Informativa Cookies

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti: cliccando su 'Accetto' acconsenti all'utilizzo dei cookie.Per maggiori informazioni o per negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa a questo link INFORMATIVA COOKIES

Traduci

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 
Questa settimana dopo un viaggio gastronomico fatto nel mercato di Tokyo, Vi proponiamo un viaggio nella spiritualità di un’arte marziale che non ha solo lo scopo di insegnare tecniche di combattimento ma punta a migliorare la persona che la pratica trasmettendo sicurezza, equilibrio e pace interiore. Questa settimana parliamo della via della spada…parliamo del Kendo. Il kendo (剣道 kendō) è un'arte marziale giapponese, evolutasi come versione sportiva delle tecniche di combattimento con la katana anticamente utilizzate dai samurai nel kenjutsu. Kendō significa letteralmente "La via (dō) della spada (ken)".

kendo

Dal suo primo governo, durante il periodo Kamakura (1185-1233), l'utilizzo della spada, insieme all'equitazione e il tiro con l'arco, sono stati tra i maggiori interessi nella preparazione militare dei diversi clan che si contendevano il territorio. Il kendo si sviluppò sotto una forte influenza del buddismo zen, per cui il samurai sentiva l'indifferenza della propria vita nel bel mezzo della battaglia, la quale era considerata necessaria per la vittoria nei combattimenti individuali. Oggi al posto delle katane si usano delle spade di legno i bokken per i 'kata' mentre per gli esercizi comuni si usa lo shinai (composto di quattro stecche di bambù)e si indossa una robusta armatura (bogu).

Concetti come:

  • Mushin o "mente vuota" sono diffusi dal buddismo zen e sono l'essenza del kendo.
  • Fudoshin o "mente impassibile" sono concetti attribuiti al dio Fudo Myo-Ō (Acala), uno dei cinque "re della luce" nel buddismo shingon.

Nel 1920, la Dai Nippon Butoku Kai (大日本武徳会, l'organizzazione promotrice della fondazione giapponese di arti marziali) ne ha cambiato nome da gekiken (撃剣, spada che colpisce) in kendo.

Il bogu é costituita da men (a copertura di testa, viso, spalle, gola), (corpetto rigido), tare (intorno ai fianchi), kote (guanti rigidi), tenogui (fazzoletto che viene legato alla testa prima di indossare il men). La classica sciabola (katana) è stata sostituita dal bokutō (detto anche bokken), usato solo per una serie di dieci esercizi, i kata, che racchiudono l'essenza del kendō, e dallo shinai, una spada costituita da quattro listelli di bambù uniti dal manico di pelle (tsuka), che è usata per il combattimento vero e proprio (jigeiko).

il kendō non è visto come una tecnica di combattimento, ma come un percorso di crescita personale; in questo senso, si dice che il kendōka (colui che pratica il kendō) deve essere grato al compagno che lo colpisce perché gli mostra i suoi punti deboli, e deve colpire con spirito di generosità.

La pratica si svolge all'interno di un dōjō, un'ampia stanza con pavimento ricoperto di parquet; solitamente si inizia e finisce sempre con il triplice saluto (al dōjō, ai compagni e al maestro) e vi è un breve riscaldamento che coinvolge tutte le catene muscolari. Si passa poi ai suburi, cinque esercizi di riscaldamento con lo shinai: nell'ordine, praticato normalmente joge-suburi, naname-suburi-ritenuto parte integrante di joge-suburi-, zenshin-men, zenshin-kotai-men, zenshin-kotai-sayu-men e choyaku-men (o aya-suburi). Poi si passa allo studio delle tecniche vere e proprie per poi, alla fine, passare alla pratica del ji-geiko che non va praticato come shiai, ma cercando di esprimere un kendo di qualità, senza agonismo e ricerca ossessiva del punto.

In un combattimento agonistico ("shiai"), è lecito colpire a men, kote, o tsuki (gola), e la vittoria è data al primo che realizza due colpi convalidati dagli arbitri (ippon), in numero di tre, che assegnano i colpi secondo la filosofia del ki-ken-tai-icchi (気剣体一致): spirito, spada e corpo devono essere nel colpo un tutt'uno armonico affinché questo possa essere considerato valido. Allo scopo di valutare la presenza del ki, dello spirito, nel colpo, è stata introdotta la regola che impone a chi colpisce il kiai, un grido che esprima spirito e concentrazione, al momento del colpo.

Vai all'inizio della pagina