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Questa settimana ci occupiamo di un rito, che in alcuni casi è per sempre, mentre, in altri dura relativamente poco. Si tratta di una promessa tra due persone che si amano e vogliono condividere la propria vita unendosi in un’unica entità indissolubile… in alcuni casi queste promesse vengono mantenute per tutta la vita. Questa settimana ci occupiamo di un’istituzione, di un rito religioso oppure di una promessa… ovvero del matrimonio tradizionale giapponese secondo il rito Shintoista.

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Nella tradizione nipponica più antica il matrimonio si celebrava in casa, gli sposi spesso nemmeno si conoscevano, un sensale (Nakodo) aveva fatto da tramite tra le famiglie ed attorno ad un tavolo sedavano gli interessati con in mezzo il mediatore. L'uso codificato del matrimonio al tempio shintoista pare essere relativamente recente, risalendo, infatti, alle nozze imperiali del principe, l'imperatore Taisho (il padre di Hiroitho) che appunto si sposò con il rito shintoista in un tempio. Seguendo la falsa riga di questo anche le persone del popolo iniziarono a volersi legare con il medesimo cerimoniale, i primi a perpetrarlo furono i sacerdoti del Tokyo Daijingu, il rito è pressapoco questo: entrano i due sposi, seguiti dalla Miko (che è una giovane donna che lavora presso il tempio), poi segue il nakodo, i genitori dello sposo, quelli della sposa e poi le famiglie prima quella del marito poi quella della moglie e alla fine il sacerdote shintoista il Saishu. L'officiante si inchina, tutti si alzano in piedi, dichiara i nomi degli sposi, questi bevono da una piccola tazza del sakè, prima il marito poi la moglie, in tre sorsi, poi continuano sorseggiando da una tazza più grande al medesimo modo ma, partendo e chiudendo con la moglie e alla fine da una grande tazza tre bei sorsi la devono finire partendo dallo sposo.Di seguito lo sposo fa le promesse in nome di entrambe, il sacerdote dona una fronda di camelia giapponese, sakaki, pianta che sancisce il confine tra i Kami e l'umanità, segue, ormai lo scambio degli anelli, dopo di che gli sposi fanno due inchini, battono le mani 2 volte, un altro inchino e poi fanno passare di mano in mano la verde frasca che sancirà l'unione tra tutti i membri della famiglia. A questo punto il sacerdote shintoista congeda tutti e i festeggiamenti finiscono a tavola.

Gli abiti tradizionali per questa occasione, che risalgono a tempi antichi, sono molto belli, sono dei kimono speciali, la sposa indossa in genere lo shiromuku (kimono bianco) sormontato da un copricapo lo tsunokakushi, il vestito di taglio particolare, bellissimo, era usato per il suo simboleggiare la purezza anche in altre occasioni, nella vita della donna, per la nascita dei figli e nel momento della morte, o anche nel tragico seppuku (il suicidio rituale giapponese). Altro abito tradizionale è l'iroucikake, un kimono da sposa colorato anch'esso sormontato dal tipico copricapo.
Il cappello ha un significato particolare, serve a coprire le corna che la donna ha per il mito nipponico di natura, corna che simboleggiano uno stato diabolico della femmina, che con lo tsunokakushi si doma nelle sue manifestazioni di rabbia e gelosia, rendendo la sposa ubbidiente e sottomessa al marito.
I genitori degli sposi possono indossare il kimono, ma anche eleganti abiti occidentali ,così come, del resto, gli invitati.

Come si è soliti dire in questi casi…. AUGURI e figli maschi!!!

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