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Bonsai and suiseki magazine

Questo stile suggerisce l'idea di una pianta che continua a vivere adattandosi all’asperità della Natura; tutto è conseguenza di situazioni difficili come la neve, le slavine di massi che procurano la rottura di rami e di tronchi e le scarse precipitazioni estive, che disseccano i rami dando forma a shari e jin. La cascata è uno degli stili più affascinanti e difficili.

La complessità reale nel realizzare il kengai è nel riuscire a rappresentare nello stile una grande intensità, indispensabile ad infondere la sensazione di sopportazione, di lotta e di successo di una pianta che vive in habitat estremi. Le cascate bonsai sono definite kengai, quando i rami oltrepassano il bordo inferiore del vaso e questa regola invalsa è tenuta ancora oggi, proprio per diversificarsi dalla semi cascata. I materiali appropriati hanno tronco basso e tozzo con lunghi rami, è importante che la parte inferiore del tronco sia molto sinuosa. Piante a forma piangente, come il Salice e il Prunus sono per questo motivo più facile da impostare a Kengai.
Nell'eventualità di conifere questo stile deve rappresentare l’immagine di una pianta sviluppata aggrappata alla roccia, a lato di una cascata o su un dirupo molto scosceso: il tronco quindi si piega verso il basso e i rami si sviluppano con tutta la loro forza verso l’alto, benché alcuni sovente si dissecchino.

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La cascata assume il suo nome dalla sembianza tra l’aspetto del bonsai e la cascata d'acqua. In questo richiamo estetico bisogna analizzare l'andamento della massa dell'acqua, in bilanciamento con una forma conseguente della posizione dei rami e degli apici. Lo stile kengai possiede anche delle sue varianti chiamate: Dai Kengai (cascata verticale) Gaito Kengai (ramo sporgente sul dirupo) Taki Kengai (cascata d’acqua) Ito Kengai (cascata con rami a forma di corda).
La cascata formale è la più conforme alla tradizione, ed è costruita partendo dalla ricerca del baricentro grafico, devono corrispondere sullo stesso asse, l'apice superiore (atama), il centro del vaso, la base della pianta (nebari) e l'apice inferiore (sita eda). Un tempo si riteneva questa forma un’opera eccellente d'equilibrio estetico. Attualmente questa forma è stata tralasciata perché l'apice inferiore, che si curva per ritornare nel baricentro, compie uno spostamento molto innaturale, perché un ramo non si curverebbe mai verso il versante del monte, dove non c’è luce. In più è troppo abbondante di rami per essere la raffigurazione di una pianta che vive in un precipizio.
Nelle forme delle cascate rappresentative di piante sviluppate su burroni ci deve essere una corrispondenza tra la forma scelta e l'ambiente che delinea quel certo bonsai, e infine l’adeguatezza con la specie.

Bonsai Suiseki magazine
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APICE SUPERIORE (ATAMA) ‐ Per la caratteristica di naturalezza e di verosimiglianza, in riferimento agli ambienti in cui si struttura una cascata, non ci dovrebbe essere nessun apice superiore, essendo per forza di cose investita, piegata dalla neve o dal crollo delle
pietre, o dai venti. Ecco perché l'atama della cascata formale è un concetto estetico separato dalla realtà ambientale. E' quindi consigliabile lasciare il tronco libero di vegetazione nella parte alta, prevedibilmente con segni di traumi come jin, shari, e cicatrici.
Nell'impostazione della parte apicale si deve aver presente che la forma deve essere compatta e appiattita; tuttavia, sia gli apici del tronco sia dei rami, devono essere sostituiti continuamente al fine di conferire una naturale sinuosità.
Il tronco può essere singolare e molto elegante. Anche la corteccia deve essere vecchia. L'apice superiore può essere conservato purché sia plausibile, come ad esempio quando è molto spostato da un lato per cascate profonde.
Questo ragionamento è attribuito in maggior parte alle conifere, mentre per le latifoglie è più naturale pensare anche all'atama. Le specie mediterranee sono soggette ad un risultato simile a quello montuoso, provocato invece da smottamenti e venti.
Un altro particolare che valorizza il bonsai a cascata, è realizzato dalle radici che spuntano in superficie.
LA CASCATA ‐ Il movimento del tronco in caduta è l’elemento centrale dello stile kengai. È necessario ottenere un movimento naturale e verosimile del tronco, senza finire nella ripetitività.

La foto mostra un ginepro in cascata nella variante ad "N". Questo stile che si basa nel rialzamento dell'apice inferiore fin quasi all'altezza del superiore è una variante naturalistica, che in natura avviene spesso, proprio come reazione della pianta ad un periodo susseguente a quelli che hanno causato la caduta del tronco, e che non si sono più ripetuti. In questo stile è importante dare un aspetto del tronco sollevato ed una piega principale molto evidente. Gli elementi che concorono maggiormente all’aspetto del kengai sono: il tronco che costituisce la dominanza visiva, l'apice superiore e il vaso.

