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La valutazione di un bonsai richiede conoscenze botaniche, filosofiche, culturali, estetiche, collegate tra loro in un unico bagaglio, senza che nessuna, singolarmente, prevalga sull’altra. Oggi si giudica un bonsai quasi esclusivamente basandosi sul lato estetico occidentale, tralasciando, non soltanto i concetti filosofici da cui il bonsai è nato, ma anche tutte le caratteristiche botaniche, proprie di ogni pianta.

La definizione di bonsai, come pianta coltivata in vaso, contiene diversi concetti da tenere presente nella sua valutazione. Primo fra tutti il principio che ogni pianta (se accetta il vaso e le tecniche di potatura) è potenzialmente un materiale di partenza. L’estetica, che oggi comunemente si richiede al bonsai, è diversa dalla “bellezza armoniosa” della vita che ogni albero con il tempo assume. Ad esempio: una splendida e potente Juglans regia (noce), dalla liscia corteccia , dalla possente ramificazione, non molto suddivisa, ma con grosse gemme scure all’apice dei rami o con frutti, su corti rami nodosi; non è neppure presa in considerazione.

Le sue caratteristiche non corrispondono alla forma, “vuoti-pieni”, ai rapporti volumetrici che si possono imporre ed evidenziare in un pino o in un ginepro.

La conoscenza botanica, di ogni singola pianta, il suo aspetto naturale, sono dei cardini su cui formulare un giudizio, per un bonsai. Accanto, e non meno importante, è l’aspetto totale che deve avere, il piccolo albero, per essere inquadrato in uno degli stili codificati.

L’inquadramento negli stili di base di un bonsai, aiuta a formulare un giudizio più oggettivo, in quanto viene osservato singolarmente in ogni sua pare e, poi nell’insieme. Un mondo a parte è, il literati: molto difficile da giudicare. Esso, dovrebbe essere l’espressione astratta di una linea semplice, ma sofisticata.

Gli stili artistici, come l’ishizuki e il bosco, che rappresentano in miniatura un lembo di natura, che suscita un sentimento o una sensazione, richiedono una sensibilità e un amore per la natura non trascurabile, inquadrato però, nel principio filosofico che lo ha originato.

Per poter giudicare un bonsai ci sono diversi metodi, specie se le piante hanno una espressione “statica” di struttura, ma è difficilissimo dare un giudizio sulle diverse forme naturali che ogni pianta singola sviluppa nel tempo, in condizioni ambientali particolari. La vita si esprime sempre con regole fisse, dovute alla necessita di sopravvivenza, spendendo la minor energia. Questi concetti, legati fra loro, esulano dai principi estetici, ma nel loro equilibrio, comportano armonia e bellezza.

Una caratteristica o un ramo, a volte antiestetico, può essere l’espressione della personalità dell’albero, da considerare e mettere in evidenza.

L’occidentale, con la sua cultura e il suo senso artistico, spesso distaccato dalla natura, non riesce a valutare positivamente i caratteri naturali che esulano dai canoni estetici, anche se non sono espressione d’equilibrio e personalità del bonsai. La parte negativa di un albero, parte che può essere testimone di eventi da superare, crea poi nel bonsai, la personale bellezza.

L’espressione di un armonioso equilibrio linfatico è una delle caratteristiche principali.

E’ strano come i giudici valutano i bonsai singoli, come opere d’arte, mentre non considerano, proprio quelli per definizione artistici, come il bosco, l’ishizuki e l’albero su roccia. Propongo e ritengo importante che un giudice esprima per iscritto il suo giudizio, basato su parametri che ritiene corretti; in tal modo è possibile chiarire bene i criteri di valutazione.

 

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