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Il genere Carpinus contiene circa 35 specie di piante, con alberi di media e grande dimensione. A foglia caduca, è originario dell’Europa ma si può trovare anche nell’Asia del nord e nell’America centrale. Le varietà che in Giappone sono più usate per bonsai sono il Carpinus cordata, il Carpinus laxiflora e il Carpinus koreana. In Europa ed in America, la specie oriunda è il Carpinus betulus, che è molto abbondante e del tutto adattabile per una coltivazione come bonsai.

Famiglia: Betulaceae
Genere:     Carpinus
Specie:     C. betulus, C. turczaninowii, C. laxiflora



Carpinus betulus

Il carpino comune ha solchi e striature sulla corteccia grigia molto simili al faggio. Le foglie sono ovali allungate, di un bel verde brillante e in autunno diventano giallo-brune. Sopporta il taglio in qualsiasi stagione e vegeta bene in tutti i tipi di terreno ed in tutti i climi compreso quelli molto freddi. E’ una pianta molto facile da coltivare e gli errori che si possono fare con la potatura si riescono correggere in breve tempo perché possiede una vegetazione abbondante ed una ramificazione molto fitta.

Carpinus laxiflora

Il carpino rosso è un carpino a foglie piccole di colore rosso il tronco ha una corteccia liscia e di colore grigio-marrone chiaro. Produce amenti molto interessanti in autunno.


Carpinus turczaninowii

Il carpino della Corea ha foglie verdi molto piccole, rami sottili ed una buona ramificazione. In autunno l’albero si colora di un bel rosso-arancio grazie alla colorazione delle foglie.


Selezione del materiale di partenza

Le specie di carpini reperibili in Italia, sia spontanei sia coltivati nei vivai, sono il carpino bianco (Carpinus betulus), il carpino nero (Ostrya carpinifolia) ed il carpinello (C. orientalìs) un ibrido con le foglie più piccole dei nostri, mentre le varietà più esotiche giapponesi (C.japonica e C.laxiflora), russe (C.tschonoski) e coreane si trovano occasionalmente presso i centri bonsai.

Spesso, se non se ne conosce l’origine, l’accertamento della varietà di carpini fatti bonsai resta puramente formale poiché è molto difficile notarne le differenze.

Il carattere più sicuro è infatti la diversità di forma dell’infiorescenza femminile, che ben raramente si arriva a vedere in soggetti coltivati in miniatura, anche se vecchi.

Considerando che il Carpino (conosciuto nelle nostre latitudini anche come Betullino o Faggio bianco) è un materiale molto impiegato nelle composizioni di giardini, non è difficile trovare piante in vivaio o centri di giardinaggio. Molto diffuso anche in natura, il Carpino è una delle piante più facili da raccogliere (compatibilmente con le leggi taliane), poiché il suo apparato radicale si compone di molte radici fini e, tranne che in terreni molto rocciosi, non emette radici eccessivamente grosse. Dato che sopporta perfettamente la potatura delle radici, non è necessario avere il ceppo troppo grande.
L’epoca di recupero più adatta è l’autunno-inverno, proprio quando le sue foglie sono passate dal rosso al marrone ed hanno cominciato a cadere.

Si tratta di piante a sviluppo generalmente rapido, il cui legno divenuto maturo assume una rigidità e durezza considerevoli (tanto che in inglese il carpino è chiamato ironwood o “legno di ferro”) conviene perciò lavorarle partendo da materiale ancora giovane e flessibile, oppure da soggetti già così ben costruiti da non doverne modificare la struttura di base.

Un’altra possibilità, che sfrutta la tendenza a produrre abbondanti germogli un po’ ovunque sul legno vecchio (intervenendo a pianta “ carica di zucchero”), è di conservare soltanto la parte basale di un tronco interessante e di creargli di nuovo e completamente la struttura, usando la ramificazione neoformata, più facile da far crescere secondo il proprio desiderio. Il soggetto dovrà ovviamente essere coltivato, per quel paio di stagioni necessarie a dargli le giuste proporzioni, in piena terra o in un contenitore sufficientemente grande, lasciando che i rami destinati a diventare le branche principali si allunghino prima di accorciarli, affinché i loro diametri si accordino con le dimensioni del vecchio tronco sottostante.

Propagazione per seme

Si può seminare appena raccolto il seme in autunno però questo germina a maggio, come quello seminato in febbraio (previa stratificazione).

