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Il bonsaista, quando si addentra nei boschi o osserva alberi solitari in particolari ambienti, partecipa alla vita dell'albero,  analizza e riconosce le cause che hanno determinato il suo aspetto. Cause dovute al susseguirsi delle stagioni, al clima,  alla posizione, al tipo di terreno, ad improvvisi traumi verificatisi casualmente nel tempo: assume l'aspetto del bonsai, dove l'equilibrio vitale è anche legato ad una sua bellezza umile e personale.

L'albero diventa centro indiscusso del pensiero del bonsaista.

Scatta automaticamente il desiderio di poterlo osservare in ogni istante, di poterlo collocare in un contenitore che come una cornice lo esalti meglio che nell'ambiente di origine.

Diventa perciò quasi indispensabile raccoglierlo e, pensando di indirizzare o tagliare alcune sue fronde secondo il modo di pensare del bonsaista, (fronde utili nell'aspetto artistico ma inutili alla vita dell'ambiente), si cerca di creare un esemplare artisticamente migliore.

E' quella raccolta in natura a cui difficilmente si sottrae ogni bonsaista. Prima però di raccogliere osserva attentamente le piante, le dimensioni, la salute, il tipo di terreno in cui cresce, la possibilità di estirpazione e di attecchimento.

Pensa poi, contemporaneamente, agli interventi da fare senza stravolgere ciò che la natura ha prodotto. Penso che tutti i bonsaisti amatori abbiano raccolto in natura alcune piante che spesso nel loro luogo d'origine erano  destinate a soccombere.
Questo comportamento, nella raccolta in natura di qualche esemplare è accettabile, è testimone di un vero colloquio con la stessa.

Succede invece, che per motivi puramente venali, alcuni asportano dall'ambiente alberi, in modo particolare conifere e querce, con l'unico scopo del guadagno.
Non c'è la minima preoccupazione della vita futura dell'albero. Lo stesso viene poi venduto a prezzi anche molto alti senza la certezza del suo avvenuto attecchimento. L'apparente vita della pianta, nell'anno successivo alla raccolta, è spesso dovuto alla linfa residua nel tronco.

Un albero raccolto richiede almeno due o anche tre anni di vaso per essere considerato franco, poiché il flusso linfatico è lento anche se la parte aerea appare vegetativamente attiva.

Lo è tale per le modalità dei trattamenti fatti nell'attecchimento, posto in serra dopo la raccolta.

Stimolanti, concimi fogliari e umidità appropriata fanno apparire l'albero in salute ma ritardano solamente il raggiungimento dell'equilibrio tra la parte aerea a quella radicale. I particolari trattamenti, per l'attecchimento, riducono drasticamente l'attività radicale, indispensabile per una vita autonoma.

Spesso, poi, il contenitore in cui viene posto l'albero dopo la sua raccolta è di notevoli dimensioni e la futura posizione in vaso diventa impossibile.
Alcuni raccoglitori, sfruttando anche le conoscenze coi responsabili dell'ambiente, depredano alcune zone senza il minimo rispetto.

Tali individui non sono certo dei bonsaisti; provocano un impoverimento paesaggistico perché estirpano anche alberelli che in futuro potrebbero essere ecologicamente utili.

Infatti vengono raccolti tutti quegli alberi che offrono anche le minime possibilità con opportune potature di ottenere l'oggetto di minialbero.

Ho constatato come tutti i ginepri e non solo, raccolti in natura e splendidi, apparentemente attecchiti, in vaso dopo quattro anni con le ferrature e i pochi interventi, siano morti.

Ho notato anche come quelle conifere in cui la chioma è quasi totalmente rifatta e rimodellata, perdono quell'equilibrio tra tronco e fronde, assumendo un aspetto giovane e contrario alla natura del bonsai, ovvero a piante vissute dal cui aspetto traspare una ricca esperienza di vita.

Di moltissime di quelle piante, raccolte e usate come materiale da lavoro o per dimostrazioni di impostazione, non si riscontrano per la presenza negli anni futuri.
La raccolta di alcune piante (e sono sempre poche e distanziate negli anni) fatte da un bonsaista per se stesso, può essere accettata, mentre giudico irrispettosa dell'ambiente la raccolta indiscriminata, spesso eseguita malamente e a scopo di lucro.

Sempre più spesso vengono raccolte piante non sempre vecchie e parzialmente bonsaizzate dalla natura, e commercializzate a prezzi notevoli anche non affrancate o addirittura prive di un sufficiente apparato radicale. 

Totalmente immorale!

Il rispetto dell'ambiente per questi raccoglitori-commercianti non esiste; sono lontani anni luce dal bonsai. Sono persone che uccidono il 90% delle piante raccolte. Provocano squilibri e forti disastri sulla superficie del terreno, asportando pietre e non livellando i buchi fatti per eseguire queste operazioni.
Ho avuto notizie di un noto maestro giapponese (il M° Ando che insegna alla scuola Scuola d'arte Bonsai) che non accetta, per i suoi lavori o per quelli fatti sotto la sua guida, alberi raccolti in natura e già miniaturizzati (anche solo parzialmente).

Penso che tale maestro sia anche un vero amatore, perché solo educando lentamente una pianta nel tempo la si rispetta, la si ama, e si imparano le metodiche utili per i trattamenti tecnico-artistici nella educazione di un bonsai.

 

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