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Gli stili sono stati codificati dalle scuole giapponesi di bonsai, derivano dall’osservazione delle piante più rappresentative cresciute in luoghi e climi diversi. E’ da notare che ogni pianta in natura, nella sua lunga vita, elimina cio’ che non le serve, con la maturità resta quella vegetazione che le è indispensabile; l’equilibrio vegetativo vitale si riflette in ogni sua parte.

Si giunge con una pianta quasi astratta e sofisticata, inquadrata in un’armonia ed estetica che comunica una profonda sensazione.
Gli stili sono nati come esempio al bonsaista che segue per non creare cose banali e per raggiungere con gli interventi, simili a quelli naturali, un risultato in tempi brevi. Sono quindi schemi da conoscere e seguire nella tecnica bonsaistica, per tutti.
Schemi che si devono adottare sulle piante, conoscendone  il loro comportamento, ed eventualmente superarne la loro rigidità. Questo superamento di essi però dev’essere ben valutato e sempre a favore di un’armonia d’insieme della pianta.
Armonia giustificata anche da precedenti inconvenienti e particolari sviluppi di crescita. La conoscenza dei diversi stili è perciò fondamentale poiché poggiandosi sulla storia di vita del materiale di partenza lo si può esaltare e migliorare nel raggiungere la maturità come bonsai. Gli stili dicono non soltanto dove un’essenza cresce (una latifoglia a scopa rovesciata difficilmente cresce in un terreno roccioso o di montagna), ma ricordano anche l’andamento stagionale e climatico.
Le curve del tronco nell’eretto causale o la cima arrotondata ,ricordano le nevicate abbondanti sopportate nei primi anni o negli ultimi di vita. Lo stile inclinato suggerisce uno smottamento su un ripido pendiosu cui è cresciuta la pianta, suggerisce il protendersi di essa verso la luce, e quindi superare l’impedimento dovuto a rocce o altre piante.
Ogni singolo stile si adatta quasi esclusivamente ad un tipo d’essenza; abeti o leggere caducifoglie per i boschi, ulmacee per la scopa rovesciata. Educare un acero a forma di scopa è innaturale perchè esso cresce in luoghi con substrati poco profondi.

Una cascata o un prostrato saranno adatti a ginepri. L’eretto causale sarà lo stile a cui si adattano quasi tutte le piante che crescono in zone a clima temperato. E’ però uno stile difficile da creare nelle giuste proporzioni, come l’ampiezza delle curve del tronco nello spazio, posizione e angolazioni dei rami.
Proprio perché  offre molte possibilità interpretative è molto sfruttato ma è facile incorrere in errori grossolani. Una grossa chioma a semisfera, giovane e precisa, su di un tronco contorto, che presenta innumerevoli e pesanti shari, jin e parti morte è un grosso errore che spesso si vede.

Oppure la creazione di curve regolari simmetriche poste su un piano. Col seguire pedestremente le regole degli stili si educheranno bonsai piacevoli ma non eccezionali. La conoscenza di esse però è indubbiamente indispensabile; applicarle al giusto materiale e superarle nell’equilibrio ed armonia propria della vita stessa in oggetto, si possono creare capolavori.

E’ da considerare anche che pochissimi bonsaisti sono artisti (nel senso di rispetto della natura risaltandone l’aspetto nella strutturazione di un bonsai).
I capolavori perciò si possono contare sulle dita, come si suol dire, spesso le dita di una mano sono sin troppe. Non accetto assolutamente le forme disegnate al computer (virtual) basate sull’estetica dettata dalle nostre regole su ciò che osserviamo ed in particolare sulle cose inanimate ed il tutto questo senza conoscere lo stile a cui meglio si adattano i materiali di partenza e le sue reattività alla tecnica bonsaistica.

Dopo aver giustamente educato in diversi stili molte e ripeto molte piante, delle quali si conosce il comportamento, si potrà o si dovrà scegliere  per il  materiale di partenza un compromesso alle regole. Compromesso voluto e accettato dall’essenza che potrà rendere il bonsai non solamente unico ma espressivo e forse con il tempo un capolavoro; un tangibile risultato che lega l’uomo alla vita vegetale della natura.
Un compromesso (non frutto del caso) che unito alle tecniche e alla sensibilità del bonsaista ne può per esso giustificare l’appellativo di maestro.
La conoscenza profonda degli stili è quindi indispensabile per chi intraprende un qualsiasi lavoro bonsaistico ma dev’essere piu’ che mai approfondita per colui che vuole dedicarsi all’insegnamento delle tecniche bonsai.

 

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