Informativa Cookies

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti: cliccando su 'Accetto' acconsenti all'utilizzo dei cookie.Per maggiori informazioni o per negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa a questo link INFORMATIVA COOKIES

Traduci

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Katsushika Hokusai è il più celebre pittore e xilografo giapponese, considerato il più grande artista della scuola denominata Ukiyo-e, e forse l'artista non solo giapponese, ma asiatico più' conosciuto nel mondo. Hokusai nacque nel 1760 in un sobborgo di Edo, l'antica Tokyo, che, con oltre un milione di abitanti, era allora probabilmente la più' popolosa città' del mondo. Quando, verso i diciannove anni, poteva considerarsi concluso il suo apprendistato artistico, era fiorente in Giappone l'ukiyo.

hokusai great wave

Ukiyoe era nato già nel '600, ed era stata la forma di autorappresentazione della più elevata società giapponese durante la dinastia Edo, trovando nella letteratura, nel teatro e nelle arti visive i suoi originari campi d'applicazione. La natura e i sentimenti umani, anche quelli più drammatici e scabrosi, trovarono nell'arte ukiyoe una forma di catarsi, concedendo di trattare anche ciò che le rigide convenzioni morali della società giapponese non avrebbero altrimenti permesso. In questo mondo nacque e si formò Hokusai. Da solo studiò la pittura delle scuole nazionali Kano e Tosa, gli stili cinesi e occidentali. Dal primo maestro, Katsukawa Shunshou, uno dei principali interpreti della tradizione ukiyoe, ricevette il nome di Katsukawa Shunrou, primo d'una lunga serie di nomi d'arte che Hokusai si diede, nomi sotto i quali egli lavorava per un certo numero di anni, e che infine, ogni volta che si determinava a cambiare direzione di ricerca, lasciava in eredità ad un allievo meritevole.

 

Quando Shunshou morì, Hokusai seguitò per un poco il genere delle stampe ukiyoe dei suoi esordi, raccolse l'eredità' ed il nome dell'ultimo grande maestro dello studio di pittura Tawaraya, Sori, e divenne Sori II. Come tale, immaginò personaggi che, memori di Utamaro, si allungano e si flettono in pose improbabili eppure straordinariamente aggraziate, insieme malinconiche e distanti dal mondo, spesso distribuite sul foglio come note su un pentagramma, in cadenze lievi e astratte. Hokusai prende quindi a firmarsi Taito, poi Iitsu, in ultimo Manji, qualche volta però aggiungendo ai nuovi nomi la specificazione il già Hokusai, come sapesse già che quel nome con il quale egli aveva attinto la piena maturità sarebbe rimasto il suo per sempre. A sessant'anni Hokusai prese il nome di Iitsu, e come tale pensò al paesaggio riservando ad esso un ruolo nuovo: è il momento, questo, dello strappo definitivo operato da Hokusai rispetto alla tradizione iconografica e formale della stampa giapponese. Nacquero allora alcune delle sue serie più famose, come le Trentasei vedute del monte Fuji, le Mille immagini del mare, o le Vedute insolite di famosi ponti giapponesi, nelle quali l'ambiguità fra spazio narrato e evocato, prospettico e di superficie; la figura umana ostinatamente presente ma come riassorbita e dispersa nel ritmo più vasto della natura; e le forme di quella natura ridotte a sagome, eppur ancora pregne di vita, nelle quali tutto, infine, sembra poter essere una cosa e il suo contrario, in una dialettica infinita che, forse, allude all'eterno. Ci sono alcuni aneddoti che ci tramandano la sua bravura: Una volta fece una stampa che era lunga 200 metri, arrivò con un grosso spazzolone che intingeva in un secchio pieno di inchiostro e disegno per tutta la lunghezza della stampa nell’incredulità degli astanti. Terminato il lavoro furono alzate delle scale in modo da poter permettere alle persone di guardare la sua opera… era un fiume. Durante una sfida tra pittori, alla presenza di uno shogun, su una stampa disegnò con un gesto leggero un tratto di colore azzurro molto tenero, poi prese un gallo, intinse le zampe dello stesso in un secchio pieno di inchiostro rosso e poi lo liberò sulla stampa. Il titolo dell’opera era “Foglie d’acero rosso trascinate dalla corrente del fiume Katsura”. Come Manji, Hokusai firmò, nel 1834, il primo volume delle Cento vedute del monte Fuji. In calce alle Cento vedute, egli dettò alcune righe: Già all'età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose. A cinquant'anni avevo già disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che ho fatto prima dei miei settant'anni merita veramente che se ne parli. E' stato all'età di settantatré che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi.. E' evidente perciò che a ottantasei anni avrò fatto via via sempre più progressi e che, a novant'anni, sarò entrato più' a fondo nell'essenza dell'arte. A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento e dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avrà una sua propria vita. Vorrei chiedere a coloro che mi sopravviveranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione. Scritto all'età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gokyorojin, il vecchio pazzo per il disegno. Era tanto maniacalmente impegnato nella comprensione del proprio mestiere che, in punto di morte, avrebbe confidato alla figlia: Se avessi ancora cinque anni a disposizione, potrei diventare finalmente un pittore. Hokusai sapeva dove voleva arrivare. A noi rimane, dopo la sua morte nel 1849, solo il dubbio di poter leggere, senza tradirlo, il senso delle sue mmagini. Un critico d’arte francese spiegò agli occidentali come bisognava guardare le stampe di Hokusai:

“Quando un giapponese sfoglia una raccolta di stampe, quello che fa è guardare una scelta di quanto nell’universo c’è di più raro e nell’uomo sensibile di più caro forgiato in un materiale affascinante per l’unico scopo di testimoniare il genio umano e il gusto di un maestro!”

 

Vai all'inizio della pagina