Propagazione per talea

Va eseguita in primavera, al momento della potatura utilizzando i rami tagliati. Si privano della parte apicale e togliendo un po’ di corteccia nella parte basale vanno cosparse di ormoni radicali e piantate in terriccio formato da sabbia e torba in parti uguali. Il contenitore con le talee va tenuto all’ombra

Propagazione per talea legnosa e semilegnosa

Va effettuata dalla fine della primavera a circa metà estate.

Propagazione per margotta

Margottare i rami o i tronchi non molto grossi nel mese di maggio.

Esposizione

E’ una pianta che ama il sole tutto il tempo dell’anno ma nei mesi caldi apprezza anche la mezz’ombra. La pianta adulta sopporta sia il gran caldo sia il gran freddo, mentre la piantina giovane teme entrambi, quindi va protetta. Sebbene molti consiglino di collocarlo in pieno sole, la mia esperienza mi suggerisce che l’unico modo per evitare la bruciatura delle foglie è di sistemarlo in estate, in piena ombra, ma con luce abbondante poiché la prima germogliazione avviene in aprile-maggio. Forse la ragione è che le foglie possano sopportare il sole, ma sono le radici che non resistono a temperature elevate.
Per lo stesso motivo, queste specie sono molto propense alla congelazione, quindi in zone fredde si dovrà proteggerle, durante l’inverno, all’interno oppure interrando il vaso nel terreno.


Annaffiatura

Somministrate frequenti annaffiature e nebulizzazioni al fogliame durante tutto l’arco vegetativo. In inverno sarà sufficiente che innaffiate una volta la settimana. Le annaffiature debbono essere abbondanti in estate ma in primavera, autunno ed inverno innaffiare poco perché le radici possono marcire. E’ opportuno quindi utilizzare durante i rinvasi terricci porosi e drenanti.

L’acqua non deve ristagnare nel contenitore. Il Carpino non è una pianta esigente per quanto concerne l’irrigazione e le norme generali sono perfettamente applicabili.

Potatura e pinzatura

Il Carpino ha la tendenza a perdere qualche rametto durante l’inverno quindi la potatura invernale dovrà effettuarsi all’inizio della primavera. Questa caratteristica non è preoccupante in un bosco, ma solo nel caso si abbia un solo esemplare. Un modo per evitare o almeno diminuire questa tendenza è di mantenere la silhouette dei rami molto definita, facendo in modo che l’aria e la luce arrivino a tutte le parti dell’albero. Naturalmente sarà anche d’aiuto la concimazione con un alto contenuto di fosforo e potassio, per favorire la lignificazione dei germogli.

Il Carpino risponde perfettamente a potature drastiche e possiamo persino utilizzare la base di un albero che cresce liberamente per creare il nostro bonsai.
Per quanto concerne la pinzatura le foglie nascono alterne sui rami, perciò terremo in considerazione la direzione futura del nuovo germoglio. La pinzatura può essere leggera (solo per le nuove foglie in formazione, con le dita) oppure forte (lasciare solo due o tre foglie tagliando il resto del ramo con cesoie).

Comunque, se teniamo in considerazione la tendenza dei rami a seccare durante l’inverno, è preferibile lasciar crescere i rametti e pinzare in estate. Così il diametro del ramo aumenta e vi sarà meno possibilità d’essiccazione di questo. Un’altra forma di potatura, nei rami con crescita più moderata, è l’eliminazione dell’ultimo germoglio poiché perde le foglie in autunno. Questo germoglio è molto grande se confrontato con il resto e, tagliandolo, in primavera il ramo  ripartirà in modo notevole.

Applicazione del filo

Data la rapidità con cui in quest’essenza crescono i giovani rami, la sua corteccia tenera può facilmente essere danneggiata dal filo: per evitarlo, se non si ha l’opportunità di controllare di frequente la situazione, giova rivestire il filo avvolgendolo con una strisciolina di carta crespata. Il legno maturo si presta invece assai poco a torsioni e piegature a causa della sua rigidità, ma anche per la facilità con cui le parti vecchie (anche quelle sottili), se deformate, sono “abbandonate” e seccano. Probabilmente sono la compressione e il danno provocati ai vasi linfatici durante le manipolazioni a rendere poco efficienti quei distretti, tanto che la pianta può lasciarli morire, per cacciare poi invece disordinatamente dei nuovi getti.

Un tale tipo di reazione deve essere tenuto presente al momento di programmare modifiche alla struttura preesistente e di applicare il filo a dei tratti di rami vecchi di qualche anno. Una cautela a tal proposito è di rispettare il momento più adatto per simili operazioni “educative”, cioè durante il riposo vegetativo di metà estate.

