meno personale e più industrializzato, dipendente da un equipaggiamento avanzato e da nuove tattiche tanto quanto dal valore personale.

 

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