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Bisogna sempre tener presente il versante ideale della montagna e la direzione del tronco che cerca la luce, e la risalita verso l'alto.
E' importante la prima curva alla base del piede. Se c'è una curva molto accentuata vicino alla radice, il materiale è ottimo. Sarebbe ancora meglio se vi fossero shari e jin; se non esistessere si possono realizzare jin con i rami potati e shari collegandoli tra loro.
Il tronco in caduta può avere una “forma curva” o una “forma diritta”. Nella "forma curva", il tronco presenta una serie di curve con rami disposti lungo le sue curve esterne; ed un ramo che comporrà l'apice. Per la disposizione dei rami sulle curve del tronco si può imitare lo stile eretto informale.
Nella "forma diritta" il tronco cade verso il basso e i rami pendono verso l'esterno formando quasi dei gradini. In relazione alla specie, bisogna privilegiare le torsioni accentuate sui ginepri e le contorsioni sui pini. Per le specie da fiore è meglio preferire movimenti delicati, per meglio evidenziare la fioritura. Il movimento del tronco in caduta è, insieme allo shari, il componente che più contribuisce a dare lo stile e la specificità a quel certo bonsai.Il tronco in caduta deve essere visibile soprattutto nei primi tratti.
Si raccomanda di impostare i rami piegando dall'attaccatura, tenendoli sempre vicini al tronco e sostituendone l'apice, lasciando un piccolo
jin apicale. Il numero dei rami deve essere ridotto al minimo e devono essere lavorati parallelamente tra loro, diversificando le spaziature e la lunghezza dei rami, in modo da poter essere tutti visibili dal fronte.
I palchi vegetativi possono cominciare appena oltre la curva del tronco e continuare fino all'apice oppure, se il tronco ha una forma interessante, si può avere una massa vegetativa concentrata nelle vicinanze dell'apice, perciò si avrà una cascata, con una visione più drammatica che raffigura l’affermazione della pianta sugli elementi atmosferici.
La linea dello stile a cascata è spezzata da queste masse vegetative che creano l'effetto di nuvole sospese nell'aria che contribuiscono ad accrescere l’attrazione e il mistero del bonsai. Lo spazio è un altro elemento fondamentale, per potenziare l'effetto di profondità.
APICE INFERIORE (SITA‐EDA) ‐ Tranne che nella cascata formale come già abbiamo visto (l'apice inferiore cresce verso la parete, cioè verso l'ombra); in quasi tutti i casi, l'apice inferiore deve staccarsi dal vaso e le parti terminali della vegetazione devono stare leggermente all'insù. Il sita eda è come un'atama, cioè un ultimo gran palco.
Nelle cascate molto profonde, specialmente nelle latifoglie, ogni tanto è lasciato crescere qualche germoglio per irrobustire l'apice inferiore. L'apice inferiore deve essere snello e affusolato per le cascate a tronco sottile, massiccio e arrotondato per le cascate a tronco massiccio.
SHARI ‐ Notiamo dalla foto i rami disposti come un fascio di corde in caduta (Ito eda), notiamo inoltre come i jin sono piegati verso il basso proprio ad indicare la coerenza con lo stile. I jin nello stile a cascata devono essere creati con dei movimenti verso il basso.
Il ruolo dato dallo shari, è quello di preferire un disegno verticale che aiuti l'occhio ad andare verso il basso.
L'effetto di caduta, richiama alla mente l'effetto della frana, questo è evidenziato dallo scortecciamento e dai solchi verticale del legno che accentuano il senso di verticalità.
Il colore preferito per gli shari dei kengai deve essere sufficientemente bianco, come accade in natura, vale a dire in zone aride e sottoposte ad una forte luce solare. I ginepri con shari evidenti sono i principali soggetti per lo stile a cascata, i jin si possono tenere anche lunghi, specialmente nella parte bassa.
VASI ‐ Per lo stile a cascata, si usano sempre vasi alti, rotondi, quadrati od esagonali. E' fondamentale scegliere il bordo, che può essere svasato o chiuso, favorendo il bordo svasato per piante delicate e lunghe ed il bordo chiuso per piante con tronco massiccio e chiome compatte. Il fronte del vaso nel caso in cui il vaso sia quadrato può anche essere scelto di spigolo che offre un aspetto più leggero e lieve; sono caratteristiche da bilanciare per un buon risultato estetico.
Per le esposizioni di un kengai rispetto al passato si tende a collocare i bonsai a cascata in vasi meno profondi ed impiegare tavolini alti.
SPECIE ADATTE ALLO STILE A CASCATA ‐ Questo stile non è adatto a tutte le specie, ma solo a quelle che in natura vivono lungo i dirupi, e le pareti rocciose. Queste essenze sono: Ginepri, Pino, Tasso, Tsuga, Prunus, Camelia, Rododendri, Gelsomini, Cotoneaster ecc. Le specie da fiore avranno chiome più compatte, come delle cascate d'acqua piene di fiori.
Per le specie da fiore bisogna impostare i rami in modo elegante e con forme dolci. È necessario creare un'atmosfera serena piegando dolcemente tronco e rami in maniera che si possono godere i fiori, i frutti e le foglie. Non occorrono jin e shari.
In Giappone, in passato, anche i Crisantemi erano impostati a Kengai, per godere tutta la bellezza di questi fiori.
Lo stile Kengai consente di apprezzare appieno le piante da frutto e da fiore. Questo stile nelle caducifoglie procura a chi osserva, la serenità ed una sensazione d’eleganza che si manifesta nelle quattro stagioni. Lo scopo di questo stile è quello di far immaginare la durezza delle condizioni ambientali senza dare all'osservatore una sensazione d’inquietudine o di disagio.

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