Pesanti interventi eseguiti nel tardo autunno o subito al risveglio primaverile sono spesso destinati a dare risultati negativi. Accade infatti che dopo aver ben lavorato a mettere il filo e piegare, si scopra che i rami coinvolti sono inesorabilmente persi.

Rinvaso e substrati

Il rinvaso va fatto, di preferenza, in primavera prima del risveglio vegetativo; ogni due anni per le giovani piante, ogni tre-quattro per i vecchi esemplari. Il taglio delle radici va eseguito al momento del rinvaso tagliando dal 30 al 50% di quelle che invadono le pareti del vaso. Il colore del contenitore può essere beige, verde o blu oppure marrone. Il terriccio adatto alla coltivazione di questi bonsai è come al solito drenante e poroso. La quantità di sabbia non dovrebbe però superare un quinto del volume.

E’ bene che il contenuto in humus o perlomeno di sostanza organica sia elevato, proprio per favorire lo sviluppo di flora e fauna microbica. L’azione protettiva, quasi antibiotica, di questa popolazione “buona” è assai importante per le radici, che altrimenti possono facilmente essere aggredite da funghi patogeni. Come di consueto, qualsiasi operazione di trapianto o rinvaso deve essere compiuta usando il terriccio asciutto, in modo che si possa far penetrare in ogni interstizio tra le radici. Per quanto concerne il Ph del substrato, queste piante sono ragionevolmente tolleranti. L’Ostrya ha forse una leggera preferenza per i terreni calcarei, come dimostra la sua distribuzione in natura. D’altra parte tutte le essenze con una diffusa micorriza accettano abbastanza bene anche i terreni calcarei, poiché ci pensano i funghi simbionti a “correggere” la situazione con il loro metabolismo. Ecco perché ai trapianti e rinvasi conviene sempre aggiungere un poco del vecchio substrato al terriccio nuovo, e mettere nell’acqua della prima annaffiatura un poco di vitamina B.

Il carpino è esigente in quanto a rinvaso: tardando troppo ad eseguirlo le radici stipate, sia contro il fondo sia le pareti del contenitore, restano senza micorriza e pertanto debilitate ed incapaci di svolgere regolarmente la loro funzione. A proposito di radici, queste piante che sono in grado di vivere in natura in siti sassosi, da vecchie, vengono trovate spesso con poche robuste radici che scendono in profondità (a garantire un sufficiente rifornimento idrico), ma dove il substrato lo consenta, sono dotate anche di un fitto apparato superficiale.

 

Concimazione

Poiché è poco probabile far fiorire un carpino in coltivazione come bonsai, la somministrazione di fertilizzanti riguarda essenzialmente lo sviluppo della nuova vegetazione e la sua successiva maturazione. La regola sempre valida è che conviene concimare i giovani soggetti appena iniziano a vegetare affinché il loro sviluppo sia energico e duri a lungo, mentre è meglio tardare invece a fertilizzare i bonsai maturi per evitargli una crescita troppo abbondante. Quindi in maggio inizieremo la concimazione, subito dopo l’esecuzione della prima pinzatura. Tenuto conto di ciò, si può somministrare azoto fino a che si vedono germogli giovani all’estremità dei rami, poi interrompere e passare a concimi ricchi di fosforo per favorire la maturazione dei nuovo legno. Dopo il riposo estivo si ripete un’analoga successione di trattamenti. In queste piante, le fisiopatie da carenza non sono frequenti, ma nel caso se ne sospetti l’eventualità basta somministrare prudenzialmente i soliti prodotti contenenti microelementi. Il magnesio manca forse più spesso del ferro.
Non concimare se la pianta è stata rinvasata (aspettare due mesi dal rinvaso) o è debilitata.

Malattie

In questi bonsai non è frequente l’aggressione da afidi, ma piuttosto da cocciniglia (farinosa ed a scudetto), insetti masticatori o bruchetti che ne ricamano le foglie, e camole che ne rodono il legno: le applicazioni d’insetticidi vanno fatte non appena si scopre la presenza di qualche
ospite indesiderato.

Per quanto riguarda le infezioni crittogamiche il carpino è vulnerabile quasi come l’olmo alle tracheomicosi, e molte delle “morti improvvise” di qualche ramo sono causate da questo fungo parassita, che infatti s’insedia e si moltiplica nei vasi linfatici, lasciandovi delle tracce scure, che si distinguono facilmente tagliando trasversalmente i rami malati. Questo consente una diagnosi sicura, anche se spesso tardiva.

Il trattamento curativo può essere abbastanza efficace, almeno sulle parti della pianta non ancora malate, per bloccare l’infezione si richiede l’uso di fitofarmaci sistemici specifici.

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